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Investiti 108 cervi, caprioli e mufloni

50 ungulati sono stati impallinati

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Come ogni anno, in occasione delle sessioni forestali del distretto di Fiemme e Fassa, viene presentata anche una articolata relazione della situazione faunistica delle due valli. Lo ha fatto l’ispettore Maurizio Poli a Castello mercoledì scorso ed è prevista anche in tutti gli altri incontri in programma fino al 7 febbraio.

Innanzitutto i dati: nel 2019 sono stati assegnati 64 capi (20 caprioli, 33 cervi, 9 camosci e 2 forcelli), mentre gli abbattimenti sono stati 50 (9 caprioli, tutti e 33 i cervi, 6 camosci e i due forcelli). Nel 2018, i capi assegnati erano stati 75 (32 caprioli, 32 cervi, 9 camosci e 2 forcelli) con 38 abbattimenti (11 caprioli, 20 cervi, 6 camosci e un forcello). Tanto per la statistica, nel 2000, i capi assegnati erano 130 (62 caprioli,7 cervi, 47 camosci e 4 forcelli), con 99 capi abbattuti (46 caprioli, 17 cervi, 35 camosci e un forcello).

L’anno scorso, sono stati avvistati nelle due valli 1.439 cervi (983 in Fiemme e 456 in Fassa), anche se la presenza complessiva è stata stimata in oltre 2.000 esemplari. Una nuova specie in arrivo è il cinghiale, con un abbattimento a Valfloriana (peso 105 chilogrammi) e un secondo in località «Piera» a Tesero (81 kg).
Una nota dolente è rappresentata dagli investimenti nelle due valli, oltre che nelle zone di Paneveggio e Cadino, ben 51 incidenti provocati da cervi, il numero più alto degli ultimi anni (nel 2018 erano stati 39), 54 da caprioli (in calo rispetto ai 70 dell’anno precedente) e 3 da mufloni.
Il record di investimenti è di 102 caprioli e 46 cervi nel 2009 e di 101 caprioli e 39 cervi nel 2010. Complessivamente, dal 2002 ad oggi, sono stati investiti 1.223 caprioli e 577 cervi, oltre a 7 camosci e 16 mufloni. Maurizio Poli ha richiamato anche il problema del lupo, ormai una presenza fissa anche in Fiemme e Fassa, anche se, contrariamente alle attese, il 2019 non è stato un anno difficile, con solamente 4 episodi di predazioni attribuibili a questi animali, mentre in altri tre casi si è trattato di aggressioni da parte di cani. La presenza stabile del lupo nelle due valli risale al 2016, quando, con soli quattro episodi, c’erano state 45 pecore predate e 50 disperse, tra l’altro ad opera di un solo lupo. Poi, nel 2018, le predazioni sono salite a 23, ed hanno coinvolto 57 ovicaprini, 7 bovini e 14 dispersi. Per cercare di mettere in sicurezza i pascoli estivi, negli ultimi tempi sono stati realizzati, con buoni risultati, circa 10 chilometri di recinzioni in gran parte elettrificate (i due recinti più grandi sono quelli realizzati dalla Magnifica Comunità di Fiemme in Val di Viezzena), oltre ad utilizzare i cani da guardia. «La strada è ancora lunga» ha sottolineato Poli, «visto che il lupo rimarrà con noi anche nei prossimi anni, anche se, fatto abbastanza clamoroso, l’anno scorso ci sono state addirittura le prime richieste di vedere il lupo».
E poi c’è la questione dell’orso M49. L’ispettore ha ricordato la cattura nel luglio del 2019, il suo trasferimento nel recinto del Casteller a Trento e la sua fuga clamorosa, con successive segnalazioni di danni a pecore, manze e cavalli in diverse località anche di Fiemme, nei pressi di Varena, a Passo Oclini, a Malga Cugola, vicino al Lago delle Buse, a Castello (qualcuno ne ha segnalato la presenza anche in paese) e al passo Manghen. Poi sembra essere sparito.

«La tentazione di soluzioni veloci è grande» ha ribadito Poli «ma le soluzioni semplici non esistono ed i tentativi di Trento e Bolzano sul possibile abbattimento di esemplari di lupo sono stai stoppati dal Ministero, anche se la legge del 2018 è stata approvata dalla Corte costituzionale ed il piano lupo è sempre bloccato a livello nazionale, vista l’ostilità di molte Regioni». Attualmente, un branco si è insediato in val Cadino ed un altro in Alta Fassa, ma sono segnalati anche dei lupi «in dispersione», ancora più pericolosi. Gli allevatori sempre costretti a rimanere in allerta.

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