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Le bacchettate della Sorastant

«Imparare a essere ladini»

per non far scomparire la lingua

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Un’assemblea particolare, quest’anno, per l’Istituto Culturale ladino: il “nuovo” e il “vecchio” a confronto, con fonti storiche, documenti, ricerche nel passato per comprendere e leggere il presente e naturalmente per costruire il futuro. Di storia e di ricerca, l’Istituto ladino ne ha fatta e continua a produrne. Con un direttore entusiasta e competente, che dopo 40 anni di attività, è appunto arrivato all’ultima assemblea: Fabio Chiocchetti ha infatti raggiunto l’età pensionabile ma venerdì sera, nella sala Heilmann del Museo, non si è parlato di chi lo dovrà sostituire, solo dei risultati raggiunti grazie alla sua dedizione. Se per Chiocchetti era l’ultimo appuntamento assembleare istituzionale, per Lara Battisti è stato invece il primo in veste di presidente.
«Valuteremo ogni passo, condividendo e rispettando quanto fino ad oggi fatto, interpretando il cambiamento senza mai dimenticare l’obiettivo di salvaguardare la nostra minoranza» dice. Battisti pone l’attenzione sull’attività museale: «Una finestra sull’esterno e un collegamento col territorio, perché il futuro di una minoranza sta nel suo riconoscimento all’esterno».

Di altro avviso la dirigente della Scuola ladina Mirella Florian, la quale  constata che purtroppo ancora in tanti, all’interno della stessa Fassa, non riconoscono o non conoscono la ricchezza rappresentata dall’essere una minoranza, non conoscono la storia e tutto quel bagaglio socio culturale che rende appunto i ladini un minoranza. È quindi ancora necessario lavorare su  riconoscimento e consapevolezza interna. Tanto la Florian, che Chiocchetti, che i professori Ulrike Kindl e Cesare Poppi, anche loro presenti in sala, hanno sottolineato il valore di Antropolad, il corso universitario ladino nato dalla collaborazione appunto tra ICL, Scuola Ladina, Università di Trento e di Bressanone: l’importanza di garantire una classe docente, ma non solo docente, preparata, specializzatala e  altamente formata sulla storia, sull’antropologia, sulla lingua, che non è solo ladina, ma abbraccia tutto l’ambito alpino e europeo. Nasce proprio dall’esperienza del primo anno accademico di Antropolad l’ultimo volume di «Mondo Ladino» , così come «Saggi di antropologia ladina e alpina» di Cesare Poppi, volume utilizzato al corso. Assieme a queste, tra le numerose pubblicazioni del 2019 dell’Istituto anche  «Il giudizio di Fassa negli atti del principato vescovile di Bressanone» tesi di Laurea di Rita Gratl e «La Grande strada delle Dolomiti», la cui prima edizione risale al 1908. Chiocchetti, con orgoglio ed emozione, illustra uno dopo l’altro i progetti completati o implementati nel corso dell’anno: ricerche e pubblicazioni scientifiche e storiche, strumenti multimediali, video produzioni. Prodotti e iniziative che ben rappresentano il lavoro da lui svolto in questi 40 anni di servizio. Tutti in sala hanno voluto ringraziarlo. Tra i suoi meriti anche l’aver costruito un team di collaboratori preparati e esperti, che potranno continuare sulla strada da lui segnata. E l’amore per la storia e per la bella lingua ladina e il suo popolo, si ritrova nel suo invito finale, che suona come preghiera del cuore: «Questa è una casa delicata - dice parlando della Majon di Fascegn, la casa appunto - da tale trattatela sempre».

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