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Segnana all'ospedale di Cavalese

elogi al Punto Nascita, e tira dritto

su inoperatività e costi alle stelle

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All’ospedale di Cavalese il reparto Ostetricia è sottoutilizzato, il numero di parti è drammaticamente basso, e gli operatori passano anche fin oa 12 giorni di fila senza avere nulla su cui intervenire. Ma per l’assessore alla sanità Segnana «Il numero di parti non è importante» e «lo sappiamo bene che nascere a Cavalese costa di più, ma davvero non possiamo farci dettare l’agenda delle priorità politiche solo da puri calcoli economici».

Segnana era oggi in visita al nosocomio della Val di Fiemme: ha annunciato che il 2 settembre sarà disponibile l’intero blocco travaglio/parto con la sala operatoria dedicata Ospedale di Cavalese. L’assessore, affiancata dal direttore generale dell’Azienda sanitaria, Paolo Bordon, è stata accolta dal sindaco Silvano Welponer e dal presidente della Comunità della Val di Fiemme, Giovanni Zanon, nonché dal direttore medico del presidio ospedaliero, Pierantonio Scappini.

«Come è già stato annunciato - sono state le parole dell’assessore Segnana - con lunedì 2 settembre sarà disponibile una sala operatoria dedicata alle emergenze ostetriche, uno dei requisiti previsti dal Comitato Percorso Nascita Nazionale per la riapertura del punto nascita in Val di Fiemme. I lavori si sono conclusi in anticipo rispetto alle previsioni e la sala, così come le attrezzature e le tecnologie sanitarie rispondono in pieno ai requisiti di conformità e sicurezza indispensabili per le mamme e i nascituri. Volevamo quindi rivolgere un grazie di persona a tutti coloro che hanno lavorato per raggiungere questo obiettivo importante, come anche ai medici e a tutti i professionisti di ortopedia e di chirurgia».

Quello di Cavalese - secondo la Provincia - è davvero un presidio fondamentale per un territorio di montagna, quale è il Trentino: «La deroga concessa all’ospedale di Cavalese è del tutto indipendente dal numero di parti - ha commentato l’assessore Segnana - La riapertura del punto nascita è legata all’appartenenza ad un’area orograficamente difficile, quale è appunto un territorio di montagna dove è fondamentale garantire ai nostri cittadini i servizi essenziali. La riapertura poi è stata anche una risposta alla forte richiesta che è venuta dal basso, dal territorio, e la presenza qui oggi sia del sindaco Welponer che del presidente Zanon lo sta a dimostrare: lo sappiamo bene che nascere a Cavalese costa di più, ma davvero non possiamo farci dettare l’agenda delle priorità politiche solo da puri calcoli economici», conclude l’assessore anche in risposta alle recenti polemiche.

Quali polemiche? Quelle legate al drammatico calo di nascite nella struttura, ben al di sotto del «minimo vitale» richiesto a livello nazionale. E con una’ltissima percentuale di tagli cesarei (quasi il 25 per cento, contro una media consigliata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di 15).

Il fatto è che la riapertura del Punto Nascita di Cavalese da dicembre, voluto fortemente dalla giunta leghista, ha portato a quello che si temeva: un sottoutilizzo delle strutture e del personale.

La media finora è di 14 nascituri al mese, il che se continua così porterebbe a circa 170 parti alla fine dell’anno: ben al di sotto dei 500 «suggeriti» a livello nazionale, ma anche sotto agli ottimistici 200 che ci si augurava in valle.

Il tutto con una dotazione di personale che - dai dati dell’Azienda Sanitaria trentina - per il 60% delle gironate lavorative non ha avuto nessuno da far partorire con addirittura una punta di 12 giorni consecutivi (24 ore su 24) senza aver nulla da fare.

In compenso, moltissimi eventi finiscono con tagli cesarei, quasi si trattasse di un ospedale che tratta l’emergenza: se al Santa Chiara di Trento (che accoglie la maggioranza dei parti a rischio per la presenza di Rianimazione) la percentuale di parti cesarei è 20,53% e Rovereto è 17,97%, a Cavalese siamo sopra al 24 per cento. Quasi uno su quattro.

L’assessora Segnana oggi a Cavalese, non ha affrontato il tema dei costi: quanto sborsa la Pr5ovincia per tenere aperto questo reparto? I dati li aveva forniti rispondendo a un’interrogazione di Paolo Ghezzi alcuni mesi fa. Un parto a Cavalese costa alla comunità 12.900 euro mentre uno nelle altre strutture provinciali meno di 2.270 euro.

Tornano quindi alla mente leparole pronunciate dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Trento che - alla riapertura di Cavalese - esprimeva «preoccupazione per la sostenibilità e il mantenimento dei criteri di sicurezza nel tempo». Mentre il presidente dell’Ordine dei medici aveva avvertito: «Nessuno considera i rischi, le angosce e i pericoli per i professionisti, ma anche per la madre e il nascituro. In caso di complicanza i politici in tribunale non si vedono, la colpa è dei professionisti».

 

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