Marmolada, sui confini cala la "nebbia"

A che punto è la questione dei confini della Marmolada? Una delle diatribe politiche-giudiziarie-storiche più lunghe mai viste a livello nazionale rimane ancora tutta da chiarire.
 
Se da oltre un secolo di discute a chi appartenga la Regina delle Dolomiti, è proprio vero che le ombre e le ambiguità su questa vicenda non mancano. A partire dal famoso protocollo firmato tra gli allora governatori Giancarlo Galan per il Veneto e Lorenzo Dellai per il Trentino insieme alla provincia di Belluno, il comune di Canazei (sindaco Riz) e di Rocca Pietore. Siamo nel maggio del 2002. Il protocollo non sortirà effetti e soprattutto non risolverà praticamente nulla, tanto da diventare carta straccia o quasi.
 
Nel gennaio dello scorso anno ci fu un incontro presso l’Agenzia delle Entrate a Roma a cui parteciparono i rappresentanti del Comune di Rocca Pietore, i funzionari della Provincia di Trento e naturalmente sindaco e vice sindaco di Canazei, Silvano Parmesani e Luca Guglielmi sulla definizione dei confini. Come conferma lo stesso sindaco di Canazei, non ci sono state nel frattempo delle novità sostanziali.
 
La Marmolada rimane sempre in bilico, al centro di tantissime discussioni anche molto dure. Tra i più pugnaci nel voler andare fino in fondo e veder vittoriose le ragioni fassane c’è Emilio Talmon che sulla questione si è speso un sacco. 
 
A prendere il toro per le corna ci pensa la giunta di Canazei del sindaco Silvano Parmesani, quando decide, il 20 marzo di un anno fa, di rompere gli indugi e disconoscere la validità del Protocollo. Ma c’è un «giallo»: «Non si rinviene copia conforme agli originali (del protocollo ndr) depositata agli atti del Comune di Canazei, né approvazione o ratifica da parte del Consiglio comunale di Canazei» si legge nella delibera della Giunta comunale attualmente in carica. Insomma, negli uffici di Canazei il documento originale non c’è, è scomparso, oppure mai depositato e soprattutto non è mai stato discusso in consiglio.
 
Un fatto perlomeno singolare, che costringe Parmesani a chiederne copia alla Provincia di Trento. La copia arriva ma qualcosa non quadra. Infatti, il documento del Protocollo d’Intesa spedito dalla Provincia a Canazei il 20 marzo 2017 (dalla lettera di accompagnamento risulta essere stato depositato anche al Tar di Trento) non corrisponde nelle firme a quanto affermato nella risposta del 5 maggio 2016 all’interrogazione del consigliere provinciale Filippo Degasperi a firma del presidente Ugo Rossi che la Provincia ha in mano un documento sottofirmato solo dai primi quattro mancando la firma del sindaco di Rocca Pietore. 
Inoltre, nella lettera di accompagnamento, la Provincia afferma che il documento era stato inviato anche al Ministero degli Interni il 21 maggio 2002 «in riferimento alla concreta attuazione della sentenza n.1290/94 del Tar del Lazio e della sentenza 1361/98 del Consiglio di Stato...».
 
La faccenda, già di per sé complicata, lo diventa ancora di più quando il Ministero degli Interni, rispondendo ad una interrogazione dell’onorevole Riccardo Fraccaro risponde che nonostante le ricerche approfondite agli atti degli uffici ministeriali non è stata rinvenuta alcuna documentazione in merito al confine e che il Ministero ha interpellato telefonicamente la Prefettura di Belluno ed ha chiesto la trasmissione della documentazione in loro possesso. Da Belluno mandano a Roma il Protocollo e stavolta in calce ci sono cinque firme, Rocca Pietore compresa.
 
Un dettaglio non da poco perché in Val di Fassa, dicono, a pensare male si fa peccato ma ci si azzecca. Il dubbio che si paventa riguarda il fatto che il decreto del presidente della Repubblica del 1982 ordinava che venisse subito aggiornata la carta dell’Istituto geografico militare e infatti l’ultima edizione della carta del 1986 porta la rettifica del confine con la cancellazione in giallo della linea in diagonale e segnato correttamente con linea rossa lungo la cresta con a lato la dicitura scritta a mano. Nel documento vi è una scritta apposta a mano in cui si evince che la definizione da parte del Ministero degli Interni è avvenuta già il 26 gennaio 2000 e annotata in cartografia il 5 aprile 2002 prima ancora della firma del sopra citato Protocollo d’intesa.
 
Nonostante le approfondite ricerche al Ministero, tutta questa documentazione è sparita venendo quindi sostituita con quella trasmessa dalla Prefettura di Belluno. Da qui il dubbio fassano: c’è possibilità di controllo, contraddittorio e garanzia per il Trentino che la documentazione sia completa, attendibile, corretta e imparziale? La storia continua.
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