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«La Sportiva», ecco il primo

bilancio di sostenibilità

Un documento che mette in luce il rapporto con ambiente e territorio

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«La Sportiva» pubblica il primo bilancio di sostenibilità all’insegna della trasparenza verso i propri portatori di interesse e clienti.
Il rapporto tra azienda, società e ambiente è da sempre un tema molto sentito all’interno de «La Sportiva», che da 90 anni opera nel contesto ambientale della Valle di Fiemme, ai piedi delle Dolomiti patrimonio mondiale dell’umanità.
Da questo credo nasce il primo bilancio di sostenibilità, documento che ripercorre attraverso le sue 64 pagine ciò che più conta per La Sportiva: oltre alle prime pagine dedicate alla storia dell’impresa, al successo crescente e ai prodotti, si entra nel vivo con una parte dedicata ai risultati economici in forte crescita: il fatturato 2016 ha superato i 71 milioni di euro, per un valore economico diretto distribuito di 86 milioni. Si tratta delle ricadute economiche generate dall’azienda a favore dei fornitori (78,3% del valore generato), dei dipendenti (13,8%), della pubblica amministrazione (2,8%), eccetera.
 
Nel bilancio si parla quindi di innovazione e di controlli qualità, ma anche di scarti di lavorazione, dando conto di quanta pelle (50.700 mq), quanta gomma (224.754 kg), e quanti adesivi e collanti (32.217 kg) siano stati usati nel 2016 (ma ci sono anche 2014 e 2015). Si parla della provenienza dei materiali, di un’attenzione all’ambiente e all’economia circolare che ha fatto sì che La Sportiva sia riuscita a rempiegare negli ultimi anni circa il 50% degli scarti di lavorazione destinando la gomma giunta a fine vita ad altri usi (aree giochi e campi sportivi) e gli scarti di pelle alla Cooperativa sociale Samuele che li trasforma in nuovi beni. L’attenzione ai processi e agli sprechi ha fatto sì che ora La Sportiva sia in grado di recuperare il 97% dei rifiuti prodotti. Mentre, per quanto riguarda i fornitori, il legame col territorio ha indotto l’azienda a rivolgersi per il 66,7% a fornitori del Triveneto, il 50% dei quali in Trentino Alto Adige.
Nel documento si parla anche dell’energia usata (100% da fonti rinnovabili certificate), del consumo idrico (ridotto grazie al lavaggio a ciclo chiuso), di emissioni di Co2 (in aumento a causa dell’ampliamento della sede), di trasporti (col 92% della flotta da Euro 4 a Euro 6).
 
Venendo al lavoro, poi, dai dati emerge che La Sportiva ha investito sui collaboratori (258), il 94% dei quali è assunto a tempo indeterminato e il 93% a tempo pieno. Un’azienda al femminile (il 57% sono donne) e con collaboratori giovani (il 62% ha meno di 40 anni), che per il 95% sono nati in provincia di Trento, anche se il 26% risiede fuori regione. E dove non sembrano esistere grandi distinzioni di genere neppure negli stipendi, simili tra uomini e donne. Mentre si sono ridotte notevolmente le giornate di infortunio e il numero di questi, passati da 8 nel 2012 a 3 nel 2016 (da 105 a 45 giornate).
 
Tantissime poi le iniziative di carattere sociale e sportivo cui La Sportiva partecipa sul territorio, i meeting, gli eventi, le fiere. Insomma, come dice Lorenzo Delladio, amministratore delegato e presidente della società: «Essere sostenibili è per noi un vantaggio competitivo che traduciamo operativamente in scelte produttive, condotte e comportamenti nei confronti di tutti i nostri stakeholder: i destinatari delle scelte che ogni giorno facciamo sono tutti coloro che operano con e per La Sportiva: i dipendenti, gli amministratori, gli organi di controllo nonché i collaboratori interni ed esterni che contribuiscono al conseguimento degli obiettivi della Società nell’ambito della sua direzione e vigilanza».
 
 

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