Caparra da 800 euro Ma la casa non esiste

di Flavia Pedrini

Il brindisi per salutare l’anno nuovo doveva avvenire dopo una giornata con gli sci ai piedi, in un’accogliente casa di Mazzin di Fassa, affacciata proprio sulle piste e con la luna a illuminare le cime dolomitiche.
Invece la comitiva di Ancona che aveva prenotato un’abitazione per una settimana in val di Fassa dovrà «accontentarsi» di una cena marchigiana in casa.

Addio settimana bianca in Trentino, perché l’alloggio prenotato attraverso un annuncio in internet e per il quale il gruppo ha pagato una caparra di 800 euro, non esiste. Il responsabile dell’annuncio, manco a dirlo, si è volatilizzato. Nessuna risposta alle email e alle telefonate. Telefono muto. L’uomo ha intascato il denaro e si è probabilmente rituffato nella rete, a caccia di altre vittime. E così agli amici non è rimasto altro da fare che sporgere denuncia. «Probabilmente la sistemazione era troppo bella e perfetta per essere vera», scherza uno dei truffati, che però vuole mettere in guardia le persone, per evitare che altri cadano nella trappola.

Il gruppo, che aveva scelto di trascorrere alcuni giorni di vacanza in val di Fassa, aveva cercato una soluzione adatta in internet. Su «Subito.it» era stato notato un annuncio appetibile: «Casa in affitto, 8 posti, piste sotto casa» a Mazzin di Fassa. Referenti dell’annuncio erano marito e moglie.

A fine novembre uno degli amici prende dunque contatto con la coppia. Prima telefonicamente con l’uomo e poi attraverso email. È la donna ad inviare una descrizione precisa dell’immobile e una serie di fotografie più dettagliate. La casa piace e il gruppo si dice interessato a prenderla in affitto dal 31 dicembre al 7 gennaio. Il prezzo richiesto è di 1.600 euro, comprensivo anche delle spese per i consumi energetici, la biancheria da letto, da bagno e la pulizia finale.

Come richiesto dai locatori, al fine di confermare la prenotazione, era necessario versare una caparra pari a 800 euro, mentre il saldo sarebbe avvenuto alla consegna. E gli amici provvedono dunque a versare la somma richiesta sul conto corrente indicato. Per cautela, visto che il gruppo era già incappato in un’altra truffa - «ma Airbnb ci ha salvati» - gli amici avevano fatto qualche verifica sul territorio prima di pagare: «E siamo stati rassicurati», dice.

L’affare, dunque, sembra concluso positivamente: la donna risponde con una email molto cortese di avere ricevuto l’accredito e invita l’interlocutore a chiamarla qualche giorno prima dell’arrivo in Trentino per concordare i dettagli della consegna.

La settimana bianca si avvicina e gli amici, dunque, il 27 dicembre contattano i responsabili dell’annuncio. Ma le missive inviate restano senza risposta ed anche i tentativi di contattare la coppia sul numero di telefono cadono nel vuoto. Nessuna risposta. Telefono praticamente muto e numero inesistente. «A quel punto abbiamo capito che era una truffa e ci siamo rivolti ai carabinieri», dice uno dei giovani.
Il fatto è stato segnalato anche al sito internet, che ha rimosso subito l’annuncio, invitato il gruppo a formalizzare la denuncia presso l’autorità competente, alla quale saranno messe a disposizione tutte le informazioni relative agli utenti.

Ora la comitiva attende che le indagini possano consentire di risalire agli autori del raggiro: il nome del marito è esistente e risulta titolare dell’iban a cui è stato fatto il bonifico e che si appoggia ad una filiale di Roma. I giovani marchigiani, purtroppo, non sono i primi a cadere nella rete: i carabinieri hanno già denunciato parecchie persone per truffe su case e chalet «fantasma».

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