Centrali idroelettriche al confine: Belluno dovrà al Trentino un milione di euro dei canoni
La questione riguarda impianti situati nel comune di Rocca Pietore, in Agordino, nella zona della Marmolada: le derivazioni, infatti, cominciano in territorio trentino e quindi gli introiti vanno condivisi fra le due Province che ora hanno in corso un confronto per l'accordo finale
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BELLUNO - La Provincia di Belluno si prepara a girare a quella autonoma di Trento un milione e centomila euro relativo agli introiti per le concessioni idroelettriche in aree al confine fra i due territori.
La decisione del consiglio provinciale bellunese, che ieri, 17 giugno, ha approvato una variazione di bilancio, riguarda, nello specifico, la zona nei dintorni della Marmolada, in alto Agordino, nel comune di Rocca Pietore: cioè impianti che si trovano nel Bellunese ma basati su derivazioni idriche che partono in Trentino.
Si tratta di una cifra pesante per il bilancio della vicina provincia dolomitica a statuto ordinario e pure depotenziata dalla riforma nazionale di dieci anni fa, un bilancio che non ha certo le dimensioni di quello trentino.
La cifra accantonata, per la precisione un milione e 140 mila euro, corrisponde alla metà dei canoni riscossi da Belluno dal 2013 in poi nelle strutture in questione: Malga Ciapela 1 e 2, Cavia 1 e 2 e Saviner.
Nella fattispecie, come prevede un vecchio accordo del 2013 fra la Provincia di Trento e la Regione Veneto, si tratterà sostanzialmente di girare ai vicini di casa la metà di quanto incassato per i canoni, che ora nel Bellunese sono passati sotto competenza provinciale.
In questi giorni le due Province stanno proseguendo la trattativa per stabilire infine quale sarà esattamente la suddivisione degli incassi che risponda a parametri di equità. La cifra precisa sarà determinata alla fine delle verifiche contabili e tecniche ora in corso.