Belluno, la Provincia rinasce e sogna una sua autonomia

di Zenone Sovilla

Il  nuovo presidente della Provincia di Belluno è una donna: Daniela Larese Filon, esponente del centrosinistra (partito socialista) e sindaco di Auronzo di Cadore, già consigliere dell'ente che era commissariato da tre anni mentre i vari governi (Monti, Letta e Renzi) preparavano una riforma di questo livello istituzionale tuttora previsto dalla Costituzione fra le articolazioni territoriali della Repubblica. La nuova normativa, varata nella primavera scorsa e fortemente voluta dal premier Renzi, prevede in sostanza che a determinare il controllo delle ex Province a statuto ordinario siano i Comuni, tant'è che il diritto di voto per eleggerne gli organi politici (ridotti all'osso) è riservato ai consiglieri municipali.

 

La nuova legge, che prende il nome dell'allora ministro degli Affari regionali e oggi sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio, attribuisce maggiori funzioni e lascia qualche margine di manovra in più alle tre provin

Daniela Larese Filon, centrosinistra (partito socialista), presidente della Provincia di Belluno [nid:294166]

ce interamente montane e confinanti con l'estero (Belluno, Sondrio e Verbano Cusio Ossola).

Nel caso bellunese c'è, però, da tener presente soprattutto la nuova forma di autonomia che è prevista dal nuovo Statuto della Regione Veneto, nel quale si prevede il trasferimento alla provincia dolomitica di competenze in una serie di materie fondamentali, come le attività produttiva, l'agricoltura, il turismo, le risorse energetiche, le relazioni transfrontaliere e le minoranze linguistiche (ladine e germanofone). L'estate scorsa Venezia ha approvato una legge quadro che recepisce e avvia il processo di passaggio delle competenze, fissando un termine di sei mesi per il varo dei provvedimenti attuativi per ogni singolo settore e c'è da prevedere che non mancheranno le discussioni sulle modalità di questa cessione di sovra

nità.

Daniela Larese Filon (foto), 62 anni, in passato anche assessore provinciale al lavoro, avrà al suo fianco i nove consiglieri eletti nella lista «trasversale» Progetto comune, che ha ottenuto oltre l'80% dei voti: si tratta del frutto dell'accordo fra centrosinistra (al governo nei principali centri bellunesi) e il centrodestra, allo scopo dichiarato di assicurare una equa rappresentanza a tutte le vallate principali della provincia. Un'intesa che non ha mancato di sollevare critiche e polemiche, compresa una spaccatura nel partito democratico, con il vicesegretario Omar Tonin (consigliere comunale ad Arsié), silurato dal partito perché ha rifiutato la logica della lista modello larghe intese fra sindaci e ha appoggiato, invece, quella alternativa animata principalmente del movimento Bard (Consiglieri per l'autonomia) che ha eletto il decimo membro della nuova assemblea provinciale, cioè Moreno Broccon, presidente del sodalizio che da anni si batte per l'autogoverno e sogna una Regione dolomitica con Trento e Bolzano.

 

Gli altri nove consiglieri, tutti eletti nella lista «unitaria», sono Paolo Vendramini (sindaco Pd di Ponte nelle Alpi), Fabio «Rufus» Bristot (consigliere a Belluno), Roberto Padrin (sindaco di Longarone), Ezio Lise (consigliere a Feltre per la Sinistra), Stefano Deon (sindaco di Sedico, centrosinistra), Pier Luigi Svaluto Ferro (primo cittadino di Perarolo), Leandro Grones (Livinallongo del Col di Lana), Silvia Tormen (Taibon Agordino) e Amalia Serenella Bogana (Alano di Piave).

In consiglieri comunali e sindaci aventi diritto al voto erano 725 dei quali in 609 si sono recati alle urne nel seggio allestito a palazzo Piloni, sede della Provincia di Belluno.

 

Il recupero dei trasferimenti finanziari necessari a far fronte agli impegni dell'ente è una delle priorità indicate da Lares Filon, accanto ovviamente all'impegno affinché la Regione dia corso rapidamente ai decreti attuativi di un'autonomia «che - ha sottolineato il neopresidente - non potrà essere pari a quella di Trento e Bolzano ma andrà costruita secondo le esigenze e all'indentità del nostro territorio».

 

L'istanza autonomistica bellunese ha radici già nel secondo dopoguerra e ora, dunque, c'è all'orizzonte un primo passo concreto, che arriva sulla scia di una forte pressione popolare, evidente anche nella lunga serie di referendum costituzionali «secessionisti» che si sono svolti in questi anni nei comuni confinanti con il Trentino Alto Adige per chiedere il cambio di regione (ma poi finiti in un binario morto in Parlamento).

 

Per parte sua, il movimento Bard (che ha appoggiato la Svp alle Europee), dicendosi soddisfatto del seggio ottenuto nel nuovo ente, assicura che si batterà anche all'interno dell'istituzione provinciale per ottenere «la massima autonomia del territorio, l'ingresso del Bellunese nell'Euregio e una forte cooperazione con Trento e Bolzano», come spiega il neoeletto Moreno Broccon, da anni impegnato con la sua associazione a tessere la trama delle relazioni transfrontaliere fra le popolazioni di questo angolo dell'arco alpino.

Un'altra battaglia di fondo è quella per la restituzione ai cittadini del diritto di voto per l'elezione della Provincia, un passaggio ritenuto tanto più urgente in forza appunto dei maggiori poteri che dovrano essere attribuiti a questo ente.

Veduta della Valbelluna verso nord, vicino a Belluno

Sul fronte dei rapporti dolomitici, a caldeggiare l'estensione dell'Euregio alla vicina provincia è stato anche il Partito democratico del Trentino, che sul tema ha presentato il mese scorso una mozione in consiglio provinciale.

Pochi giorni dopo, a fine settembre, i presidenti delle Province autonome di Trento, Ugo Rossi, e di Bolzano, Arno Kompatscher, sono intervenuti a un incontro a Belluno, insieme al sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa, già sindaco della città e in seguito eletto in Parlamento in Sudtirolo.

Davanti a una nutrita rappresentanza di sindaci e di altri esponenti istituzionali e della società civile, è emersa la condivisione di un percorso di avvicinamento fra Belluno, Trento e Bolzano, per costruire una collaborazione che passerà, fra l'altro, dalla compresenza al tavolo che gestisce i fondi per i comuni confinanti con le autonomie speciali.

Rossi, in particolare, ha assicurato l'appoggio trentino anche per il cammino bellunese verso l'Euregio.

 

Intanto, il Bard lancia la terza edizione della Giornata dell’autonomia: «Accenderemo anche quest'anno spiega il movimento - i fuochi sulle cime dolomitiche, per ribadire con forza che non ci fermeremo. Sabato 25 ottobre tutto il territorio bellunese si stringerà in un abbraccio virtuale tra le comunità che non si rassegnano.

Dal Cadore all’Alpago, dal Comelico alla Valboite, dalla Val di Zoldo all’Ampezzo e alla Vallata Agordina, da Feltre a Belluno tante, tantissime fiamme. Un segno tangibile della nostra volontà di cittadini che vogliono rimanere a vivere nei nostri splendidi territori. Con il contributo di moklti cittadini (tutti sono invitati a partecipare), alle 20 i falò illumineranno le cime delle nostre montagne.

Per il nostro territorio, per le nostre Comunità Alpine, per la nostra gente che prima di noi ha versato sudore e lacrime, per i nostri figli e per i figli dei nostri figli».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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