Sci

Federico Risatti, dalla val di Ledro al mondo: “Regalare emozioni è la mia vittoria più grande”

Cresciuto nello «Sci club Ledrense» è passato alle Fiamme Oro ed è entrato perfino nella Nazionale. “Ciò che apprezzo di più dello sport che pratico è lo sforzo: mi soddisfa fare ciò che mi piace, mi ripaga. E poi ogni gara è diversa, dal percorso alla neve. Adoro quando chi mi sta vicino è contento per una vittoria, mi fa sentire bene”

di Elena Piva

LEDRO. «Regalare emozioni alla mia famiglia mi gratifica». È questa la fiamma che fa ardere di passione Federico Risatti, 19enne di Legos, che a inizio marzo ha portato l'Italia al 15° posto nella 20 km a tecnica libera ai campionati mondiali juniores di sci nordico a Lillehammer (Norvegia).

Atleta delle Fiamme Oro, a febbraio ha vinto l'oro ai campionati italiani di Lama Mocogno, nel Modenese. Lo sci di fondo, per lui, è in primis arricchimento personale e pienezza di vita. Mentre ci racconta le sue avventure, emerge il ritratto di un ragazzo umile, riconoscente e grato. Dopo aver frequentato le medie a Bezzecca ed essere cresciuto nello «Sci Club Ledrense», si è spostato nella scuola ladina di Fassa per il progetto «Ski&Ice college», trovando un equilibrio tra didattica e attività sportiva. Sta terminando la stagione come U18/20; con la prossima gareggerà da U23.

Federico, cosa rappresenta per te lo sport?

«Una parte importantissima della mia vita. Sin da piccolo ho praticato diverse discipline: calcio, tennis e pallavolo. Nel fondo ho però trovato quel qualcosa in più, ogni giorno non vedo l'ora di sciare. Mi ci sono avvicinato per caso: mia mamma, sotto consiglio medico, aveva seguito una riabilitazione al piede sugli sci di fondo, suggerendomi di provare assieme. La prima volta in pista a Chinaec, in val Concei, la ricordo come fosse ieri».

Cosa ha significato per te lo «Sci club ledrense»? E ora le Fiamme Oro?

«Sono orgoglioso di essere cresciuto nello "Sci club ledrense", senza il team di casa non sarei dove sono. Mi ha insegnato basi e tecniche, nonché preparato a livello mentale: lo sci di fondo è uno sport di fatica. Se penso che dalla mia piccola valle sono giunto nelle Fiamme Oro resto ancora incredulo. In questo gruppo ho capito quante possibilità di fare bene vi siano e quanto sia importante essere nelle migliori condizioni per poter ambire a grandi risultati. Lavorare sodo mi piace, dona la giusta consapevolezza per percepire più vicine asticelle prima irraggiungibili. Il mio è un agonismo positivo: adoro mettermi in gioco e poter fare una prestazione che mi renda felice. Quel brivido che dà l'essere di fronte al cancelletto sui propri sci è un'emozione difficile da descrivere».

Come vivi la preparazione atletica?

«Varia molto tra gara lunga (oltre i 20 km) o sprint (1,5 km, da ripetere 4 volte se si arriva in finale). Seguo un programma da maggio fino alla fine di marzo dell'anno successivo. Durante l'estate mi alleno due volte al giorno, a volte anche tre, 25-30 ore circa a settimana. Dopodiché bisogna saper riposare, fare un passo indietro e dare respiro a corpo e mente. Durante l'inverno sono circa 17-20 ore a settimana. Nelle settimane di gara diminuiamo a 10 ore per essere prestanti. In estate abbiamo l'uscita settimanale sugli skiroll per 3-4 ore, alternata a sedute di forza o corsa. In inverno tendo ad aumentare l'intensità, quindi vi dedico 3 ore e nel pomeriggio mi svago o studio, prima del secondo allenamento, più breve».

Sei riuscito a conciliare studio e allenamento?

«Sì, lo "Ski College" di Fassa mi ha dato la possibilità di frequentare la scuola al mattino e di allenarmi nel pomeriggio, usufruendo dei trasporti e avendo un allenatore al seguito. Nella settimana di gara avevo una giustifica per sciare al mattino e recuperare le lezioni nel pomeriggio. È stato fondamentale e così ho superato l'esame di maturità».

Cosa apprezzi della tua disciplina?

«Lo sforzo: mi soddisfa fare ciò che mi piace, mi ripaga. Ogni gara è diversa, dal percorso alla neve. Bisogna essere bravi a leggere le condizioni meteorologiche e la pista: se è piana si spinge, se in salita si rallenta per non andare "fuori giri". Può cambiare da un giorno all'altro e questo mi sprona».

Cosa hai provato nel conquistare l'oro ai campionati italiani?

«È stato indescrivibile, da pelle d'oca. Racchiude tutti i sacrifici: non solo i miei, anche quelli dei miei genitori, dell'allenatore, del team. Essere sul podio e vedere l'entusiasmo di mamma e papà nel dire "ce l'hai fatta" è impagabile. Capita poche volte nella vita, d'altronde si aspira a questo. Ci sono state volte in cui svegliandomi in una mattinata di pioggia avrei preferito restare a letto, ma rientrato a casa ero invece più soddisfatto. Sono fortunato, anche fratelli e zie mi supportano. Poter regalare loro queste emozioni è meraviglioso. Le persone a me vicine mi aiutano ad essere migliore».

Quali sono i traguardi più significativi che hai raggiunto?

«Non mi sono mai ritirato da una gara! A parte gli scherzi, quando ero U16 ho vinto con due compagni la prima medaglia italiana (argento) in staffetta. Da U18/20, durante la stagione 2025-2026, mi sono qualificato in varie tappe della Coppa Europa e ho fatto abbastanza bene nei campionati italiani. La ciliegina sulla torta sono state la top 10 in Coppa Europa e la top 15 ai mondiali juniores in Norvegia. È incredibile, tutte le ore di allenamento sono state ripagate. Mi sono emozionato ad avere il pettorale azzurro e potermi confrontare con i più forti della mia età è stato il picco di felicità. Una bellissima adrenalina, essere poi nel corpo militare delle Fiamme Oro, l'élite dello sci di fondo, è sensazionale. Dalla prossima stagione sarò un U23: l'obiettivo resta allenarmi bene per mondiali e Coppa Europa».

Aspiri a fare della tua passione il tuo lavoro?

«Sto studiando "Scienze motorie" all'Università. Vorrei fare l'atleta nella vita ma chissà, serve sempre un piano B perché i posti sono pochi. Ci sto provando: dopo la carriera sportiva vorrei restare nell'ambito e aiutare altri ragazzi».

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