A Nago

Quando l'uomo di Neanderthal viveva sul Baldo

Pienone alla conferenza di Valentino Rosà e Giorgio Chelidonio sugli ancestrali abitanti del monte 150mila anni fa

NAGO TORBOLE. Quello del Baldo è un territorio che attrae non solo gli escursionisti del presente, ma anche quelli del passato più antico: oltre 150.000 anni fa, infatti, le aree montane tanto care ai naghesi e a tutti gli altogardesani erano frequentate da esemplari della specie Homo neanderthalensis, di fatto i primi europei, con i quali i nostri antenati si sono ritrovati a interagire. Lo ha raccontato Valentino Rosà al fianco di Giorgio Chelidonio, appassionati ed esperti di storia antica e locale, nella serata che ha concluso il ciclo di incontri del 2025 dell'associazione Sos Altissimo di Nago, dedicati alla scoperta del territorio, alla sua storia, agli aspetti naturali e umani. Una serata caratterizzata da una presenza di pubblico numerosa e interessata, fatto consueto per gli approfondimenti organizzati dall'associazione naghese.

«Con Neanderthal nasce la paleoantropologia, siamo nel 1856, un periodo e clima culturale non proprio adatto ad accettare altri modi di essere umani. Dopo 150 anni di studi il quadro è sensibilmente cambiato, ora c'è una gran mole di dati su cui riflettere e la ricerca continua. Gli esemplari della specie Homo neanderthalensis sono da considerare i primi europei, ci aiutano a capire il tempo profondo, le centinaia di migliaia di anni della loro epopea e l'inizio della nostra», ha raccontato Rosà, contestualizzando le più specifiche informazioni riguardanti la presenza dell'Uomo di Neanderthal sul nostro territorio.

«Sul Baldo sono presenti una decina di siti all'aperto. I manufatti ritrovati sono quindi solo "in selce". Tre sono i siti inediti, quello delle Coste di Naole a 1700 metri di altitudine, Pozza del Muretto a 1750 metri e bocca Paltrane a 1830 metri; quest'ultimo è il sito più alto di tutte le Alpi, frequentato probabilmente in un periodo interstadiale più caldo. Inoltre il raschiatoio della Quina di passo San Valentino ci parla di tradizioni neanderthaliane diverse: una realtà di prime frequentazioni umane complessa che invita a continuare le ricerche. Chissà che il monte Baldo, magari in un anfratto per ora sconosciuto, ci riservi in futuro altre sorprese», questo l'augurio del relatore. M.A.

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