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Tenno, pedalò e kayak

«incompatibili con il lago»

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«La collocazione di cassoni posti sulle sponde del lago, il deposito di natanti (kayak, tavole, sup, pedalò) in plastica multicolore sulla riva e naviganti sullo specchio d’acqua, sono da ritenersi incompatibili rispetto alla tutela paesaggistico-ambientale».

La Comunità di valle del’Alto Garda e Ledro mette nero su bianco quello che molti pensano e cioè che il contesto alpino del lago di Tenno non può essere paragonato ad altri lidi turisticamente più evoluti e frequentati.

Attorno ai problemi legati al carico antropico estivo che grava sul laghetto il dibattito è vivace, ma l’aspetto legato proprio alla presenza di natanti a noleggio è diventato centrale anche per la recente pronuncia del Tar che sospendeva l’ordinanza del sindaco Giuliano Marocchi volta proprio a contenere il numero di pedalò, canoe e affini, che possono essere noleggiati sul lago. Il Tar non era entrato nel merito (cioè non si era espresso sul problema) ma si era limitato a sancire che il sindaco non ha una competenza diretta giacché a staccare la concessione commerciale è stata la Provincia. Concessione che sacadrà a fine 2020.

Il Comune di Tenno, proprio alla luce dello scontro ormai frontale con l’operatore privato che da alcuni anni lavora al laghetto, ha chiesto alla Comunità di valle un parere tecnico e gli uffici di via Rosmini hanno risposto con cinque pagine fitte di riferimenti normativi, piani di rispetto, norme di tutela, a firma dell’ingegner Gianfranco Zolin, responsabile del Servizio pianificazione della Comunità.

Gli uffici ricordano prima di tutto che il lago fa parte dei «beni ambientali» del Trentino, sottolineano poi le ricerche anche di natura archeologica che hanno portato alla scoperta del bosco sommerso e alla tutela del complesso di manufatti agricoli (terrazzamenti e simili) in località Mattoni. Allo stesso modo si ricorda la vicinanza con il borgo di Canale, ufficialmente tra i più belli d’Italia.

Interessante la preoccupazione espressa dalla Comunità di valle per il rischio che l’introduzione di natanti provenienti da altri specchi d’acqua possa portare con sé anche specie aliene. Il riferimento è soprattutto alla Dreyssena polymorpha, meglio nota come «cozza sebrata», che ha fatto la sua comparsa in Italia nel 1970 (proveniente dal Mar Caspio) e già oggi è arrivata a diffondersi, in modo invasivo, in molti laghi trentini.

La Comunità ricorda poi «l’altissima qualità delle acque» del laghetto, sancita dalle analisi periodiche dell’Azienda sanitaria, e l’esistenza di «zone di rispetto dei laghi» individuate dal Piano urbanistico provinciale. Tutte premesse che portano poi gli uffici comunitari a ritenere che «iniziative come l’installazione di un pontile, di un deposito di cassoni a servizio di una attività sul lago che propone l’uso ricreativo di piccoli natanti con impatto ambientale importante, è del tutto fuori louogo rispetto agli usi tradizionali nella spiaggia del lago di Tenno» e può «costituire un danno di immagine oltre che essere in contrasto con gli strumenti di tutela adottati dal Comune».

«Il parere giunto dalla Comunità di valle - commenta il sindaco, Giuliano Marocchi - ci sostiene nell’azione di difesa del laghetto che stiamo portando avanti. Un documento importante che trasmetteremo al nostro avvocato in vista dell’udienza al Tar di dicembre, quando si entrerà nel merito della questione. Ci preoccupano certi riferimenti alla qualità dell’acqua, oltre alla tutela paesaggistica e d’immagine. Pericoli che non voglio sottovalutare».

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