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Bikers ed escursionisti, niente pace

Il dibattito in consiglio comunale

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Sin dal maggio 2014, quando la Provincia ha approvato il Bike park realizzato all’interno di un’area del monte Baldo, la convivenza tra bikers e pedoni è questione di frequenti diatribe. Durante l’ultimo consiglio di Nago-Torbole, la minoranza ha presentato una mozione chiedendo maggior chiarezza sulla situazione legale che interessa i sentieri del monte Baldo, dati in concessione all’associazione «Alto Garda bike arena», Agba.

«Il nostro intento - ha sottolineato Giuliano Rosà, della minoranza - è tutelare e far sì che vengano rispettate le regole previste per il monte Baldo. Nel maggio 2017, Agba ha dichiarato corretto l’uso dei percorsi, ma la relazione tecnica smentiva questa affermazione. Come ha evidenziato una relazione forestale, alcuni sentieri per bikers confluiscono in quelli trekking - ha continuato il consigliere Rosà - abbiamo notato con rammarico che numerosi negozi di affitto bici promuovono tour sui percorsi vietati dai tecnici provinciali. È doveroso a nostro parere applicare una sanzione e interrompere i rapporti con questa associazione».


«Non siamo contro le associazioni - è intervenuto Johnny Perugini, delle opposizioni - portano turismo e gestiscono molte attività, ma lo fanno nel pieno rispetto delle regole. Lo scopo della nostra richiesta è riportare alla correttezza per evitare che in futuro altre associazioni violino le norme e usino un bene pubblico per proprio lucro. L’outdoor è il volano della nostra comunità, è necessario regolamentare i sentieri che abbiamo».

«Non ci sono incongruenze relative ai portali - ha detto l’ingegnere Lorenzo Carli, responsabile dei Servizi tecnico-gestionali del Comune - sono stati ritenuti dalla Provincia conformi. Il progetto prevede modifiche per la sicurezza e queste sono state ritenute migliorative. Nessuna sanatoria è dovuta. La Provincia ha verificato i salti per i bikers, sono adatti poiché lavorati e privi di cemento. Nessuno, dei tre funzionari della Forestale, ha contestato nulla durante il sopralluogo della Provincia. Stiamo parlando di un tracciato lungo 3.586 metri, il punto di partenza e quello d’arrivo corrispondono a quelli individuati da progetto». Inoltre sono in corso, lungo tutto il tratto, le verifiche di sistemazione della segnaletica.


«In questa vicenda abbiamo un progetto iniziale fatto male - ha detto il sindaco Morandi - di solito un progetto lo si fa in maniera definita e puntuale, verificando anomalie con precisione. L’obiettivo dell’epoca era la creazione di un Bike park per regolamentare le biciclette, ma se togliamo i sentieri non si eliminano automaticamente gli appassionati di questo sport estremo. Sanzioni o no, bikers e pedoni continueranno a interferirsi a vicenda, perché lì sono state individuate le piste. Riportiamo ora la questione sul livello politico cercando di interrogarci: quel sentiero così com’è ha da esistere? Se sì, in che modo? Nessuno ha mai detto che vi sia un abuso o un’intemperanza evidente. L’obiettivo è fare meno danni possibili, forse si potrebbe prevedere un sentiero più soft riservato alle bici normali».

«La montagna sta a cuore a tutti noi - ha concluso il capogruppo Danny Dusatti - le bici da downing hanno come scopo quello di percorrere un tracciato nel minor tempo possibile. Il principio resta il rispettare le regole, se manca questo si può anche chiudere».

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