La dinastia del windsurf che solca il lago di Garda

«Me ne stavo seduto a pescare, era il 1975, ricordo bene l’anno. D’improvviso vidi passare qualcosa sull’acqua che non era una barca a vela. Mah, cosa sarà? Era un windsurf».

Vasco Renna, sessant’anni ben portati, una moglie e quattro figli, da allora con quel «mezzo» che allora manco sapeva cos’era, di strada, pardon, di acqua sotto ai ponti ne ha messa tanta. Ha creato un’industria legata al vento e a quella passione, e queste sono le parole con cui inizia un video che l’amico Roberto Vuilleumier, fotografo e filmmaker molto noto nell’ambiente gardesano, titolare della casa di produzione Promovideo ha realizzato per lui nell’incantevole bellezza della spiaggia torbolana dove ha sede il suo Professional Windsurf Center.

«Questo è il momento più bello della mia vita - racconta alla telecamera - vedere i miei figli fare windsurf, planare e divertirsi al lago di Garda».

[[{"type":"media","view_mode":"media_original","fid":"1573581","attributes":{"alt":"","class":"media-image"}}]]

Vasco Renna era un operaio della ditta Santorum, la quale aveva lo stabilimento in viale dei Tigli, dove oggi c’è un condominio. Quando vide per la prima volta il windsurf fu amore assoluto. Gli amici gli diedero del pazzo, mollare tutto per solcare l’acqua grazie al vento, diventare un atleta azzurro e difendere i colori italiani nelle prime regate attorno al mondo. Invece.

Invece aveva ragione, e chi gli diede del matto allora oggi si è ricreduto da un pezzo. Gestisce una delle scuole più famose al mondo, sforna allievi su allievi grazie al Garda trentino. Tutta gente che torna da lui per mille consigli, piccoli “trucchi” su come fare per una strambata o una virata più veloce, l’abbigliamento, l’attrezzatura. Gabriella, la moglie, coordina ufficio, appuntamenti, il noleggio dell’attrezzatura, le settimane di scuola e lui oggi si concede il frutto di tanto lavoro in giro per il mondo. Rasando l’erba del prato ad esempio.

«Sono Jacopo - esclama nel video sfoggiando lo stesso sorriso del padre - il più grande dei quattro fratelli - e faccio windsurf da sempre. Io - dice il secondo - sono Riccardo, e per noi il windsurf è diventato uno stile di vita. Abbiamo iniziato qui da nostro padre all’età di sei anni, perché Torbole nel mondo è considerata la mecca del windsurf».

Scorrono le immagini dei quattro che planano sull’acqua, e guardandoli si capisce che il futuro di ciò che il padre e la madre hanno creato per loro sarà fatto di acqua, tanta acqua. Un’idea imprenditoriale “fatta in casa” e riconosciuta a livello mondiale.

«Siate affamati, siate folli» disse Steve Jobs chiudendo un intervento presso un’Università americana alludendo a lui quando, quarant’anni prima pensò alla famosa mela. Vasco ebbe la stessa intuizione vincente perché capì subito che quella passione poteva diventare un’impresa.

«Sono Nicolò, il più giovane ma anche il più forte - racconta il terzo maschio - e il windsurf ti permette di vivere all’aria aperta e avere tantissime emozioni».

Sofia è la più piccola, ma è già nella squadra agonistica del Circolo Surf del presidente Armando Bronzetti. Ha il tempo, e tre bei maschietti davanti a lei dai quali apprendere tutti i segreti della tavola a vela.

Nel video Vasco appare ancora a bordo del suo tosaerba mentre getta lo sguardo dentro l’ufficio: la bacheca zeppa dei tanti trofei vinti in giro per il mondo, le sue foto di quarant’anni fa, gli articoli su di lui, le vittorie, i primi passi per fondare la scuola vicino all’attuale Circolo Surf.

I suoi incarichi federali, le mille e mille amicizie con i windsurfisti più famosi al mondo come Robbie Naish, tanto per citarne uno. L’amore, immenso, per sua moglie e i suoi figli che oggi, due di loro, sono a tempo pieno istruttori della sua scuola. Una generazione che porterà avanti nel tempo quella sua visione tanto discussa dagli amici allora, ma che oggi, nessuno escluso, riconosce quanto vera fosse.

«In fondo planare è come volare sull’acqua» chiosa Riccardo, quella azzurra della mecca mondiale del Windsurf. Torbole.

comments powered by Disqus