Timbrava, ma poi usciva per questioni private: il medico dovrà mettere mano al portafoglio
Il danno patrimoniale è stato calcolato in circa 3mila euro, ovvero la retribuzione lorda per le 48 ore mai prestate. Ma è sulla reputazione che la scure dei magistrati ha colpito più forte. Il "danno d'immagine" è stato quantificato in 20mila euro
BRESSANONE. Doveva essere in corsia, o almeno dietro la scrivania del Servizio di Igiene pubblica all’ospedale di Bressanone. Invece, mentre il badge segnava regolarmente la sua presenza in servizio, lui si occupava di tutt’altro: accompagnava i figli dal barbiere, portava fuori la spazzatura o si godeva il pomeriggio con la consorte. Così si è espressa la Corte dei Conti di Bolzano, che ha condannato un medico dell'Azienda Sanitaria a risarcire oltre 23mila euro per le sue "fughe" dall'ospedale.
La vicenda, nata da una segnalazione del responsabile della prevenzione della corruzione e supportata da pedinamenti della Guardia di Finanza, ruota attorno a 24 episodi di assenteismo avvenuti tra il febbraio 2023 e l’ottobre 2024. Il "modus operandi" era quasi rituale: il venerdì pomeriggio il medico timbrava l'ingresso, si allontanava per l'intero turno e tornava solo per "strisciare" il badge in uscita, simulando la fine della giornata lavorativa.
Davanti ai giudici contabili (Enrico Marinaro, Michael Grossmann e Anna Zanella), la difesa ha tentato una carta legata alle peculiarità del territorio: la necessità di studiare il tedesco per ottenere il patentino C1, pena il mancato rinnovo del contratto. Secondo il medico, lo studio avveniva online dal domicilio per necessità di una connessione internet più stabile e sarebbe stato "tollerato" dai superiori.
Una tesi che però si è scontrata con i pedinamenti. Gli accertamenti delle Fiamme Gialle hanno documentato occupazioni decisamente meno accademiche del bilinguismo: faccende domestiche, relax e commissioni familiari. Per i giudici, il fatto che il medico rientrasse in ospedale solo per timbrare l'uscita è la prova regina del dolo. Non è bastato al camice bianco sostenere di aver lavorato ore in eccedenza in altri periodi.
La Corte ha chiarito che la frode sulle timbrature rompe irrimediabilmente il rapporto di fiducia tra dipendente e amministrazione. Il danno patrimoniale è stato calcolato in circa 3mila euro, ovvero la retribuzione lorda per le 48 ore mai prestate. Ma è sulla reputazione che la scure dei magistrati ha colpito più forte. Il "danno d'immagine" è stato quantificato in 20mila euro. Una cifra giustificata dalla "reiterazione delle condotte" e dalla notorietà che il caso ha avuto sui media locali, minando la fiducia dei cittadini nel corretto funzionamento della sanità pubblica.