Mazzette sui guanti Covid, azienda denuncia dirigente
Un 66enne a processo: avrebbe potuto intascarsi 480mila euro gonfiando i prezzi dei dispositivi medici durante la pandemia ma i vertici della Gerhò lo hanno scoperto. L'imputato condannato a 120 ore di lavori pubblici. Dovrà risarcire 20mila euro
BOLZANO. Gonfiava i prezzi delle forniture di guanti in nitrile durante la pandemia, giustificando i rincari con l'elevata domanda di mercato. In realtà quegli "aumenti" erano mazzette che un ex dirigente dell'azienda "Gerhò" si stava intascando in gran segreto. Complessivamente le tangenti avrebbero potuto raggiungere i 480mila euro, ma i vertici della società di via Negrelli lo hanno scoperto, denunciato e licenziato dopo la prima e unica somma incassata il 22 agosto 2020. Nel frattempo è partito un processo penale con l'accusa di corruzione tra privati, che si è concluso in questi giorni.
All'imputato, 66 anni, di origini lombarde, è stata concessa la messa alla prova: 120 ore di lavori di pubblica utilità che dovrà svolgere presso un'associazione benefica. Il giudice Carlo Busato ha stabilito inoltre il pagamento di 20mila euro da versare alla parte civile. All'orizzonte si preannuncia un procedimento civile con una maxi richiesta di risarcimento in cui potrebbero essere contestati anche i danni d'immagine. Le promesse ai clienti.La vicenda risale al 2020 durante i mesi di emergenza legati al Covid. I guanti in nitrile erano considerati beni essenziali. La domanda era eccezionalmente alta da parte di ospedali, strutture sanitarie, aziende. Tra queste c'era appunto "Gerhò" che si occupa della distribuzione per studi dentistici e laboratori odontotecnici. La società guidata dall'imprenditore altoatesino Dietrich Gallmetzer in quel periodo puntava ad acquistare e a rivendere centinaia di migliaia di scatole a clienti importanti.A gestire questi contratti, oltre a Gallmetzer, c'era in prima persona il suo ex braccio destro, di cui il titolare si fidava ciecamente. Secondo l'accusa, il 66enne avrebbe chiesto ad una società piemontese guidata dall'imprenditrice Hella Soraya Zanetti Colleoni di riconoscergli una provvigione personale sulle forniture di guanti vendute a "Gerhò". Per ottenere l'importo - circa 5mila euro che l'uomo incassò personalmente a Torino - avrebbe proposto di aumentare artificialmente il prezzo di acquisto, impegnandosi a ritoccare anche il prezzo finale ai clienti. Un'operazione che rientrava nei suoi poteri aziendali, ma eseguita all'insaputa di chiunque.In questo modo, da un lato Gerhò sarebbe stata vincolata ad acquistare la merce a prezzi maggiorati e, dall'altro, i clienti finali avrebbero pagato importi comprensivi della somma illecita, destinata poi alle tasche del dirigente. Le provvigioni successive furono promesse per un totale di quasi mezzo milione di euro, ma non incassate solo perché l'uomo venne allontanato dalla società a fine agosto 2020.
Il processo. Molti clienti di "Gerhò", secondo il legale della società Gilberto Comotto, si tirarono indietro perché erano venuti a conoscenza del sistema illecito. Nel corso del processo l'accusa aveva chiesto al giudice il sequestro conservativo di 4 milioni di euro sui beni dell'indagato per garantire il risarcimento danni. La misura cautelare non è stata mai eseguita, ma il processo è andato avanti con testimonianze e memorie. Il giudice, valutando le accuse, ha concesso la messa alla prova al dirigente infedele che - va detto - non costituisce ufficialmente un accertamento di responsabilità.
"Gerhò" promette di avviare ora un'azione civile compresa di danni economici, legati alle perdite subite, ma anche danni all'immagine e alla reputazione, che incidono sulla credibilità dell'azienda, oltre a un danno morale in senso più ampio. Si parlerebbe di diverse centinaia di migliaia di euro.