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Treno dell'Avisio, una grande occasione

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Da Trento a Penia di Canazei in 75-80 minuti, 88 chilometri di binari, un dislivello di 1.430 metri, 26 fermate ed una velocità commerciale di 60 km orari. Sono le «misure» dell'ipotesi di tracciato della ferrovia dell'Avisio presentata l'altra sera all'auditorium di Lavis. Un incontro pubblico organizzato da Transdolomites e dal Comitato della val di Cembra «Per non perdere il treno», con il sostegno del Comune. Purtroppo, in sala, a parte il sindaco  Graziano Pellegrini , che ha condiviso l'importanza di prendere in considerazione la realizzazione della ferrovia («anche se la congiuntura economica negativa non è un momento ideale per farlo»), nessun consigliere o assessore comunale.
Un lavoro progettuale illustrato dall'ingegner  Giovanni Saccà  del centro Transmit dell'Università di Verona. La nuova ipotesi, per il cui approfondimento si attende il finanziamento dello studio da parte del Bim Adige Vallata dell'Avisio, modifica l'idea iniziale (anno 2009) dello studio Qnex di Bolzano, che prevedeva un lungo viadotto da Mosana alla zona di Camparta, per scendere direttarmento a Trento nord dalla collina di Meano. L'ipotesi Transmit, invece, prevede la stretta sinergia con il tracciato della Trento-Marilleva sul fondovalle. Un utilizzo come metropolitana da Trento a Lavis dove, a monte della futura nuova stazione della Trento-Marilleva, sarebbe realizzata la stazione interrata. Da qui, «bucando» la collina di Pressano, il treno supererebbe lo scalino più problematico, con un dislivello che però resta sotto il 65 per mille (affrontabile facilmente dai moderni elettrotreni), per arrivare a Giovo, dove la stazione è ipotizzata a monte della nuova rotatoria all'ingresso della galleria di Verla. In valle di Cembra, bypassata soprattutto in galleria, le altre stazioni sono previste nei pressi della cantina sociale di Cembra e a Grumes, al bivio per la strada dei Masi.
Il presidente di Transdolomites,  Massimo Girardi , ha citato, a giustificazione dell'investimento sulla ferrovia, il «caso» Val Venosta dove in due anni, dal 2005 al 2007, dalla riapertura della Merano-Malles, il prodotto interno lordo della valle è aumentato del 13%. Da qui la proposta di inserire la dorsale ferroviaria dell'Avisio nel più ampio sistema ferroviario alpino, per farne un elemento che mette in rete le economie, a servizio dei residenti e attrattivo per i turisti. «I costi della mobilità privata basata sull'automobile» ha aggiunto «sono oggi insostenibili per le famiglie. Il treno è la scelta del futuro». L'architetto gardenese  Thomas Demetz  (Università di Trento), citando la Convenzione delle Alpi, ha spiegato come la ferrovia possa rafforzare la coesione territoriale. Il professor  Francesco Rossi , dell'Università di Verona, entrando nel merito della copertura dei costi di gestione della futura ferrovia (circa 45 milioni all'anno), ha spiegato come essa possa essere una grande occasione di riprogettazione dello sviluppo del territorio, collegando le tre valli, dando alla valle di Cembra, verso la città di Trento, la stessa dignità che hanno Lavis o Rovereto, e alla valle di Fassa un enorme beneficio con la riduzione del traffico su strada che allontana i turisti.
 Armando Benedetti , presidente del Bim Avisio, ha reso pubblici tutti gli ostacoli, anche politici («Dellai non ne voleva sapere e i fassani erano contrari») al finanziamento dello studio ferroviario di Transmit, nonostante il via libera dell'attuale presidente della Provincia,  Alberto Pacher . «Però» ha annunciato «ora una soluzione c'è: faremo un accordo di programma tra Bim, le tre Comunità di valle e i Comuni più grossi. Entro giugno dovrebbe sbloccarsi il finanziamento».

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