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Malore mentre nuota in mare

è morto il grande Felice Gimondi

Merckx: «Stavolta perdo io»

Il "rivale" Gianni Motta: "Se ne va un pezzo di storia"

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L’ex ciclista bergamasco Felice Gimondi è morto a Giardini Naxos, dove si trovava in vacanza, a causa di un malore mentre faceva il bagno. L’ex campione del mondo, nato a Sedrina e che avrebbe compiuto 77 anni il prossimo 29 settembre, si è sentito male ed a nulla sono valsi i soccorsi. La conferma arriva dai carabinieri locali.

«È un colpo durissimo che mi lascia senza parole. Eravamo nemici sempre, ma c’era grande rispetto per l’uomo, per l’atleta e per il rivale». Così Gianni Motta, al telefono con l’ANSA, commenta la scomparsa di Felice Gimondi.
«Con lui e ne va un pezzo della storia d’Italia e anche della mia - prosegue Motta -. Eravamo entrambi nati poveri e siamo cresciuti a forza di colpi sui pedali. Eravamo rivali, litigavamo - ricorda -. Una volta lo chiamai e gli dissi basta litigare, Felice, pensiamo solo a correre».

Immenso, Felice Gimondi. Altro che «eterno secondo», come qualcuno l’aveva definito per quella lunga e durissima sfida con Eddy Merckx ed i tanti piazzamenti alle spalle del belga. Originario di Sedrina, in Val Brembana, classe 1942, avrebbe compiuto 77 anni il 29 settembre. Invece fu l’unico a resistere alla vena vorace del ‘Cannibalè Merckx, secondo in assoluto - dopo Anquetil - a completare la Tripla Corona nei Grandi Giri, campione del Mondo nel 1973 a Barcellona, padrone del pavè di Roubaix e delle insidie della Sanremo. Gianni Brera, che ne descrisse le imprese, per lui aveva coniato i soprannomi Felix de Mondi e Nuvola Rossa. La sua carriera cominciò nel decennio dopo la fine di quella di Magni.

Si presentò al Tour de France del 1965, vinse a sorpresa e solo l’indomani si dimise da postino, «perchè al posto di lavoro ci tenevo» spiegò. Quel Tour, per l’esuberanza fisica e il modo spericolato di correre, è uno dei tre momenti fondamentali della sua carriera. «Poi c’è il Giro del 1976 (il terzo vinto dopo quelli del ‘67 e del ‘69, ndr), quando in gruppo ero considerato un vecchietto, per la tattica e la gestione della corsa - raccontò lui stesso anni dopo - E il Campionato del Mondo (del 1971, ndr), per averci creduto fino in fondo anche sapendo di essere battuto», ancora una volta dal «Cannibale».

Quello era un pò il motto di Gimondi, costretto ad arrendersi solo contro Merckx. Rimase a lungo la sua «delusione più grande» essere battuto dal belga a cronometro per la prima volta, al Giro di Catalogna: «Ho impiegato due anni a capirlo: Merckx era più forte di me». «Dietro alla sua ruota ci sarò» recita anche un verso della canzone che gli dedicò Enrico Ruggeri, «Gimondi e il Cannibale», L’ultimo giro d’Italia cui partecipò fu quello del 1978: si piazzò undicesimo, ma contribuì in maniera decisiva al successo finale di Johan De Muynck, che aveva battuto due anni prima, ora diventato suo compagno di squadra. Concluse la carriera su strada nell’ottobre 1978 partecipando al Giro dell’Emilia. Sotto contratto da professionista con la Bianchi-Faema anche nel 1979, ottenne come ultimo piazzamento, nel febbraio di quell’anno, il terzo posto nel campionato italiano di omnium indoor. Nelle quindici stagioni da pro vinse in totale 141 corse.
Dopo il ritiro Gimondi fu direttore sportivo della Gewiss-Bianchi nel 1988, e successivamente, nel 2000, presidente della Mercatone Uno-Albacom, la squadra di Marco Pantani.


 

MERCKX: «STAVOLTA PERDO IO»

"Stavolta perdo io". Eddy Merckx ricorda il rivale-amico Felice Gimondi con parole di omaggio poetiche e allo stesso tempo di valutazione tecnica del campione che è stato. "Perdo prima di tutto un amico e poi l'avversario di una vita" spiega al telefono con l'ANSA. "Abbiamo gareggiato per anni sulle strade l'un contro l'altro - ricorda ancora il fuoriclasse belga - ma siamo diventati amici a fine carriera.    L'avevo sentito due settimane fa così come capitava ogni tanto.  Che dire, sono distrutto".

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