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"Moserissima": fascino senza tempo

Tutti cercano Ignazio e Chechu

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Ignazio Moser e Cecilia Rodriguez alla Moserissima

Fonte:

Remo Mosna

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Tempo di lettura: 
2 minuti 24 secondi

Quinta “Moserissima” ieri in piazza Duomo su un percorso di 65 chilometri con la partecipazione di molti amanti di ciclismo del passato, quello in cui contava più l’uomo del mezzo. Ignazio Moser era al fianco del padre Francesco, e nemmeno Moreno si è voluto perdere la passeggiata ciclostorica con biciclette costruite prima del 1987, in sella ad una Pinarello.

Cecilia Rodriguez aspettava invece i corridori al ristoro Moser, risparmiandosi la ‘levataccia’. 273 vittorie in carriera di Francesco Moser suscitano l’ammirazione di tutti, in particolare dei trentini ma non solo, i corridori dell’unica tappa del Giro d’Italia d’Epoca a rappresentare il Trentino Alto Adige venivano un po’ da tutt’Italia.
Il “cavallo d’acciaio” dello “Sceriffo” era la bicicletta del 1979 con la quale vinse la Parigi–Roubaix, anni nei quali Moser era il “Re Sole” di Francia.

 



Tra i due appuntamenti UCI Gran Fondo World Series di ASD Charly Gaul e APT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi, non manca mai la ciclostorica, aspettando l’ultima fatica degli avventurieri del pedale che oggi al cospetto della Fontana del Nettuno partiranno invece per affrontare il Monte Bondone, il luogo in cui - l’8 giugno 1956 - il lussemburghese Charly Gaul divenne leggenda. La prima fila de “La Moserissima” era riservata ai ‘pezzi d’antiquariato’ costruiti dal 1910 al 1960, e le moto storiche completavano un gruppone davvero nostalgico.

Al via c’erano Gianbattista “Gibì” Baronchelli che “domava” una Bianchi con solo cinque rapporti. Moreno Moser: «Bellissima iniziativa, che fortunatamente mio zio ha deciso di portare avanti, richiama gli anni del ciclismo eroico. Ho una Pinarello». Marino Basso: «Sempre un piacere venire a Trento fra tanti amici».

Gilberto “Gibo” Simoni che ha scritto pagine del Giro d’Italia ed altro ‘prodotto’ di Palù di Giovo dopo Francesco. Gianni Motta: «Sveglia alle 4, pensa cosa si fa per gli amici. Quest’anno però ho pochi chilometri sulle gambe, solo 6 o 7 mila!». Il re della fuga Mario Beccia: «A muovere questi eventi è la passione».

Pedalate sì, ma anche lauti ristori leitmotiv de “La Moserissima”, prima alla Cavit con un bottiglione di 26 litri stappato da Francesco Moser e poi a Maso Villa Warth, tenuta agricola di casa Moser, dove Cecilia e Ignazio hanno attirato l’attenzione dei presenti con la richiesta di centinaia tra selfie e foto.

Non mancava nemmeno Silvano Janes, altro faticatore delle salite del Trentino e recordman sul Monte Bondone dal versante di Garniga, in sella ad una Gios Torino tirata a lucido per l’occasione. Campioni ma anche appassionati, come Guido Artusi, 86enne che parteciperà anche al mediofondo odierno (diretta Rai Sport dalle ore 10.45 alle ore 13.15 e in differita stasera dalle ore 18 alle ore 20.30 e domani dalle ore 21.30 a mezzanotte): «Ho sempre seguito Francesco – afferma - correvo con il fratello Aldo». Sarà vero? Il bello è anche questo, iniziative particolari tra mito e leggenda dove gli aneddoti si sprecano.

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