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La storia di Claudia Cretti

la ciclista che dopo il coma

torna a pedalare da paralimpica

Iscritta all'Università a Trento: «Alex Zanardi è un'ispirazione»

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Due vite in una a nemmeno 23 anni. La prima - quella da speranza del ciclismo femminile italiano - rischiò di spezzarsi per sempre in un’afosa giornata del luglio di due estati fa. Claudia Cretti, 21enne bergamasca in forza alla Valcar-Pbm, durante la settima tappa del Giro d’Italia femminile, cadde rovinosamente dalla bicicletta a 90 km/ora mentre percorreva la famigerata discesa della «Zingara Morta», in provincia di Benevento. Tre settimane di coma, due operazioni alla testa: solo la bravura e la competenza dei medici la tennero in vita, anche se non potrà più correre tra le professioniste.

Due anni e mezzo dopo Claudia ha ricominciato a frequentare la facoltà di Lingue dell’Università di Trento ed è entrata a far parte di «Top Sport», il programma dell’Ateneo indirizzato agli atleti di altissimo livello che desiderano conciliare la carriera sportiva con quella universitaria. È anche risalita in bici, ottenendo l’abilitazione per la categoria C5 (quella per gli handicap meno gravi). Ora il suo sogno è indossare la maglia azzurra alle prossime Paralimpiadi di Tokyo 2020.

Della sua storia e di un fenomeno in crescita come quello dello sport paralimpico Claudia ha parlato giorni fa al Dipartimento di Sociologia assieme ad Alessandra Campedelli, allenatrice della nazionale italiana pallavolo femminile sorde, e alla dottoressa Alessia Tuselli del Centro studi interdisciplinari di genere dell’Università di Trento.

Claudia, cos’è per lei la bicicletta?
«Un sogno. Una passione portata avanti sin da piccolina. Un’emozione che senti dentro e che parte dal profondo. È difficile spiegare cosa sia la bicicletta. Sicuramente è una parte di vita fondamentale. Significa sacrificio, sforzi e soprattutto tanto, tanto amore.
Per il quale, a volte, si fanno anche delle rinunce».


È cambiato il suo rapporto con la bicicletta dopo l’incidente?
«Difficile dire se sia cambiato o meno. C’è ancora quell’amore che avevo prima, anzi forse ancor di più per il fatto che non sapevo se sarei riuscita a tornare a gareggiare. Il mio primo pensiero al risveglio è stato: posso tornare a correre? Riuscirò a rimettermi in sella, sulla bici?».

Chi e cosa le ha dato l’ispirazione per tornare a fare sport ad alto livello?
«L’ispirazione è nata da dentro. Grazie all’aiuto di tutte le persone che mi sono state al fianco. La famiglia, chi ha curato i miei diritti. Mia mamma, mio papà, mio fratello Giacomo, che durante la riabilitazione mi ha seguito passo dopo passo. Non ho mai perso la speranza di fare questo nella vita. Invece, per quanto riguarda l’attività paraciclistica, molto lo devo ad Alex Zanardi. Vedere cosa è riuscito a fare mi ha spinto a non arrendermi. A lottare per i miei sogni.
E tanto lo devo anche a tutto il team "Born to win", conosciuto ai campionati che si sono svolti a Boario. Che carica mi hanno trasmesso!»

Quando tornerà ufficialmente in gara?
«Il ritorno è fissato per inizio aprile. Ancora non c’è una data certa, ma intorno alla seconda settimana potrebbe esserci la prima gara».


Quali sono gli obiettivi della sua nuova carriera?
«Due. Il primo è divertirmi. Poter fare quello che ho sempre amato. Il secondo è disputare le Paralimpiadi di Tokyo 2020. Un obiettivo ambizioso: ma ci credo e spenderò tutte le mie energie per fare questo».


Lei è iscritta all’Università di Trento nel progetto Top Sport: come riesce a conciliare studio e attività sportiva?
«Credo sia il frutto di tanti anni di lavoro. Frequentavo il Liceo Classico e nel frattempo mi allenavo per l’attività agonistica. Ho dovuto sempre ridurre gli sprechi di tempo e concentrarmi.
Non è facile, soprattutto quando si è più piccoli, imparare un metodo che funzioni. Però questi sacrifici e la dedizione diventano un vantaggio nel lungo periodo».


Quando è a Trento dove si allena?
«Mi alleno sulle piste ciclabili che portano da Trento al Lago di Garda o da Trento a Bolzano. Questi sono i percorsi dove mi sento più a mio agio e dove riesco a esprimere il meglio».


Fa allenamento anche con ciclisti trentini?
«Mi alleno principalmente da sola. Preferisco avere i miei ritmi, concentrarmi, immergermi completamente in ciò che sto facendo senza alcuna interferenza esterna. Anche se ogni tanto ho incontrato Moreno Moser, ma è stato un evento sporadico e casuale, mentre facevo il mio allenamento quotidiano».

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