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I giocatori di Milano

pronti a tagliarsi l'ingaggio

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Il primo taglio degli stipendi nel basket arriva dall’Ax Milano.

Non poteva, forse, essere altrimenti. Giorgio Armani, il patron del club, è stato tra i primi imprenditori a dare segnali forti e univoci per fronteggiare l’emergenza Coronavirus: negozi chiusi, donazioni milionarie agli ospedali e fabbriche convertite per la produzione di camici monouso. I giocatori, quasi in un moto spontaneo, «hanno dato ampia disponibilità» per una netta sforbiciata agli ingaggi. «Si sono detti - conferma in un’intervista telefonica Ettore Messina, coach e presidente delle “Basketball Operations” di Olimpia - estremamente disponibili a venire incontro ad eventuali richieste della società. Sono ragazzi sensibili e responsabili, sono molto orgoglioso di loro. Abbiamo un proprietario che si è speso molto per l’Italia in questo momento di difficoltà».

Messina è turbato. Il basket gli manca - tanto da riguardare la finale di Eurolega persa di un punto nel 2012 tra il suo Cska e l’Olympiacos - ma «fatica» a parlare di sport e preferisce «non commentare» l’ipotesi di cancellazione definitiva della Serie A e la conseguente mancata assegnazione dello scudetto: «Per un’eventuale ripresa della Serie A ci atterremo alle disposizioni della Lega Basket e della Fip. Durante l’ultima assemblea tutti i club hanno deciso di far parlare esclusivamente il presidente Gandini per non generare confusione, commentare sarebbe una mancanza di rispetto, non tanto verso lui ma verso noi stessi». Messina fa pubblica ammenda per aver sottovalutato il problema Covid-19 («pensavo fosse un’influenza più dura, mi sbagliavo di grosso e chiedo scusa se ho detto sciocchezze a qualcuno»), si mostra comprensivo verso le istituzioni italiane («una guerra inaspettata»), criticando invece le autorità americane, dove lui ha vissuto gli ultimi 5 anni come assistente di Popovich a San Antonio: «Giudicare con il senno di poi sarebbe disonesto, ho notato però in Italia una sufficiente rapidità nel prendere le decisioni. Negli Stati Uniti invece non hanno ancora idea. Trump dice che sarà un successo se conterranno il numero dei decessi a meno di 100mila: la contabilità dei morti è un abominio, un insulto, una cosa spregevole».

Ma le preoccupazioni principali, ovviamente, sono rivolte all’Italia: «Pervade il senso di scoramento, l’ignoto per il futuro, il dolore per le famiglie e i loro lutti. Dobbiamo dire grazie a chi lavora senza sosta: medici, infermieri, cassieri, chi svolge mansioni socialmente utili. Ma non torneremo alla quotidianità di prima, fatico a pensare a migliaia di persone dentro lo stesso palazzetto per una partita o una metropolitana piena di gente ammassata. Ci sarà inevitabilmente una forte tensione sociale ma speriamo di portarci dietro questo bel senso di insolita coesione». Lavoro di squadra, l’eterno mantra della sua filosofia.

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