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L'Aquila ha un problema

Troppi "liberi" sbagliati

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Liberi sì, ma di sbagliare. Dev’essere questo il pensiero fisso dei giocatori della Dolomiti Energia quando si presentano a tirare dalla lunetta, in solitudine. Domenica sera a Bologna i giocatori bianconeri ne hanno dato una chiara dimostrazione. L’Aquila, infatti, ha chiuso la partita con il 48% ed è ultima nella classifica dei tiri liberi.

Chi segue il basket avrà notato che i telecronisti, per indicare che un giocatore ha subito fallo e avrà i tiri liberi usano molto spesso l’espressione “presentarsi sulla linea della carità”. Un modo di dire nato decenni fa per spiegare che in teoria i punti fatti in questa situazione sono considerati “sicuri” alla stregua di un regalo.

Già, ma solo in teoria, almeno per quanto riguarda l’Aquila Trento. E questo non da oggi. Il misero 68 per cento delle prime 28 giornate di campionato, infatti, non è altro che la replica di quanto avvenuto nelle stagioni precedenti. Solo il primo anno di Serie A la squadra tenne una media oltre il 70 per cento: 72,5. Nel campionato successivo il crollo al 65,4 per cento. L’anno scorso la media fu del 68,5 per cento, l’anno prima del 67,5. Eppure la Dolomiti Energia in queste due occasioni fu capace di andare a un soffio dallo scudetto. Ma se nel giugno scorso contro Milano a “uccidere” l’Aquila fu la stoppata di Goudelock, l’anno prima fatali (più ancora che la tripla di Bramos) furono gli errori ai liberi (4) di Dustin Hogue (nella foto) nell’ultimo minuto di gara 5 a Venezia.
Tanto che, al suo ritorno a Trento nel dicembre successivo, la prima domanda che facemmo al centro americano fu proprio questa: quanto si era allenato in estate dalla famosa linea? «Tantissimo» rispose lui. E in effetti per qualche gara la sua media si alzò rispetto al livello del 50-55 per cento. Solo un’illusione, però. Quest’anno il buon Dustin viaggia al 52 per cento, con “punte” del 41,7 per cento (5/12) come domenica sera.

Intendiamoci, nessuno punta l’indice contro Hogue, ma è chiaro che come certe squadre fanno fatica a piegare le ginocchia e difendere, così Trento da sempre si trova in imbarazzo quando i suoi giocatori si presentano in lunetta.
Come spiegarlo? Buscaglia una volta avanzò una sua sua spiegazione: un tipo di gioco che prevede difesa ad alta intensità, tanto contropiede e caccia al rimbalzo d’attacco, richiede un grande sforzo fisico ai giocatori. I quali, quando si trovano a tirare i tiri liberi, sentono la fatica più degli avversari.

Trento di liberi ne tira tanti, è vero. Da un lato proprio perché il modo energico di giocare spinge i bianconeri a procurarsi tanti “viaggi in lunetta”; dall’altro, però, è anche vero che molto spesso le squadre avversarie si permettono di fare qualche fallo in più per fermare un canestro sicuro perché sanno che i giocatori di Buscaglia non sono dei perfetti trasformatori dei liberi. Anzi, molto probabile che giocatori come Hogue, Craft (61 per cento), e Beto (66,7) vengano “battezzati” e spinti volontariamente ad andare in lunetta: piuttosto che una schiacciata e due punti certi, meglio mandarli in lunetta (domenica Hogue ha subìto 10 falli).
Solo teoria o anche un pizzico di verità? L’importante è trovare un rimedio al problema... per carità!

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