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Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi
Ottavi di finale: Bresciani vs Dallavalle
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Il nostro sondaggio #Mvt, per scegliere il campione trentino di sempre, è approdato agli ottavi di finale. Sedici grandi atleti sono rimasti in gara, e oggi si sfidano Pierpaolo Bresciani, pupillo di Zeman nel Foggia, e l'orientista Luca Della Valle.

 

 


PIERPAOLO BRESCIANI

Pierpaolo Bresciani, pupillo di Zeman nel Foggia degli anni ‘90 e poi al Bologna di Ulivieri con Baggio da compagno, nemmeno se lo sognava che il pallone sarebbe stata la sua professione. Quando era un frugoletto con il caschetto che giocava nel campetto di Vigne, nella Baone di Romarzollo, rione arcense.

Giuliano Calzà, lei era il direttore sportivo dell’Olivolimpia in quel periodo, come convinceste “Pier” a recarsi a Milano, a fare quel provino che fu decisivo?

«Non solo quello - spiega Calzà - poi Pierpaolo si comportò bene in un torneo in Calabria e il Milan se lo tenne stretto in una Primavera dove c’erano ragazzi di prospettiva quali Zanoncelli, Cappellini (che poi ritrovò a Foggia), Baldo e Stroppa. Sono amico di Remo, il papà del ragazzo, e quando lo vidi all’inizio giocava terzino. Ma lo chiamavano “Cabrini” perchè correva bene e segnava. Lo portai ad Arco e d’accordo con gli allenatori di allora, Carletto Gobbi e Elio Proch, decidemmo di farlo giocare una volta nei giovanissimi e poi anche con gli allievi. Capii al volo che c’era qualità».

Gli Allievi arcensi erano allenati da Elio Proch e con Calzà progettarono di far debuttare Bresciani al torneo internazionale per allievi “Beppe Viola”.

«Galbiati - ci hanno detto Calzà e Proch - il mister rossonero intuì immediatamente le qualità di Pierpaolo. È stato veramente bello assistere alla sua valorizzazione nelle giovanili del Milan perchè il ragazzino non aveva “santi in paradiso”. Aveva tanta voglia di sfondare e ci riuscì, arrivando fino alla serie A».

Giuliano, lei lo accompagnò a quel provino determinante.

«Lo portai ad Assago e trovai Galbiati. Ma Pierpaolo piacque anche a Zagatti, l’altro mister delle giovanili che giocò con Liedholm, Schiaffino, Altafini e Maldini. E anche al talent scout Boldrini, vice di Ariedo Braida (che poi costruì i Milan leggendari) che era general manager delle giovanili rossonere».

Prima che Bresciani si recasse a Palermo disputando quella stagione che lo fece decollare al Foggia per Baiano, lei Giuliano parlò con i dirigenti del Trento, Claudio Molinari e Rino Foschi, per fargli fare le ossa nel Trento di Maddè in C1.

«È stato il suo primo contratto professionistico - spiega Calzà - e gli aquilotti si salvarono a Vicenza, poi fece Monza qualche mese e Siena in C1 con mister Perotti quindi la stagione del lancio sull’isola. Divenne poi fedele a Zeman che gli insegnò molto. Lavoro e sacrificio».

Elio Proch, lei è stato il suo unico allenatore ad Arco con Gobbi. Che ricordi ha dal punto di vista tecnico?

«Copriva la fascia come pochi e poi spingeva, tanto che in A giocò poi ala destra. Aveva elasticità, un tocco diverso dagli altri, una capacità di portare avanti la squadra. Poi vedeva la porta e calciava spesso insaccando la palla».

Qualche aneddoto?

«Una volta dovetti recarmi a casa sua a chiamarlo. Si era dimenticato della convocazione e dormiva. Dovevamo giocare a Noriglio. Non fece una piega. Si vestì a razzo, via sul pullmino e vincemmo 3 a 1 con una sua doppietta. Poi non vide l’ora di tornare a casa. Ma in seguito capì quale era il suo destino... 


 LUCA DALLAVALLE

«Un atleta determinato, convinto delle proprie capacità e pronto a ricercare nuovi sfide e traguardi».
Questo l’orientista e sci alpinista “estremo” Luca Dallavalle nelle parole del professor Giancarlo Dell’Eva suo primo allenatore e insegnante sin dal tempo delle scuole Medie.
«Luca ed il fratello Roberto sono stati tra gli atleti ed orientisti più promettenti nati tra le fila del GS Monte Giner e seguiti sin dal tempo delle Medie con mia moglie Annamaria (entrambi insegnati di educazione motoria) - ricorda Giancarlo Dell’Eva noto professore di Ossana, promotore anche della squadra solandra che partecipò ad un’edizione fortunata di “Giochi senza Frontiere” - tante le trasferte in tutta Italia ed anche all’estero per partecipare a gare di più giorni su terreni e mappe davvero impegnative».

Quali le caratteristiche tecniche di Luca Dallavalle?

«Pur non essendo un ragazzo molto espansivo, anzi a volte un po’ introverso, lo definirei un gran lavoratore, un atleta che non si ferma difronte alla fatica e al duro allenamento: un po’ autodidatta e a volte testardo nella ricerca della perfezione».

Dopo tre mondiali junior nella corsa orientamento il passaggio alla mountain-bike tra mappa e lanterna?

«Come GS Monte Giner abbiamo sempre affrontato e proposto ai nostri giovani atleti le diverse discipline dell’orienteering (corsa, mtb e sci-o), organizzando anche le prime competizioni internazionali. Luca dopo un infortunio alla spalla decise di provare il mountain-bike orienteering, ottenendo tanti risultati a livello nazionali ed internazionali».

Per Luca Dallavalle anche un’importante attività nello sci estremo aprendo nuove vie nel Brenta e in Presanella?

«Un’attività impegnativa e adrenalinica che rispecchia il carattere di Luca: la continua sfida con se stesso e la ricerca del limite. Il tutto senza però lasciare nulla al caso, e studiando percorsi e caratteristiche di ogni discesa, raccontate poi in una guida dedicata allo sci estremo in Val di Sole».

Due volte sul tetto del mondo, ma anche qualche delusione nella sua carriera?

«Credo che il suo più grande rammarico e delusione sia stato il fatto di non poter essere arruolato in un gruppo militare, allenandosi con continuità e ad alto livello (ora Luca lavora all’ufficio tecnico del comune di Novella). Il nostro non è un sport olimpico e non è facile trovare sponsor o risorse per poterlo praticare ad alto livello senza pesare sulla famiglia».

Quest’anno covid 19 mette a rischio gare internazionali e Mondiali, ciò può pesare sul suo rendimento?

«Dallavalle non è più giovanissimo (compirà 33 anni a luglio) ma per un paio di stagioni penso possa essere ancora molto competitivo a livello internazionale.
Attorno a lui e all’allenatrice nazionale Laura Scaravonati sta nascendo un gruppo molto forte e ambizioso, che può regalare grandi soddisfazioni al movimento orientistico italiano».

 


 

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