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Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi
Ottavi di finale: Dallapè vs Crippa
Votate il vostro atleta del cuore

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Il nostro sondaggio #Mvt, per scegliere il campione trentino di sempre, è approdato agli ottavi di finale. Sedici grandi atleti sono rimasti in gara, e oggi si sfidano Francesca Dallapè e Yeman Crippa. A raccontare Francesca Dallapè è (e chi, se non lei?) l'amica e comnpagna di tuffi Tania Cagnotto, mentre l'ex mezzofondista e ora tecnico Massimo Pegoretti ci racconta Yeman Crippa.

 


 FRANCESCA DALLAPÈ

Nei tuffi sincronizzati la figura più vicina all’atleta è la propria compagna di gara e di allenamenti, quindi nel caso di Francesca Dallapè chi non la conosce meglio di Tania Cagnotto (Fiamme Gialle/Bolzano Nuoto), che non ha certo bisogno di ulteriori presentazioni?

Quando vi siete conosciute e come è iniziata l’avventura dei tuffi sincronizzati?

«Gareggiamo assieme da quando avevamo 8 anni, poi ci siamo perse di vista per qualche anno perché ho iniziato prima con le gare a livello assoluto. Poi ci siamo ritrovate dal 2005 all’epoca delle nazionali giovanili. Nel 2009 la scelta di iniziare coi tuffi sincronizzati è stata semplice e ovvia, sia per la vicinanza che ci permetteva di allenarci tanto assieme sia per il feeling a livello personale poiché entrambe siamo grandi lavoratrici e abbiamo lo stesso sogno».

Con solo un anno di differenza d’età nelle categorie giovanili Francesca la prendeva come esempio, cosa le ha insegnato e cosa ha imparato da lei?

«Averle insegnato ad affrontare le gare in modo più positivo. Francesca usava il trucco dell’agitazione di cui aveva bisogno, ma riusciva scaricandosi col pianto e mentalmente arriva meglio di me in gara. Anche se all’apparenza sembravo io quella più tranquilla ero più agitata di lei. Infine Francesca non ci ha mai creduto molto quando glielo dicevo, ma in gara era lei quella più sicura delle due».

Cos’è significato vivere un mondiale in casa come Roma 2009?

«Arrivavo dalle medaglie mondiali di Montreal 2005 e Melbourne 2007, inoltre era la prima volta in coppia con Francesca. Prima della gara avevo lo stomaco bloccato ed è stata la gara più sofferta della mia carriera, ma giocare in casa con un bellissimo pubblico sugli spalti l’ha resa l’emozione più bella della mia vita».

Delusioni e gioie, da Londra a Rio per poi diventare mamme. Quant’è speciale il vostro rapporto a livello personale oltre che da atlete professioniste?

«La nostra amicizia è stata fondamentale nel momento più buio della carriera a Londra 2012, ci eravamo rimaste veramente male e non sapevamo più se continuare o smettere. Due fattori sono stati fondamentali: essere in due a supportarsi a vicenda e che sia andata male anche la mia gara individuale. Quell’olimpiade doveva andare così: ci ha rinforzato, fatto cambiare, ma soprattutto ci ha portate a Rio 2016 dove magari non saremmo mai arrivate con le medaglie conquistate 4 anni prima.

Quindi senza la delusione di Londra non ci sarebbe stata la medaglia di Rio?

«Quindi ringraziamo Londra e ringrazio gli anni successivi che mi hanno portato a vincere il mondiale di Kazan 2015. Personalmente siamo molto amiche e abbiamo grande stima reciproca, parliamo di tutto tanto che in allenamento ci riprendono ancora perché chiaccheriamo come a scuola. Infine una precisazione, siccome non sono pronta per gareggiare ed i campionati italiani di agosto non saranno una prova di selezione non è detto che sarò in gara».


 

YEMAN CRIPPA 

Sono uno accanto all’altro da dieci anni. Le strade di Yeman Crippa e Massimo Pegoretti si sono incontrate dal tardo autunno del 2010, pochi giorni dopo il primo titolo tricolore su pista, nei 2000 metri ai Campionati Italiani under 16 di Cles di quello che oggi è il primatista italiano dei 10.000 metri. Dieci anni trascorsi spalla a spalla, con uno Yeman (fin lì scoperto e cresciuto dal compianto Marco Borsari) che in quei giorni compiva 14 anni e l’ex mezzofondista veloce di Villazzano che stava iniziando con ottimi riscontri la propria carriera da tecnico. Forse nessuno meglio del «Pego» può raccontare la crescita ed il potenziale del portacolori delle Fiamme Oro.

«Avevo già avuto modo di conoscere Yeman, ma nei primi incontri più personali mi ha sorpreso la sua grande determinazione e la maturità che andava oltre i 14 anni. Di certo la sua infanzia non è stata facile e l’ha costretto a crescere in fretta, tra il periodo in orfanotrofio in Etiopia e l’arrivo in Italia a sette anni, ma già da cadetto (under 16) aveva bene in testa cosa voleva e dove arrivare. E anche la lucidità per dirmi: “Sai, l’atletica non mi piace molto, preferisco il calcio. Lì sì che mi diverto: ma io voglio vincere e ho capito che nell’atletica posso farlo”».

Una determinazione che si è rinforzata anno dopo anno.

«Allenare un atleta come lui è un piacere, perché sai che non lesinerà mai uno sforzo. Il talento è fondamentale e senza di quello non si va da nessuna parte, ma di atleti talentuosi che non hanno sfondato è piena la storia. Perché serve anche forza di volontà, spirito di sacrificio, oltre alla fortuna per tenere lontani gli infortuni ed essere al posto giusto nel momento giusto».

Ed il periodo di quarantena come è stato affrontato?

«Con grande stimolo: pur non avendo scadenze imminenti e gare all’orizzonte, nonostante l’annullamento degli Europei ed il rinvio delle Olimpiadi, Yeman non ha perso la voglia di fare, anzi: ha colto l’occasione per lavorare su quello che è il suo difetto principale, l’esplosività e la velocità nel finale. E direi che i progressi sono significativi: proprio oggi (ieri, ndr) abbiamo effettuato un test sui 600 metri, chiuso in 1’19, un tempo per lui molto significativo».

Se la determinazione è il punto forte dal punto di vista caratteriale, cosa si può dire sul fronte fisico?

«Il motore di Yeman è strabiliante. Ha una qualità enorme, da autentica gazzella africana. Un motore di grande cilindrata e cavalli a cui manca un pizzico di turbo: ma sta lavorando per questo».

Dieci anni di successi. Dal duplice titolo europeo di cross juniores, al titolo U23 su pista ed arrivare al bronzo europeo di Berlino nei 10.000, il bronzo (o argento?) nell’EuroCross dello scorso dicembre e soprattutto il record italiano e l’ottavo posto dei Mondiali di Doha, ad ottobre. Ed ora?

«Da fine mese andremo a Livigno per uno stage di allenamento in quota, poi abbiamo ottime garanzie di un posto nel Meeting di Diamond League a Montecarlo, il 14 agosto, nei 5000 metri. Se si riuscisse a fare qualche gara prima, sarebbe tutto di guadagnato, ma dipenderà da come si evolverà la situazione».

 


 

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