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Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi
Sedicesimi: Dallapè vs Corradini
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Nuova sfida tra del nostro sondaggio “Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi”: oggi è tra la tuffatrice olimpica Francesca Dallapè e Nicolò Corradini (sci e corsa-orientamento), arrivati ai sedicesimi di finale.

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FRANCESCA DALLAPÈ

Tre aggettivi per il suo sport.

«Divertente, elegante, impegnativo».

La soddisfazione più bella.

«La medaglia d’argento ai giochi olimpici di Rio de Janeiro 2016 nei tuffi sincronizzati dal trampolino 3 metri».

La delusione più cocente.

«Il quarto posto ai giochi olimpici di Londra 2012, per pochi decimi di punto dalle messicane a cui andò il bronzo».

Il campione di tutti i tempi?

«Alberto Tomba».

La squadra del cuore?

«Simpatizzo per il Milan».

Le avversarie più toste?

«Le cinesi, si allenano fin da piccolissime con l’obiettivo di emergere nei tuffi a livello mondiale. In Italia come atlete abbiamo avuto una vita da persone più normali. Lo sport deve essere competizione e divertimento, bisogna si essere determinati nel raggiungimento del risultato, ma senza arrivare all’esasperazione. Come sviluppo dello sport negli Stati Uniti, è giusto quello che fanno incentivando gli atleti di livello nelle scuole e università».

La compagna a cui è più legata?

«Tania Cagnotto, ovviamente. Quello che abbiamo vinto assieme in tutti questi anni sinceramente non mi sarei aspettata di ottenerlo. Nel 2016 mi sentivo appagata e quindi era maturata la decisione di lasciare i tuffi, ora però ripensandoci delle Olimpiadi da mamma sono un sogno che cercheremo di realizzare».

Il suo pregio migliore?

«La determinazione».

Il suo difetto peggiore?

«L’emotività».

Conta più il talento o il sacrificio?

«Personalmente il mio talento è il sacrificio, poiché non sono un talento inteso nel metodo classico, sono riuscita a costruire il mio talento grazie alla mia determinazione in allenamento».

Chi deve ringraziare se è arrivato al successo?

«I miei genitori per avermi avviato alla pratica di questo sport meraviglioso, e il Centro Sportivo Esercito di cui faccio orgogliosamente parte».

Allo sport trentino manca...

«Strutture adeguate alla pratica di ogni disciplina sportiva. Riferito ai tuffi manca un impianto dedicato, ne è prova il fatto dei miei continui spostamenti a Bolzano di questi anni per potermi allenare».

A parte il suo, lo sport preferito?

«Mi piace l’atletica leggera, amo seguirla in televisione in occasione di eventi internazionali. E la pratico nella mia preparazione fisica, ma non su lunghe distanze».

La paura più grande?

«Da madre, se succedesse qualcosa a mia figlia Ludovica».

Cosa le fa perdere la pazienza?

«L’ingiustizia».

È superstiziosa?

«Nella vita quotidiana no, ma nello sport sì. Ovvero in gara non guardo mai il tabellone e alla fine mi fa stare bene a livello di concentrazione. Inoltre sono attenta all’alimentazione prima della gara».

Come trascorre il tempo libero?

«Con mia figlia tra giochi, passeggiate e cucina».

Se non vivesse in Italia, dove vorrebbe vivere?

«Solo in Italia».

Da piccola sognava di...

«Diventare un’atleta».

Chi è per lei l’Mvt?

«Lorenzo Bernardi».


NICOLÒ CORRADINI

Tre aggettivi per il suo sport?

«Orienteering e sci-orientamento sono completi, inimitabili ed appassionanti: rischio ed errore sono sempre in agguato».

La soddisfazione più bella?

«Il primo titolo mondiale arrivato in modo inaspettato sulle nevi della Val di Non».

La delusione più cocente?

«Il furto degli sci avvenuto pochi attimi prima della gara mondiale long in Russia, ma il giorno dopo mi riscattai vincendo l’oro nella middle».

Il campione di tutti i tempi?

«La nuotatrice Federica Pellegrini, per la sua lunga e vincente carriera».

La squadra del cuore?

«Non seguo il calcio, ma a Mondiali e Europei tifo la Nazionale».

L’avversario più tosto?

«Il norvegese Vidar Benjaminsen (4 ori e 15 medaglie mondiali) che sconfissi sulle sue nevi a Lillehammer, conquistando il mio secondo oro mondiale».

Il compagno a cui è più legato?

«Il grande amico e allenatore Valerio Gianmoena».

Il suo pregio migliore?

«La tenacia e la capacità di non arrendersi mai in un carriera agonistica durata quasi 20 anni».

Il suo difetto peggiore?

«Forse l’essere testardo e non voler scendere a compromessi, cercando di essere sempre me stesso».

Conta più il talento o il sacrificio?

«Il talento senza il sacrificio non basta, serve tanto allenamento e preparazione».

Chi deve ringraziare se è arrivato al successo?

«La mia famiglia, la pazienza e gli incoraggiamenti di mia moglie Monica e i primi allenatori Gianmoena e Pradel».

Allo sport trentino manca...

«La capacità di coinvolgere i giovani, dando il giusto spazio ad allenamenti, scuola e svago».

A parte il suo, lo sport preferito?

«Ho sempre praticato il fondo e il ciclismo, sport di fatica che aprono grandi orizzonti».

La paura più grande?

«Nella vita tutto va affrontato con gioia e speranza, ci si ferma solo davanti alla morte».

Cosa le fa perdere la pazienza?

«Il non rispettare la gente e chi ti sta davanti, sul dialogo spesso prevale la maldicenza».

È superstizioso?

«No, né in gara né nella vita».

Come trascorre il tempo libero?

«Dedico tanto tempo alla famiglia e ai miei tre figli, con loro pratico tanto sport».

Se non vivesse in Italia, dove vorrebbe vivere?

«Austria e Svizzera la meta di tante gare e viaggi: ricordi indelebili».

Da piccolo sognava di...

«Non sono un sognatore, ho centrato i mei obiettivi nella vita e nello sport».

Chi è per lei l’Mvt?

«Moser ha appassionato intere generazioni di trentini.

 

 

 

LA SITUAZIONE NEI GIRONI

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