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Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi
Sedicesimi: Moser vs Dalfovo
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Nuova sfida tra del nostro sondaggio “Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi”: oggi è tra la leggenda del ciclismo Francesco Moser e il campione della pallavolo Massimo Dalfovo, arrivati ai sedicesimi di finale.

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FRANCESCO MOSER

Tre aggettivi per il suo sport.

«Faticoso, durissimo, ma bello perché ti fa vedere e conoscere il mondo».

La soddisfazione più bella.

«Vincere il Giro. Ha un valore diverso rispetto alle altre gare. Chiaro poi che anche i record dell’ora, il Mondiale, le Roubaix una dopo l’altra sono successi strepitosi: direi che la più grande soddisfazione è vedere tutti i trofei assieme».

La delusione più cocente.

«Senza dubbio il secondo posto al Mondiale del Nürburgring al fotofinish. Ero davvero in forma, tanto che una settimana dopo vinsi il Catalogna, poi il Lazio, il Giro di Lombardia. Il 1978 fu l’anno in cui vinsi di più. Mi sfuggì solo il Mondiale».

Il campione di tutti i tempi?

«Merckx se parliamo di ciclismo. In generale dico che Thoeni è stato un grande. Nel calcio ce ne sarebbero tanti da citare: da Maradona a Ronaldo...».

La squadra del cuore?

«L’Inter, perché quando ero ragazzino era la più forte».

L’avversario più tosto?

«Il più conosciuto è certamente Saronni per la rivalità che si era creata, ma come dimenticare Merckx, Hinault, Maertens?».

Il compagno a cui è più legato?

«Palmiro Masciarelli che è stato per 10 anni con me in squadra».

Il suo pregio migliore?

«Non mollare mai, e recuperare subito dopo le sconfitte».

Il suo difetto peggiore?

«Sono troppo istintivo, e questo mi ha fatto perdere più di una gara».

Conta più il talento o il sacrificio?

«Entrambi se vuoi fare risultato e mantenerti ai massimi livelli per tanto tempo».

Chi deve ringraziare se è arrivato al successo?

«Mio fratello Aldo che mi ha spinto a correre quando avevo già 18 anni».

Allo sport trentino manca...

«Niente. Recentemente abbiamo ottenuto grandi risultati anche in sport nuovi come volley e basket. Manca solo il calcio. A livello di impiantistica e di sport individuale direi che siamo messi molto bene».

A parte il suo, lo sport preferito?

«Seguo abbastanza lo sci e sono amico di tanti campioni».

La paura più grande?

«Le cadute, ma mi sono sempre rialzato».

Cosa le fa perdere la pazienza?

«Quando mi confronto con qualcuno che non capisce».

È superstizioso?

«No».

Come trascorre il tempo libero?

«Ho la campagna, la bici, e d’inverno vado a sciare. Ogni tanto vado anche al mare ma preferisco la montagna».

Se non vivesse in Italia, dove vorrebbe vivere?

«A volte mi verrebbe voglia di andare via quando vedo tutto quello da noi che non funziona. Per la tranquillità sceglierei la Svizzera, come fanno tanti ciclisti per pagare molte meno tasse. Io, invece, sono sempre rimasto qui».

Da piccolo sognava di...

«Non mi ricordo. Cosa vuoi, eravamo campagnoli, guardavamo le corse, andavamo ogni tanto in gita con il prete o la banda del paese».

Chi è per lei l’Mvt? Tanti dicono Moser!

«Io non posso dirlo, naturalmente. Io penserei a Cristian Zorzi che come vittorie ne ha fatte anche più di Nones».

 


 

MASSIMO DALFOVO

Massimo Dalfovo, tre aggettivi per il suo sport.

«Imprevedibile, appassionate e coinvolgente, sia per chi lo gioca che per chi lo guarda».

La soddisfazione più bella.

«Aver contribuito a portare il Trentino in serie A prima da giocatore e poi da dirigente».

La delusione più cocente.

«La partita scudetto persa a Torino nel 1979 davanti a ottomila persone. Con la Panini eravamo rimasti in testa tutto il campionato ma alla penultima giornata perdemmo a Palermo. Arrivammo così nel grandioso PalaRuffini con gli stessi punti di Torino, vincendo in Sicilia ci saremmo almeno guadagnati lo spareggio in  campo neutro».

Il campione di tutti i tempi?

«Muhammad Alì e Roger Federer»

La squadra del cuore?

«L’Inter»

L’avversario più tosto?

«Il nostro è un gioco di squadra, ne indico due: Santal Parma e Robe di Kappa Torino».

Il compagno a cui è più legato?

«Franco Bertoli, ci conoscemmo  giovanissimi  alla prima convocazione in azzurro a Silandro con la pre-juniores. Abbiamo  giocato assieme un anno a Padova, un anno a Modena e in nazionale, poi ci siamo sempre tenuti in contatto».

Il suo pregio migliore?

«Estroverso, so fare gruppo».

Il suo difetto peggiore?

«Un po’ testardo e troppo legato ai princìpi: rispetto, educazione, puntualità...».

Conta più il talento o il sacrificio?

«Con il talento ma senza sacrificio non si arriva, con il sacrificio e meno talento si può arrivare».

Chi deve ringraziare se è arrivato al successo?

«La mia famiglia allargata - genitori, moglie e fratelli - e tutta la pallavolo trentina».

Allo sport trentino manca...

«Amiamo darci la zappa sui piedi. Nel volley con due squadre in serie A e un numero di tesserati inferiore solo al calcio non manca nulla, forse solo una cura maggiore del settore giovanile maschile, che soffre però la concorrenza di molti altri sport».

A parte il suo, lo sport preferito?

«Calcio, rugby, tennis, insomma un po’ tutti gli sport con la palla»

La paura più grande?

«Perdere le persone a me più vicine e care».

Cosa le fa perdere la pazienza?

«L’ipocrisia e l’arroganza».

È superstizioso?

«No. Peraltro avevo un allenatore a Modena,Guidetti, che spargeva il sale. Credo sia preferibile tirarsi fuori con le proprie forze»

Come trascorre il tempo libero?

«Passeggiare in montagna e trascorrere del tempo con mia nipote Athena  che ad agosto compirà 4 anni. Quando l’ho rivista dopo due mesi di quarantena mi è parsa più grande».

Se non vivesse in Italia, dove vorrebbe vivere?

«In questo momento penso sia preferibile vivere in Italia. Un posto al mare, ne abbiamo di bellissimi in Sardegna, Sicilia, Calabria....»

Da piccolo sognava di...

«Finire alla Panini da Mezzolombardo, esordire in azzurro e in A a 19 anni e venir ingaggiato dall’inventore delle figurine penso siano sogni avverati».

Chi è per lei l’Mvt?

«Resto nel mio sport e dico Lorenzo Bernardi, mister Secolo».


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