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Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi 

Sedicesimi: Gusperti vs Travaglia

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Nuova sfida tra del nostro sondaggio “Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi”: oggi è tra il nuotatore René Gusperti (classe 1971) e il pilota di rally Renato Travaglia (1965), arrivati ai sedicesimi di finale.

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RENÈ GUSPERTI

Tre aggettivi per il suo sport.
«Semplice, umile, di sofferenza».
La soddisfazione più bella.
«La qualificazione alla prima Olimpiade di Barcellona 1992, sia per come è stata ottenuta sia per la partecipazione vera e propria».
La delusione più cocente.
«Non essere mai riuscito a vestire la maglia della nazionale in Australia, inoltre non sono riuscito a qualificarmi ai mondiali di Perth 1998 ed ai giochi olimpici di Sidney 2000».
Il campione di tutti i tempi?
«Matt Biondi e Alexandr Popov».
La squadra del cuore?
«Non seguo il calcio, quindi nel nuoto Rari Nantes Trento la mia prima società».
L’avversario più tosto?
«Lorenzo Vismara, che è arrivato a prendersi i titoli italiani e il mio record nei 50 stile libero nella seconda parte della mia carriera».
Il compagno a cui è più legato?
«Luca Bianchin, perché siamo entrati assieme in nazionale e per me è come un secondo fratello. Dal ritiro di Bianchin nel 1994, sono stato molto legato al dorsista Luis Alberto Laera».
Il suo pregio migliore?
«Moderatore, lascio correre e sopporto tutti».
Il suo difetto peggiore?
«Non riesco a perdonare e ogni tanto sono nervoso».
Conta più il talento o il sacrificio?
«Come sempre nel nuoto conta di più il talento, mi dispiace dirlo ma se non si ha il talento non si riesce a ottenere il risultato. Il talento con un minimo di sacrificio fa arrivare il risultato».
Chi deve ringraziare se è arrivato al successo?
«Innanzi tutto i miei genitori per avermi fatto iniziare col nuoto, e che poi mi hanno sempre concesso carta bianca sugli obiettivi che volevo ottenere. E sicuramente il mio allenatore Walter Bolognani, grazie a lui sono iniziati ad arrivare i risultati importanti».
Allo sport trentino manca...
«La figura dell’allenatore professionista, oltre alla vasca da 50 metri coperta che dovrà diventare un luogo di aggregazione per riuscire ad allenarsi assieme».
A parte il suo, lo sport preferito? «Motociclismo».
La paura più grande?
«Il volo con ultraleggeri ed elicotteri. Mi ricordo un ritiro con la nazionale nel 1996 in preparazione delle olimpiadi di Atlanta, tutti i miei compagni compreso il ct Alberto Castagnetti andarono a fare un volo sul Grand Canyon, io rimasi a terra».
Cosa le fa perdere la pazienza?
«L’incoerenza».
È superstizioso?
«Sì, e in particolare con i numeri del tempo nuotato in gara e delle corsie in piscina. Per me i numeri da evitare erano 0, 8, 12».
Come trascorre il tempo libero?
«Andare in bici, correre, camminare in montagna e mi piace andare con la mia barca sul lago di Garda».
Se non vivesse in Italia, dove vorrebbe vivere?
«Alle Canarie, la Spagna mi è sempre piaciuta sia per le vacanze da bambino sia alla prima olimpiade a cui sono legato».
Da piccolo sognava di...
«Diventare pilota di motociclismo».
Chi è per lei l’Mvt? «Francesco Moser».


 RENATO TRAVAGLIA

Tre aggettivi per il suo sport.
«Adrenalinico, spettacolare, unico».
La soddisfazione più bella.
«Il mio secondo titolo europeo nel 2005. Gareggiavo con una Clio S1600 privata del Team Autorel contro tre squadre ufficiali: Renault, Citroen e Fiat Abarth. Avevano schierato piloti quali Thiry, Basso, Andreucci e Simon Jean-Joseph».
La delusione più cocente.
«Corrado Provera, allora boss responsabile Peugeot Sport, dopo due giornate di gara al Sanremo mondiale nel 2001 con la 206 WRC mi disse che se fossi arrivato nella top ten avrei avuto la possibilità di gareggiare nel mondiale. Ho lottato contro 26 equipaggi ufficiali e mi sono classificato quinto assoluto. A fine gara ricevetti i complimenti, ma non si parlò di gare mondiali: una delusione che mi lascia ancora l’amaro in bocca».
Per lei, chi è il campione di tutti i tempi?
«Il pilota tedesco Walter Röhrl. Ha vinto con tutte le vetture con le quali ha gareggiato. Ma preme anche citare il grande Pietro Mennea».
L’avversario più tosto?
«Paolo Andreucci».
Il compagno di team a cui è più legato?
«Piergiorgio Deila, il mio compagno di squadra in Peugeot. Abbiamo lottato per cinque anni compreso il periodo della 306 Maxi. Era veloce e mi disse che l’unica sfortuna era quella d’aver trovato me in squadra. Amico e grande uomo».
Il suo miglior pregio?
«Sono determinato, perfezionista».
Il suo peggiore difetto?
«Troppo sincero. Dico sempre quello che penso».
Conta più il talento o il sacrificio?
«Vanno di pari passo. Ci vogliono entrambi nel nostro sport».
Chi deve ringraziare se è arrivato al successo?
«Senza dubbio mia moglie Manuela e la mia famiglia».
Cosa manca allo sport trentino?
«La nostra è una delle province più sportive d’Italia. Vi sono grandi eccellenze. Un territorio che ha prodotto tanto. Cosa manca? Forse bravi motivatori, coach per capirci».
A parte il suo, lo sport preferito?
«Sicuramente il ciclismo che pratico da 35 anni. Tra l’altro ho vinto una gara importante a Castelfranco aperta a professionisti d’ogni specialità».
La paura più grande?
«Sono state due uscite di strada in gara. La prima a Biella nel ‘94 causa acquaplaning a 150 all’ora e la seconda al Costa Smeralda del 2013, dove ho capito male una nota e ci siamo schiantati in mezzo a due alberi senza conseguenze fisiche».
Cosa le fa perdere la pazienza?
(Ride) «Gli autisti che in autostrada viaggiano sulla corsia di sorpasso senza sorpassare ed hanno le corsie di destra libere».
È superstizioso?
«Assolutamente no».
Come trascorre il tempo libero?
«Curo la mia forma fisica».
Se non vivesse in Italia, dove vorrebbe vivere?
«In Arizona. Mio figlio ha studiato lì cinque anni ed io mi sono innamorato del posto, del clima, della gente».
Quale era il suo sogno da piccolo.  «Gareggiare in macchina. Sono un uomo fortunato».
 Chi è per lei l’Mvt?
«Maurizio Fondriest, campione che ha dimostrato tanto. Persona onesta. Da giovane ho gareggiato con lui per tre anni ed ho conosciuto perfettamente il suo valore».


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