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Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi 

Sedicesimi: Bernardi vs Costazza

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Nuova sfida tra del nostro sondaggio “Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi”: oggi è tra la leggenda della pallavolo, Lorenzo Bernardi, e la sciatrice Chiara Costazza, arrivati ai sedicesimi di finale.

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LORENZO BERNARDI

Tre aggettivi per il suo sport.

Affascinante, coinvolgente, incerto.

La soddisfazione più bella.

Il mondiale di Atene, nel 1994.

La delusione più cocente.

Le Olimpiadi Barcellona 1992.

Il campione di tutti i tempi?

Mohammed Alì per quello che ha rappresentato anche al di là dello sport. Per come ha saputo trasmettere i propri ideali e la sua filosofia.

La squadra del cuore?

Inter.

L’avversario più tosto?

A muro mi infastidiva molto aver davanti Juan Carlos Cuminetti. Ma anche Joel Despaigne.

Il compagno a cui è più legato?

Luca Cantagalli.

Il suo pregio migliore?

Ritenermi sempre insoddisfatto e così cercare di migliorarmi in qualsiasi momento e attività.

Il suo difetto peggiore?

Permaloso.

Conta più il talento o il sacrificio?

Le due cose vanno assieme. Però con poco talento e tanto sacrificio forse un buon livello si può raggiungere. Con poco sacrificio no, anche se c’è il talento.

Chi deve ringraziare se è arrivato al successo?

La mia famiglia che quando ero giovane non mi ha mai messo paletti né pressioni.

Allo sport trentino manca...

Allo sport trentino credo non manchi niente. Forse, per poter eccellere a livello di squadra anche in sport con enormi movimenti economici come il calcio, servirebbe una dimensione più importante. Però, oltre alle eccellenze individuali che certo non ci mancano, abbiamo dimostrato anche come club di poter dire la nostra lavorando con serietà e impegno. Trentino Volley e Aquila Basket sono due esempi a livello nazionale, europeo e – per quanto riguarda Trentino Volley – anche mondiale.

A parte il suo, lo sport preferito?

Mi piacciono un po’ tutti gli sport: calcio, basket, tennis... Il ciclismo...

La paura più grande?

Non ce n’è una in particolare. Credo che avere paura sia normale: ammalarsi, morire. Chi non la ha? Ma ciò che conta è l’antidoto alla paura: il coraggio. E quello penso non mi manchi.

Cosa le fa perdere la pazienza?

La falsità.

È superstizioso?

No. Quando giocavo avevo qualche abitudine tipo il mio posto durante il riscaldamento o la sequenza degli esercizi. Però, ripeto, penso siano più abitudini che superstizioni.

Come trascorre il tempo libero?

In questo periodo di lockdown mi sono dedicato molto alla cucina.

Se non vivesse in Italia, dove vorrebbe vivere?

L’Italia credo sia il posto in cui si può vivere meglio. Mi è molto piaciuta anche Seattle, in Usa.

Da piccolo sognava di...

Vestire la maglia azzurra. Quando ero piccolo e giocavo a pallone, sognavo la nazionale di calcio, poi di tennis, infine di volley.

Chi è per lei l’Mvt?

Ce ne sono molti che lo meritano. Direi che, ripensandomi ragazzino, Francesco Moser di cui ero tifoso. Come persona che ho conosciuto, direi Maurizio Fondriest. Ma anche Gilberto Simoni, che seguivo sempre mentre correva.

 

 


CHIARA COSTAZZA

Tre aggettivi per il suo sport.

Adrenalinico, emozionante, maestro di vita, anche se questo non è un aggettivo.

La soddisfazione più bella.

Sicuramente la vittoria in Coppa del Mondo a Lienz.

La delusione più cocente.

Tante volte sono rimasta delusa, tra le più forti sicuramente lo slalom di Flachau della mia ultima stagione per un errore che mi ha fatto buttare via una grande prestazione a tre porte dall’arrivo; senza contare il grave infortunio dell’autunno 2008.

Il campione di tutti i tempi?

Nello sci sicuramente Debora Compagnoni (oggi la campionessa compie 50 anni, ndr), è stato il mio riferimento da sempre. Più in generale ho un debole per il tennista Nole Djokovic.

La squadra del cuore?

Potrei dire di aver sempre tifato Milan, ma non seguo praticamente nulla di calcio.

L’avversaria più tosta?

Marlies Schild prima e Mikaela Shiffrin poi: ho affrontato nel corso della carriera le due slalomiste più forti di sempre.

La compagna a cui è più legata?

Manuela Moelgg, senza dubbio.

Il suo pregio migliore?

Cerco sempre di trovare il meglio nelle cose e nelle persone

Il suo difetto peggiore?

Troppo spesso voglio aver ragione.

Conta più il talento o il sacrificio?

Il connubio di entrambi è la situazione migliore: senza l’uno o senza l’altro, difficilmente si arriva.

Chi deve ringraziare se è arrivata al successo?

Sicuramente la mia famiglia, le Fiamme Oro ma un grazie particolare sento di rivolgerlo a Stefano Costazza. Senza di lui non sarei diventata l’atleta e la persona che sono; pur essendo cugini, tra noi c’è sempre stato un rapporto atleta-tecnico.

Allo sport trentino manca...

In certi casi, specie a livello giovanile, potrebbe esserci un maggiore aiuto e sostegno nella scuola. Ma nel complesso credo di vivere in una piccola isola felice.

A parte il suo, lo sport preferito?

Da guardare in tv mi piacciono molto biathlon e volley; da praticare mi piace camminare e corricchiare in montagna.

La paura più grande?

Non riuscire a fare tutto quello che vorrei per mancanza di tempo; paura di non riuscire a vivere completamente le cose.

Cosa le fa perdere la pazienza?

La falsità delle persone. Ma spesso mi arrabbio con me stessa se non mi riescono le cose come vorrei.

È superstiziosa?

No, assolutamente no.

Come trascorre il tempo libero?

Andare in montagna e vivere la natura; anche stare a casa, passare del tempo con i nipotini.

Se non vivesse in Italia, dove vorrebbe vivere?

In tutta onestà fatico a pensarmi non in Italia. Se proprio devo, troverei dei posti immersi nella natura: Norvegia, Svizzera, Austria, anche Spagna.

Da piccola sognava di...

Con una mia amica avevo il pallino di fare la parrucchiera, ma già a dieci anni sognavo di diventare una sciatrice.

Chi è per lei l’Mvt?

Non nascondo che mi piacerebbe vincere, ma so bene che per farlo devo puntare sul fattore simpatia, non disponendo di una carriera come quella di Lorenzo Bernardi che mi sovrasta di almeno dieci scalini. Ma sperarci non costa nulla.

 

 

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