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Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi 

Sedicesimi: Zorzi vs Bridi

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Nuova sfida tra del nostro sondaggio “Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi”: oggi è tra il fondista Cristian Zorzi e la nuotatrice Arianna Bridi, arrivati ai sedicesimi di finale.

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Cristian Zorzi

Cristian Zorzi, tre aggettivi per il suo sport.
«Bello, adrenalinico ma anche stressante».
La soddisfazione più bella.
«Sicuramente la vittoria olimpica di Torino 2006, con la staffetta. Vincere un’oro olimpico in casa è qualcosa che rimane dentro. Poi farlo dopo una fuga in solitaria come le mia, mi ha consentito di ascoltarmi per chilometri e di gustare tutte le sensazioni».
La delusione più cocente.
«I Mondiali 2003 in Val di Fiemme: potevo fare bene sulla pista in cui sono cresciuto, ma mi sono dovuto accontentare dell’ottavo posto».
Il campione di tutti i tempi?
«Ho sempre un occhio di riguardo per Carl Lewis. Nel fondo invece metterei Gunde Svan, per la sua eleganza, posso dire che abbia antecorso i tempi».
La squadra del cuore?
«Inter».
L’avversario più tosto?
«Tor Arne Hetland».
Il compagno a cui è più legato?
«Giorgio Di Centa».
Il suo pregio migliore?
«Sicuramente la sincerità».
Il suo difetto peggiore?
«La sincerità. Mi ha fatto passare qualche guaio».
Conta più il talento o il sacrificio?
«Tutti e due: una volta con il talento andavi in alto, ora serve anche il sacrificio, ma sempre sorretto dal talento».
Chi deve ringraziare se è arrivato al successo?
«Sicuramente devo ringraziare mia moglie Verusca. Poi naturalmente tutti quelli che mi hanno seguito, ma l’elenco sarebbe lunghissimo, dai tecnici allo staff, dagli amici agli stessi giornalisti».
Allo sport trentino manca...
«Il Trentino ha sempre avuto ottimi livelli sportivi, manca forse un po’ attenzione verso gli ex atleti che potrebbero portare molto al movimento, in termini di esperienza, suggerimenti e anche rappresentare punti di riferimento».
A parte il suo, lo sport preferito?
«Mi ha sempre affascinato il motociclismo, per la carica di adrenalina; ma anche lo sci alpino».
La paura più grande?
«Da sportivo temevo sempre di non riuscire a dare il massimo».
Cosa le fa perdere la pazienza?
«L’ipocrisia».
È superstizioso?
«Sì, mi coloravo i capelli apposta! Ho sempre avuto di queste scaramanzie».
Come trascorre il tempo libero?
«In montagna, con la moglie ed i figli: famiglia e natura credo siano un’accoppiata vincente».
Se non vivesse in Italia, dove vorrebbe vivere?
«In Australia. Sono rimasto folgorato nel 2000, ci ho passato il mese di agosto e mi ha impressionato il rispetto per la natura e per le regole innato nella popolazione».
Da piccolo sognava di...
«Sono passati talmente tanti anni che non mi ricordo. Di certo non sognavo di diventare un campione nello sport».
Chi è per lei l’Mvt?
«Per i risultati potrei dire Francesco Moser, ma anche io stesso non demeriterei, secondo me».


Arianna Bridi


Arianna Bridi, tre aggettivi per il suo sport.
Imprevedibile, emozionante, faticoso.
La soddisfazione più bella.
«La medaglia d’oro nella 25 km ai campionati europei di Glasgow 2018».
La delusione più cocente.
«La mancata qualificazione olimpica nella 10 km ai campionati mondiali di Gwangju 2019».
Il campione di tutti i tempi? «Il nuotatore statunitense Michael Phelps».
La squadra del cuore? «Di calcio non me ne intendo, quindi Rari Nantes Trento».
L’avversaria più tosta? «La brasiliana Ana Marcela Cunha, perché oltre al potenziale fisico è la più astuta a livello mentale in gara».
La compagna a cui è più legata? «Rachele Bruni, che mi ha accompagnato dal primo mondiale a oggi».
Il suo pregio migliore? «La resistenza».
Il suo difetto peggiore? «Alcune volte sono troppo pessimista e critica, soprattutto nei miei confronti».
Conta più il talento o il sacrificio? «Faccio un po’ fatica a rispondere, anche se il talento non è nulla senza testa e allenamento. Mentre il sacrificio è rinunciare a ciò che ami, e se fai ciò che ami non esiste sacrificio».
Chi deve ringraziare se è arrivata al successo? «Alla base del mio percorso ci sono tre persone: Fabrizio Antonelli, mio attuale tecnico non un semplice allenatore ma anche stratega e regista; Luca Moser, il mio primo allenatore colui che mi ha trasmesso passione per tecnica, fatica e divertimento nello sport; mio padre, grazie al quale ho capito che bisogna amare la fatica per essere più forte dei propri limiti. Ovviamente un ringraziamento speciale per il supporto alla mia famiglia, al Centro Sportivo Esercito e alla Federnuoto».
Allo sport trentino manca...
«Flessibilità, gli atleti hanno esigenze di spazi, orari e strutture. Alcuni cambiamenti di gestione di impianti sportivi sarebbero molto semplici e potrebbero garantire un vantaggio a tutti. Per migliorare è necessario ascoltare i suggerimenti di chi quotidianamente lavora nell’ambiente sportivo».
A parte il suo, lo sport preferito? «Essendo una tifosa sfegata della Trentino Volley, la pallavolo».
La paura più grande? «Gli spazi chiusi, anche per questo pratico il nuoto in acque libere dove posso trovare grandi spazi tutti per me».
Cosa le fa perdere la pazienza? «La maleducazione e l’imprecisione».
È superstiziosa? «No».
Come trascorre il tempo libero? «Ne ho davvero molto poco: amo leggere, scrivere, cucinare e ascoltare musica».
Se non vivesse in Italia, dove vorrebbe vivere? «Con il mio sport ho avuto la fortuna di girare il mondo, sicuramente la bellezza delle Seychelles le rende uno spazio meraviglioso».
Da piccola sognava di...
«Diventare forte come mio padre. Aveva quella forza interiore che non lo faceva arrendere mai, perché era alla continua ricerca della perfezione».
Chi è per lei l’Mvt? «Da appassionata di volley dico Lorenzo Bernardi».

 


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