Salta al contenuto principale

Mvt- Il campione trentino di tutti i tempi

Via ai sedicesimi: Bresciani vs Maffei

Votate il vostro atleta del cuore

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
5 minuti 20 secondi

Nuova sfida tra del nostro sondaggio “Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi”: oggi è tra il calciatore pupillo di Zeman, Pierpaolo Bresciani, e la velocista delle piste ghiacciate, Cecilia Maffei, arrivati ai sedicesimi di finale.

Per votare, scegliete un’opzione e poi cliccate “Invia”.

 

 

Pierpaolo Bresciani. 

Pierpaolo Bresciani, il pupillo di Zeman negli anni ‘90 della serie A di calcio. Due gol segnati alla Juventus in un Foggia che lo lanciò ad alti livelli. Una favola: dall’Olivolimpia alle giovanili del Milan poi ai nel massimo torneo anche con il Bologna di Ulivieri e il Venezia di Novellino. Giocò anche nel Trento di C1 di Maddè e in tante altre squadre di C.
Tre aggettivi per il suo sport. «Coinvolgente, affascinante, unico. Era così il mio calcio».
La soddisfazione più bella.
«L’esordio a San Siro con la maglia del Foggia contro i rossoneri già allenati da Sacchi e poi da Capello. Il sogno da bambino si era realizzato. Stare con i top, io arrivato dalla provincia».
La delusione più cocente.
«Non essere stato convocato in Nazionale quando mi volevano Lazio e Fiorentina, ma alla fine rimasi in Puglia. Pensavo di meritarmelo alla vigilia dei Mondiali negli Stati Uniti. Poi gli scontri con i portieri Buffon (Parma) e Pagliuca (Inter) in uscite pericolose».
Il campione di tutti i tempi?
«Michael Jordan. Un’icona. Mi piace la Nba e il basket».
La squadra del cuore?
«Naturalmente il Milan, la mia base di partenza, dove sono cresciuto».
L’avversario più tosto?
«Da ala destra non poteva che essere Paolo Maldini (nella foto), un grande».
Il compagno a cui è più legato?
«Condividevo la stanza con Giordano Caini, difensore bresciano del Foggia».
Il suo pregio migliore?
«L’umiltà e il senso del lavoro». Con Zeman non si scherzava».
Il suo difetto peggiore?
«Sono un testardo. Segno zodiacale il Cancro. Non mi piace mai perdere, neppure a carte».
Conta più il talento o il sacrificio?
«50% a testa. Puoi avere tutto il talento che vuoi ma se non ti alleni... Io poi con l’allenamento ho avuto soddisfazioni».
Chi deve ringraziare se è arrivato al successo?
«Ringrazio la mia famiglia. I miei genitori, mia moglie e i miei figli. Mi hanno sopportato e supportato».
Allo sport trentino manca...
«Il superamento del campanilismo. Bisognerebbe essere più aperti, fare gruppo per l’obiettivo di scovare talenti. Ci vorrebbe maggiore professionalità».
A parte il suo, lo sport preferito?
«Mi è sempre piaciuto il tennis e da qualche anno mi cimento anche con il padel. Seguo le orme di mio figlio Alessio».
La paura più grande?
«Quella di avere qualcuno che sta male in famiglia».
Cosa le fa perdere la pazienza?
«Sono abbastanza tollerante. Però non sopporto quando trovo attorno a me ignoranza e arroganza».
È superstizioso?
«Sì, anche quando giocavo avevo i miei “riti”. Però non era uno solo, erano molti, poi non tutti funzionavano».
Come trascorre il tempo libero?
«Sto a casa con la mia famiglia. Mi rilasso con loro, al rientro, anche di tarda sera dal circolo tennis».
Se non vivesse in Italia, dove vorrebbe vivere?
«Sto bene qui, in Trentino e in Italia. Se dovessi fare un viaggio andrei negli Stati Uniti. Mi attirano».
Da piccolo sognava di...
«Diventare professionista. Dal campo di fronte a casa mia a Vigne sono finito nei grandi stadi. Sono felice di aver giocato in A, coronato il sogno di bambino».
Chi è per lei l’Mvt?
«Moser e Bernardi. Atleti monumentali. Non dovrebbe sfuggire loro la vittoria».


 

Cecilia Maffei. 

Velocità, adrenalina ma anche giusto equilibrio ed esperienza sulla sottile lama dei pattini dello short-track. Cecilia Maffei, 35enne pattinatrice di Pinzolo, ha saputo collezionare nella sua lunga e prestigiosa carriera sulle piste di tutto il mondo, ben quattro partecipazioni olimpiche.
Poi tante rassegne mondiali ed europee e ad oltre quindici edizioni della coppa del mondo, il tutto ottenendo medaglie importanti, ponendo sempre al servizio della Nazionale e della staffetta azzurra del pattinaggio in pista corta.
Tre aggettivi per il suo sport?
«Nello short-track è fondamentale la velocità, unita a forza e potenza e nelle prove più lunghe o a staffetta (3.000 metri) la giusta resistenza».
La soddisfazione più bella?
«La medaglia d’argento ottenuta nella staffetta alle Olimpiadi del 2018 a Pyeongchang, con una squadra fortissima capitanata da Arianna Fontana».
La delusione più cocente?
«Sono stata esclusa due volte dalla prova a staffetta alle Olimpiadi, pur essendo in buona forma».
Il campione di tutti i tempi?
«Nello short-track Ahn Hyun-Soo (3 ori olimpici e 18 mondiali) ottenuti con Corea e Russia dopo aver cambiato nome (Viktor) e nazionalità».
La squadra del cuore?
«Non seguo il calcio, dico la Nazionale».
L’avversario più tosto?
«Tanti gli atleti incontrati in carriera, nella prova a staffetta direi le asiatiche e la Corea su tutte».
A chi è più legata?
«Tutte le compagne della nazionale, ma in primis Elena Viviani, con cui ho condiviso tante gare e le Olimpiadi del 2014 a Sochi».
Il suo pregio migliore?
«Credo di aver un buon carattere, sono disponibile al dialogo e so fare gruppo e divertirmi».
Il suo difetto peggiore?
«Sono testarda come i “Rendeneri”».
Conta più il talento o il sacrificio?
«Non tutti hanno talento, ma senza sacrificio non si emerge nella vita e nello sport».
Chi deve ringraziare se è arrivata al successo?
«Devo tanto alla mia famiglia e ai miei genitori, alla squadra azzurra e al mio corpo militare che mi ha sostenuto quando avevo un doloroso infortunio, da cui sono riuscita a ripartire con sacrificio e impegno».
Allo sport trentino manca...
«Purtroppo ci sono sempre meno giovani atleti, oggi le distrazioni sono molte di più».
A parte il suo, lo sport preferito?
«Il nuoto praticato anche a livello agonistico quando ero più piccola».
La paura più grande?
«Deludere e non saper essere all’altezza se chiamata ad un ruolo importante».
Cosa le fa perdere la pazienza?
«Non riuscire a fare le cose come programmate: un po’ perfezionista un po’ testarda».
È superstiziosa?
«Direi di no, ma prima delle gare che contano ho sempre dei piccoli rituali».
Come trascorre il tempo libero?
«Mi piace rilassarmi, ma anche incontrare gente e mettermi a disposizione degli altri».
Se non vivesse in Italia, dove vorrebbe vivere?
«In Canada tra natura ed orizzonti sterminati».
Da piccola sognava di...
«Andare alle Olimpiadi (obiettivo centrato quattro volte)».
Chi è per lei l’Mvt?
«Tania Cagnotto, spero sia scelta come portabandiera azzurra alle prossime Olimpiadi, che si terranno a Pechino».

 

Tabellone parte sinistra

Tabellone parte destra

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy