Salta al contenuto principale

Mvt- Il campione trentino di tutti i tempi

Nuova sfida: Degasperi vs Donati

Votate il vostro atleta del cuore

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
5 minuti 10 secondi

Nuova sfida tra campioni del nostro sondaggio “Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi”: oggi è tra lo sciatore nautico Thomas Degasperi e il calciatore e allenatore Cornelio Donati.

Per votare, scegliete un’opzione e poi cliccate “Invia”

 

Thomas Degasperi. È partito da Caldonazzo con destinazione Florida e un obiettivo in testa: diventare il migliore. E, a trentanove anni, Thomas Degasperi può dire di aver raggiunto il suo obiettivo vincendo, tra le altre cose, sette titoli europei e due mondiali di sci nautico, la sua specialità sportiva. Il primo successo importante è arrivato a 14 anni, con la vittoria dell’europeo giovanile in Repubblica Ceca ma Thomas le prime gare le faceva già dall’età di otto anni. «È stato mio papà Marco a farmi provare. Guidava il motoscafo e mi spiegava come fare. Del resto, con mamma Traudi erano i custodi del centro nautico di Caldonazzo e si può dire che io sia cresciuto nell’acqua».

In realtà da giovane Thomas ha anche praticato diversi altri sport: dal calcio al volley, dal tennis al Judo e soprattutto sci alpino tanto che uno dei suoi idoli sportivi è sempre stato Alberto Tomba. Questa sua poliedricità lo ha portato anche a cercare nuove esperienze tanto da accettare, nell’inverno del 2012, di partecipare a ‘Ballando sotto le stelle’, dove ha acquisito grande popolarità.
È comunque stato sempre lo sci nautico la sua passione e il suo faro. Grazie ai risultati ottenuti volteggiando sulle acque, ha vinto una borsa di studio all’università ULM (di Monroe, in Louisiana) «ed ho potuto studiare e allenarmi gratis - racconta-. Mentre studiavo ho anche vinto i campionati europei assoluti. E nel 2007, dopo la laurea, ho conquistato sia gli europei che i mondiali».
Thomas da un po’ di anni vive in Florida, a Orlando. «Là è la Mecca di questo sport e ci vivono moltissimi atleti che partecipano alle gare del circuito professionistico. Non è solo una questione climatica. Per esempio, negli Stati Uniti riesco ad avere i materiali nuovi in un giorno: se devo fare dei test o se devo sostituire qualche attrezzo posso essere operativo in pochissimo tempo, cosa impensabile se abitassi in altre zone».
Comunque, fatta eccezione per questo momento particolare, spesso torna in Trentino, a Caldonazzo, per ritrovare gli affetti e i vecchi amici e tenere delle lezioni dimostrative per i ragazzi nella scuola dei genitori. Chiedergli di descrivere una vittoria non è facile, di sicuro però Thomas considera il più bel complimento ricevuto quello dei genitori dopo la vittoria del primo mondiale, nel 2007.
C’è invece un episodio che descrive bene la sua caparbietà e tenacia. Un episodio che risale al 2001 e che lo portò, ventenne, ad arrivare quarto ai mondiali. «Beh, quella gara ha una storia a parte - racconta -. Ero andato agli europei under 21. Ad assistere c’era Tangui Benet, il tecnico della nazionale maggiore. Prima che iniziassero le gare mi ha detto “se vinci ti porto ai mondiali assoluti”. Questa cosa mi ha dato carica e motivazioni enormi e sono riuscito a vincere. Così, forse per non rimangiarsi la parola, lui ha rifatto le convocazioni e mi ha inserito nella squadra azzurra maggiore. Io sono arrivato quarto, primo degli italiani. E l’anno dopo ho vinto sia gli europei under 21 che quelli assoluti».


 

Cornelio Donati.  Dal più classico e anonimo dei campi sportivi di periferia ad uno degli stadi più celebri del mondo, il mitico Wembley: questo l’incredibile percorso di Cornelio Donati, partito dal Darzo (uno dei sodalizi «antenati» del Calciochiese) per terminare la carriera con la Coppa delle Coppe alzata nel cielo londinese con la maglia del Parma. Una storia da raccontare, quella del 62enne giudicariese, che ha avuto nella grande Benacense di fine anni ‘70 il proprio trampolino di lancio dalla Seconda Categoria verso il calcio che conta.

«Furono i dirigenti Planchesteiner, Venturini e Betta, insieme al presidente Paolo Pederzolli, a portarmi a Riva quando avevo 18 anni - racconta Cornelio - e per me era come un sogno che cominciava ad avverarsi. Nella vita a volte ci vuole fortuna, la mia è stata quella di poter esprimermi al meglio con il mio carattere, senza dover cambiare testa. A quei tempi giocavo in un ruolo che oggi definirebbero «play», tanto che dopo il mio esordio alla Benacense avanzarono Lutterotti per farci giocare assieme. Nel 1980 sono andato a Bolzano e lì ci fu un’altra svolta: devo molto al direttore Pastorello, che venne a vedere Montebelluna-Bolzano, giocai bene e mi volle al Padova. Coi biancoscudati ho giocato otto anni tra C e B, inizialmente da centrocampista o mezzala, poi Giorgi mi ha inventato difensore laterale, ruolo che mi fece compiere un ulteriore salto di qualità».
Caso volle che Pastorello diventasse nel frattempo direttore sportivo del Parma: cercando un uomo di esperienza da affiancare ai vari Minotti, Apolloni e Susic, il dirigente pensò proprio a Donati.
«Inizialmente ero un po’ titubante: ormai ero quasi padovano, mia moglie Daniela che conobbi lì si doveva laureare in medicina... Non c’erano cellulari quindi i sacrifici erano molti nel trasferirsi da una città all’altra, non fu facilissimo ma ne valse la pena».
Al primo anno nella città ducale, arrivò subito la prima storica promozione in A dei crociati, l’inizio di una cavalcata entusiasmante con Nevio Scala al timone. «Una cosa che sembra quasi impossibile, è che sono arrivato lì senza un procuratore! E poi quante emozioni a Parma...». Come nella notte europea contro il Boavista, con Donati che dalla panchina udì il «Tardini» acclamarlo.
«Ad inizio anni ‘90 - racconta Donati - gli stranieri erano pochi, ma tutti dei fuoriclasse. Ricordo Brolin, Asprilla, Taffarel: al suo arrivo, qualcuno insinuò che il portiere brasiliano fosse una mossa commerciale di Tanzi per il mercato sudamericano della Parmalat, in realtà era diversi anni avanti come interpretazione del ruolo del portiere moderno».
Oggi Cornelio ha 62 anni e fa lo specialista dei difensori nel settore giovanile ducale guidato da Luca Piazzi.
«Questo virus è stato uno choc per tutti: nel nostro vivaio abbiamo diversi ragazzi da fuori Parma, ma sono riusciti a tornare in tempo dalle loro famiglie».


LA SITUAZIONE NEI TABELLONI

Ieri Luca Dallavalle ha battuto nettamente Alberto Schiavon. Per Dallavalle 270 voti (74%). Per Schiavon 95 voti (26%). 

Tabellone parte sinistra

Tabellone parte destra

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy