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Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi
Nuova sfida: Dallavalle vs Schiavon
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Nuova sfida tra campioni del nostro sondaggio “Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi”: oggi è tra il mago della mtb Luca Dallavalle e il re dello snowboard Alberto Schiavon.

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IL MAGO DELLA MTB

Mountain-bike, mappa e bussola per salire in vetta al mondo. Luca Dallavalle, 32enne orientista e sci-alpinista di Croviana in Val di Sole di salite (tra neve e ghiaccio) ne conosce tante, raccontare anche in una guida sul Gruppo del Brenta e della Presanella. Le sue due cime dorate sono state però ottenute in Repubblica Ceca e Lituania in sella alla mountain-bike. «Ho conosciuto l’orienteering alle Medie sotto la guida del professor Giancarlo Dell’Eva, mio primo allenatore nel Gs Monte Giner del presidente Massimino Bezzi - spiega Luca Dallavalle ora geometra all’ufficio tecnico del comune di Novella - dopo tante gare nella corsa orientamento (tra cui tre edizioni dei Mondiali Giovanili) verso i 20 anni mi sono avvicinato alla mountain-bike orientamento, vincendo per ben 8 volte il circuito di Coppa Italia e conquistando 26 titoli tricolori».

Passato al Gronlait O-Team, formazione dal poliedrico Roberto Sartori, è arrivato l’ingresso in Nazionale e i primi successi nella disciplina più recente dell’orienteering. «Ho ottenuto il bronzo ai Mondiali 2010 alla prima mia convocazione azzurra e quando non ero conosciuto nel circuito mondiale - spiega il biker solandro - sono dovuti passare altri 5 anni, non senza difficoltà ed incertezze, prima di trovare il primo titolo iridato nella sprint dei Mondiali 2015 a Liberec in Repubblica Ceca (un’edizione dove arrivò anche l’argento nella mass-start e il bronzo nella long). Questa è stata la soddisfazione più grande, riuscendo poi a bissare l’oro nella mass-start iridata del 2017 a Vilnius (Lituania): ripetersi non è mai facile e spesso è difficile tornare in sella dopo infortuni e tanta sfortuna».

Per Dallavalle anche un argento europeo nel 2017 a Budapest (Ungheria) e 9 podi in Coppa del Mondo. «Il mountain-bike orienteering è una disciplina spettacolare e sempre incerta, la foratura o l’errore nel leggere la mappa e trovare il giusto percorso è sempre dietro l’angolo - conferma Luca Dallavalle - ai Mondiali del 2018 a Zwettl (Austria) ero tra i grandi favoriti, ma mancai il podio per pochissimo dovendomi accontentare di un doppio quarto posto: una medaglia di legno lascia sempre grande rammarico soprattutto in una gara ben preparata e su un terreno ideale». Per l’orientista di Croviana tante ascese invernali sulle pareti verticali della Val di Sole.

«Negli ultimi anni con mio fratello Roberto (in ripresa dopo un grave infortunio) mi sono avvicinato sempre più allo sci-alpinismo e allo sci-estremo - racconta Dallavalle - abbiamo aperto più di 50 linee sulle Dolomiti di Brenta e sul versante nord della Presenella, provando tante avventure ed emozioni raccontate in una guida nel 2016». «Il mio sport non è una disciplina olimpica e forse non è ben conosciuto ed apprezzato - conclude Luca Dallavalle - serve sacrifico, passione e impegno (non sono in un corpo militare). La speranza è di correre i Mondiali 2020 già previsti in Repubblica Ceca,dove ottenni l’oro nel 2015, ma ora spostati a ottobre in Portogallo».


RE DELLA TAVOLA

Alberto Schiavon è stato il primo italiano capace di salire sul podio degli XGames, quelli che lui stesso definisce «un grandissimo show, realizzato proprio per colpire l’immaginario dall’Espn, il maggior network televisivo mondiale dedicato allo sport. «Partecipano, su invito, solo i più forti del Mondo, ed esserci stato per 8 volte è un metro del valore che avevo in quegli anni. È passato un decennio, ma per lo snowboardcross, specie a livello italiano, sembra passata un’era: allora ero solo io, praticamente. Ora c’è uno squadrone strutturato che vince ovunque». Un terzo posto raccolto nel gennaio 2010, poche settimane prima delle Olimpiadi di Vancouver che invece gli riservarono una pagina purtroppo più amara, con una squalifica platealmente ingiusta nel primo turno quando la via verso la medaglia non era affatto preclusa. Anzi.

«C’è stato un contatto di gara con l’atleta russo che poi avrebbe vinto la batteria davanti a me ma la giuria ha deciso di squalificarmi anche se dalle immagini era palese che non ci fosse stata scorrettezza: un’autentica mazzata, perché l’Olimpiade richiede quattro anni di sacrifici. A Vancouver avevo fatto tutto bene: su quel tracciato mi esprimevo alla grande, avrei superato il turno e avrei potuto giocarmi le medaglie con gli stessi avversari con cui avevo condiviso il podio solo venti giorni prima ad Aspen.

Mi ha fatto male, ma allo stesso tempo sono cosciente che l’errore di giudizio può sempre capitare, fa parte dello sport. Oltretutto posso dire che il mio caso ha fatto giurisprudenza ed oggi è uno degli esempi più lampanti che mostriamo a tecnici ed atleti per indicare quando non servono interventi della giuria».

Perché oggi il 42enne campigliano è di fatto il vicedirettore della Coppa del Mondo di snowboardcross. «La Fis mi ha coinvolto subito dopo il mio ritiro, nel 2014. Diversi incarichi fino al ruolo di consulente per la Coppa del Mondo, con il ruolo di responsabile per l’analisi video della gara: ero io in quel ruolo il giorno della vittoria olimpica di Michela Moioli a PyeongChang, due anni fa».

Verrebbe quasi da tirare in ballo il karma. Ma parlando di emozioni, il momento più fremente della vita sportiva di Alberto Schiavon è legato a Torino 2006. «Era la mia prima Olimpiade e poter partecipare alla cerimonia di apertura in Italia è stato qualcosa di magico. E oltretutto è stata una delle cerimonie più belle di sempre e l’ho potuto capire anche nelle tre edizioni successive di Vancouver, Sochi e PyeongChang a cui ho partecipato, a diverso titolo. Certo, le medaglie si ricordano sempre e sono fondamentali per ogni atleta, ma quell’emozione è stata formidabile».

Cresciuto sugli sci, Schiavon ha conosciuto lo snowboard a 13 anni e «dal 1991 per oltre un ventennio non ho più voluto mettere gli sci ai piedi. È stata una sensazione immediata di libertà che non mi era mai capitata prima».

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