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Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi

Quattordicesima sfida: Travaglia vs Deville

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 Nuova sfida tra campioni del nostro sondaggio “Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi”: oggi è tra il il rallysta Renato Travagliai e il campione di sci Cristian Deville.

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DA CAVEDINE AI RALLY MONDIALI

 

CAVEDINE - Dopo cinque anni d’assenza dalle competizioni, a fine 2019 Renato Travaglia è sceso dalla pedana di partenza del 10° Tuscan Rewind, prova finale del Campionato Italiano Rally in Toscana. Ha chiuso 4° assoluto al volante della Skoda Fabia R5 sullo sterrato alle spalle di Basso, Grugnola, Andreucci e davanti alla Citroen ufficiale di Rossetti. 

«In campionato erano ben quattro i piloti che si contendevano il titolo all’ultima gara e ci siamo messi in mezzo. Lottavo per il podio, ma abbiamo sofferto di noie agli ammortizzatori e in una prova ho raggiunto il concorrente che mi precedeva, perdendo 30 secondi».
Torniamo all’esordio, alla prima gara. «Avevo una passione incredibile per i motori, ma non sapevo nulla di rally. Ho contattato Silvano Pintarelli che m’ha istruito sul regolamento. Assieme siamo andati a vedere il rally iridato di Sanremo nel 1986. Manuela, allora la mia ragazza, mi incitò a provare appena trovato un lavoro. Nel novembre 1987 ci presentammo ad Asiago con la Opel Corsa 1.300 di gruppo N. Partimmo da casa con la macchina da gara caricata all’inverosimile e senza dire nulla in famiglia. Dopo le verifiche tecnico - sportive, gli addetti al parco chiuso non volevano lasciarci entrare perché il parcheggio era destinato solo ai partecipanti al Rally. L’Opel era talmente pulita, senza sponsor, che neppure vagamente assomigliava a una vettura da corsa. Fu subito un 2° posto».

Poi la straordinaria carriera che lo ha visto conquistare due Campionati Europei, uno italiano assoluto, sei volte dominatore del Campionato Due ruote Motrici. E ancora campione tricolore Trofeo Terra e dominatore del Gruppo N.
A chi s’ispirava a inizio carriera?

«Al finlandese Henri Toivonen, pilota ufficiale Lancia».


Come si tiene in forma?

«Tanti chilometri con la bici da corsa e camminate in montagna».


Quale è stata la soddisfazione più grande della sua carriera.

«Tantissime, ma ripenso spesso alla prima vittoria a Majano, Alpi Orientali, all’esordio con la BMW M3. Ero passato dalla trazione anteriore dell’Opel a quella posteriore delle vettura tedesca. Mi sono messo alle spalle anche le nuove 4 x 4».

Ricorda una delusione cocente?

«Come no! Corrado Provera, allora boss responsabile Peugeot Sport, dopo due giornate di gara al Sanremo mondiale nel 2001 con la 206 WRC mi disse che, se fossi arrivato tra i primi cinque, avrei avuto la concreta possibilità di gareggiare nel mondiale. Erano presenti ventisei equipaggi ufficiali e in alcune prove ci siamo piazzati a pochi millesimi dai vincitori delle speciali come Loeb e Sainz. Terminai quinto assoluto ed ero felicissimo per il futuro. A fine gara ricevetti i complimenti, ma non si parlò di gare mondiali. Una delusione che mi lascia ancora l’amaro in bocca dopo una prestazione super».

C’è ancora un sogno che vorrebbe realizzare? Qualche attimo di silenzio e poi dice serenamente:

«Personalmente ho realizzato i miei sogni. Ho fatto quello che più mi piaceva. Nel ‘91 diedi le dimissioni in Comune per inseguire la mia passione e i risultati sono arrivati. Ora mi piacerebbe far gareggiare mio figlio Aronne. Ha del potenziale e tanta passione».

 


 

DEVILLE, SCI DA COPPA DEL MONDO

Ventidue gennaio 2012, Kitzbühel, pista Ganslern. È lì che si compie l’impresa della carriera di Cristian Deville. Una seconda manche perfetta trasforma il quarto posto parziale nel primo successo in Coppa del Mondo del finanziere di Moena che, sotto il cielo grigio del Tirolo, si prende il lusso di lasciarsi alle spalle due campioni del mondo come Mario Matt e Ivica Kostelic.

Era il terzo podio stagionale, per il “Devil” fassano, in un inverno che a dicembre l’aveva già visto secondo a Beaver Creek e terzo a Flachau. Poche settimane dopo, a Kranjska Gora, sarebbe arrivato il quarto podio, purtroppo l’ultimo di una carriera che da lì in poi l’avrebbe visto incredibilmente solo altre due volte nella top ten del circuito maggiore, piazzamenti abituali nelle annate precedenti. Infortuni, incidenti di percorso, occasioni non pienamente sfruttate: nell’immagine resta però il Cristian Deville annata 2011/12, uno degli slalomisti più armonici, precisi, efficaci ammirati nel nuovo millennio.
«Quella di Kitzbühel è stata una giornata fuori dal comune, uno di quei giorni che evidentemente doveva andare così. Era una stagione in cui andavo forte e quel giorno c’erano oltre una quindicina di familiari, compresi i parenti e i cugini dalla Germania. Ricordo di essermi detto che avrei saputo gustare meglio tutte quelle emozioni negli anni a venire e così è stato, anche se sportivamente parlando, i miei risultati migliori sono di fatto finiti in quell’inverno. Ma se quella domenica di Kitzbühel è in vetta alla classifica delle emozioni, appena dietro c’è il primo podio, a Beaver Creek un paio di mesi prima, e l’esperienza olimpica a Vancouver, seppur fugace».
Sportivo a tutto tondo (sci a parte, calcio e tennis gli sport in cui ha saputo dare eccellenti dimostrazioni), sempre propenso a ridere e alla compagnia (i racconti delle grigliate di fine stagione rasentano il mitologico) ma allo stesso tempo anche estremamente critico, soprattutto nei propri confronti. Una caratteristica che magari ha pesato nella seconda parte della carriera.

«Con il senno di poi è facile dire che avrei potuto agire diversamente. Ma non me la sento di rinnegare le scelte fatte in passato, se non forse quella di non dare troppo peso alla preparazione atletica da giovane. Non ho mai avuto un allenatore o un preparatore che mi seguissero a casa, se non nel prosieguo degli anni e forse questo ha inciso. Al contrario oggi i giovani sono già iperspecializzati e organizzati, a volte mi viene il timore che sia quasi troppo. Sempre col senno di poi, magari avrei preso qualche accorgimento in più, come cambiare prima i materiali ma a posteriori è quasi sempre tutto più chiaro. Dal punto di vista sportivo invece se devo indicare un rammarico è quello dei Mondiali di Bormio 2005: stavo benissimo, potevo fare un grande risultato e invece sono uscito nella prima manche».
Chiusa la carriera agonistica, Cristian si è ritagliato un ruolo da allenatore nelle “sue” Fiamme Gialle. «È una dimensione che mi piace, anche perché mi permette di stare più a casa rispetto a quando facevo l’atleta. Ed è una bella sfida: credo di avere un buon bagaglio di esperienze da trasmettere, ma mi rendo conto che non è sempre facile trovare i giusti canali per farlo».


 

I RISULTATI DELLE VOTAZIONI 

Nel sondaggio di ieri, René Gusperti ha superato Andrea Pinamonti. Per Gusperti 424 voti; per Pinamonti 265.

 

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