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Mvt - il campione trentino di tutti i tempi

Decima sfida: Crippa contro Bassi

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Nuova sfida tra campioni del nostro sondaggio “Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi”: oggi è tra l'atleta del mezzofondo Yeman Crippa e l'arrampicatore Roberto Bassi. 

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YEMAN CRIPPA IL MEZZOFONDISTA

Yeman Crippa ha ripreso a correre. E questa è una notizia importante per il 23enne poliziotto cresciuto a Passo Daone ma ormai da anni di casa a Trento. Pur all’inizio della sua carriera da “grande”, Yeman ha meritato di diritto un posto tra i 64 big della storia dello sport trentino, grazie ad un palmares di primissimo piano in cui spicca il primato italiano dei 10.000 metri segnato lo scorso ottobre, per detronizzare dopo trent’anni Salvatore Antibo. L’ottavo posto dei Campionati Mondiali di Doha con il 27’10”76 che ha riscritto le statistiche italiane della distanza è stato sin qui l’apice della giovane carriera dell’allievo di Massimo Pegoretti.
«Il risultato dei Mondiali è stato molto prezioso, perché per la prima volta ho dimostrato di poter stare con i migliori del Mondo, anche se il gap è ancora ampio. Ma è stato importante anche perché nel giro di pochi giorni ho saputo passare dalla delusione per la precoce eliminazione nei 5000 metri ad una gara di alto livello sulla doppia distanza: a livello personale questo ha significato molto. Se però devo essere pienamente sincero, in termini di emozioni e di affetto, alla pari del risultato di Doha metterei anche il bronzo di Berlino dell’anno precedente: andare sul podio agli Europei in pista non è capitato a molti e nella capitale tedesca sono andato vicino alla doppietta, considerando anche il quarto posto nei 5000. Il bronzo agli EuroCross di dicembre invece dal mio punto di vista vale un po’ meno».
Nato in Etiopia, Yeman ha raggiunto Passo Daone in apertura del nuovo millennio, insieme ad un nutrito gruppo di fratelli adottati da papà Roberto e mamma Luisa. Tra loro anche Nekagenet, di due anni più grande e a sua volta ottimo protagonista nella corsa prolungata, tanto da meritare insieme al fratello il ruolo di protagonista nel premiato docufilm “Yeman e Neka” realizzato nel 2015 da Matteo Valsecchi.
Avviato allo sport nel calcio, ha quindi trovato piena espressione proprio nella corsa.
«Ho giocato sin da piccolo, nel Valrendena prima, nel Tione poi: giocavo soprattutto esterno, naturalmente correvo parecchio e proprio in alcune gare studentesche, durante le medie, mi resi conto che potevo davvero diventare forte. Il mio primo allenatore è stato il compianto Marco Borsari, cui devo moltissimo, poi dal 2011 mi segue Massimo Pegoretti con cui stiamo cercando di programmare l’appuntamento olimpico».
I cinque cerchi sono nell’obiettivo di Yeman Crippa. Già tredicenne, non nascondeva le velleità di qualificarsi per Rio 2016, un traguardo mancato di poco sette anni più tardi. Ora l’appuntamento è per Tokyo.
«La medaglia olimpica è sempre stata il mio obiettivo, il mio sogno. E credo ancora di poterlo raggiungere: lo slittamento di Tokyo al 2021 mi offre ancora maggiori possibilità e tempo per preparare al meglio l’appuntamento. Sto correndo proprio per quello, con quel pensiero nella mente, anche se prima - a dicembre - ci saranno nuovamente gli EuroCross. Da qualche giorno è possibile correre nuovamente all’aperto, dopo oltre un mese di tapis roulant: le gambe stanno rispondendo alla grande; anche se il momento è difficile per tutti, mi sento davvero fiducioso, in tutti i sensi».


ROBERTO BASSI, L'INDIMENTICABILE CLIMBER

È l’uomo che ha aperto la strada a un nuovo modo di andare in montagna. Raccontare la storia di Roberto Bassi è un po’ come descrivere la rivoluzione delle ascensioni.
Se Reinhold Messner ha dimostrato che tutte le vette più alte del mondo potevano essere scalate senza l’aiuto delle bombole di ossigeno, l’atleta trentino importò in Italia un nuovo stile, il free-climbing, spalancando di fatto le porte a una nuova disciplina, l’arrampicata sportiva, che proprio quest’anno avrebbe dovuto esordire alle Olimpiadi.
Roberto Bassi nacque a Milano nel 1961 da famiglia trentina e ben presto si trasferì nella nostra città. Il primo approccio con le pareti già a 15 anni, iniziando a cimentarsi nelle palestre della Vela e dei Bindesi con la mitica Scuola Graffer della Sat. A soli 18 anni d’età venne invitato a partecipare con Gigi Giacomelli, Elio Piffer e Marco Furlani a una spedizione nella mecca dell’arrampicata americana, la Yosemite Valley. Da quell’esperienza - dove i quattro salirono l’Half Dome ed altre vette realizzando numerose prime italiane - Roberto trasse forti insegnamenti che lo portarono a uno stile di scalata nuovo: non più cime da conquistare, ma difficoltà estreme da superare con i movimenti del corpo, senza alcun aiuto esterno.
Giovanissimo, con Heinz Mariacher, Maurizio “Manolo” Zanolla, Luisa Iovane e Bruno Pederiva entrò quindi a far parte di quel gruppo - visionario e controcorrente - che fu uno dei motori dell’evoluzione dell’arrampicata in falesia e in parete, e che insieme a pochi altri rivoluzionò tutti i concetti e le credenze fino ad allora imperanti tra gli arrampicatori. Nel contempo, il 2 agosto 1980, due avvenimenti segnarono la sua vita: Bassi, con il compagno di cordata, volò durante una scalata sulla parete sud della Marmolada senza fortunatamente riportare gravi danni; nello stesso giorno l’amico Gigi Giacomelli morì nel gruppo del Brenta precipitando dal Castelletto dei Massodi, dov’era impegnato in un’ascensione in solitaria.
Roberto divenne più prudente e si rintanò con ottimi risultati alla Valle del Sarca dove realizzò aprì alcune nuove vie diventate orma storiche come la «Zanzara» ai Colodri di Arco, «Honky Tonky» sulla parete che domina la Spiaggia delle Lucertole a Torbole e la via «Futura» alla gola di Toblino: il primo 8b in Italia.
Di lì alle gare il passo fu breve. La prima competizione a livello internazionale disputata nella nostra nazione fu Sport Roccia, a Bardonecchia. L’esordio nel 1985 con la vittoria del tedesco Stefan Glowacz e Roberto Bassi concluse settimo, primo degli italiani e di conseguenza campione nazionale di arrampicata sportiva. Il successo tricolore venne bissato l’anno successivo quando a imporsi fu il francese Patrick Edlinger e il climber trentino decimo, ancora una volta il migliore degli italiani. Poi la gara fu soppiantata dal Rock Master di Arco in cui Bassi fu pure protagonista.
La sua vita si interruppe troppo presto nel settembre 1994 in un incidente stradale accaduto sull’Autobrennero all’altezza di Aldeno. A lui sono stati poi dedicati un film e un libro dal titolo «Zanzara e Labbradoro – Roberto Bassi e la nascita del free climbing nella Valle del Sarca», opera di Lia Giovanazzi, che fu fidanzata del climber negli anni ‘80, e della figlia Marianna Beltrami.


 

 

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