Olimpiadi

I fantastici tre dei pattini sul tetto del mondo: «È un sogno che si avvera»

Il filosofo Ghiotto, i trentini Giovannini e Malfatti: «Lavoro e lacrime per anni, sognavamo questo oro, è pazzesco che abbiamo realizzato il sogno»

LA GARA Trionfo sugli Usa
LA GALLERY Le immagini più belle
LE REAZIONI Tutti ai piedi degli azzurri 

di Alessandra Rotili

MILANO. Il filosofo che sfreccia sui pattini aveva il fuoco sul ghiaccio milanese. C'era da vendicare la medaglia mancata sui 10mila metri, la sua gara. Lui con i suoi fedeli compagni, i fantastici tre delle lame. E così 20 anni dopo Torino 2006 l'impresa si ripete a Milano: Davide Ghiotto guida l'Italia dei pattini a un altro oro storico nell'inseguimento, lasciando il segno così come aveva fatto l'altra Italia trascinata allora da Enrico Fabris. E proprio davanti agli occhi dell'olimpionico di allora il terzetto azzurro, completato da Michele Malfatti e Andrea Giovannini, conquista un titolo che è fatto di fatica, impegno e dedizione.

Ghiotto, vicentino, 33 anni e papà di due bimbi (Filippo e Niccolò di appena undici mesi), con una laurea in filosofia aveva non a caso citato Schopenhauer per rimettere nell'angolo giusto la pur amata delusione della gara individuale. "E' stata un'emozione incredibile dopo i 10.000, grazie a tutta la squadra che mi ha supportato, naturalmente è fondamentale il lavoro di squadra - ha detto il vicentino - Siamo stati molto vicini, sapevamo che questa gara era molto importante per noi. Abbiamo lavorato tanto, infatti nel corso degli anni siamo riusciti a vincere l'Europeo, il Mondiale e quindi ci aspettavamo moltissimo da questa gara. È un sogno che si avvera dopo quattro anni di lavoro quotidiano insieme. Sognavamo questo oro, questo risultato sarebbe stato impossibile senza questi ragazzi: siamo molto felici. È pazzesco che abbiamo realizzato il sogno".

Già la squadra, e che squadra: i tre ragazzi che volano sui pattini per arrivare alle Olimpiadi di ghiaccio ne hanno macinato tanto. Allenandosi all'aperto sui laghi, accumulando chilometri e traiettorie. E i magnifici tre a Milano si sono confermati invincibili, campioni mondiali nel 2024 e argento nella rassegna successiva, oltre che numeri uno in Europa, a Rho agli americani hanno fatto fare il giro di ricognizione e poi sono partiti a razzo andandosi a prendere il titolo con autorità. Andrea Giovannini, trentino altro classe '93 alla fine esulta imitando Steph Curry, l'idolo del basket Usa che fa il gesto della buonanotte. "Sono un super tifoso dell'NBA. Avevo detto al mio compagno di stanza 'Se vinco renderò la serata ancora più bella'. L'ho fatto e mi sono divertito".

Michele Malfatti, altro trentino non sta nella pelle: "Non ci sono parole per descriverla. È davvero un'emozione enorme dopo tutti questi anni di lavoro, dopo tutto quello che abbiamo fatto. Tutte le lacrime, tutti i bei momenti che abbiamo vissuto. Quest'anno ci siamo allenati insieme, con tutta la squadra, tutti i ragazzi. È qualcosa di incredibile esserci riusciti". Di sicuro Ghiotto stavolta non si allinea al suo mentore pensatore: altro che effimera, e la vittoria ai Giochi di casa è più storia che filosofia. 

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