Un calcio alla disparità: le ragazze del Calcio Trento e un #8marzo di impegno e sport

TRENTO - Abbiamo chiesto alle ragazze del Calcio Trento Femminile di parlarci di sport, calcio e parità di genere per l' #8marzo. E questo è il loro contributo.

Esiste un genere diverso di giocare a calcio, o, per dire meglio, esiste un genere che gioca a calcio diverso da quello che siamo abituati a vedere in TV. Stiamo parlando di calcio femminile.

Ebbene sì, Il calcio femminile esiste e sta crescendo. Negli ultimi anni questo movimento, complice la bella prestazione delle azzurre al Mondiale giocato in Francia nell'estate nel 2019, sta facendo sentire sempre più la sua voce. Come ha dichiarato Cristiana Girelli mercoledì dal palco dell'Ariston (l'attaccante della nazionale era ospite a Sanremo), le calciatrici vogliono mandare un messaggio importante: non ci sono più solamente gli uomini da tifare, ma tutto un movimento che vuole essere sempre più riconosciuto e seguito.

Anche a Trento esiste una realtà in crescita: Il Trento Calcio Femminile, storicamente società calcistica tutta al femminile che è riuscita negli ultimi anni ad incrementare costantemente il numero di tesserate riuscendo a superare, ad oggi, il ragguardevole traguardo delle 100 tesserate, distribuite su 4 squadre: esordienti, under 17, under 19 e serie C nazionale.

Il team del presidente Holler, da poco subentrato alla storica presidentessa Csako, si è dato da fare e a suon di risultati e progetti per sensibilizzare e promuovere questo sport, costituisce oggi un riferimento in tutta la Provincia e non solo.

Ma cosa vuol dire al giorno d'oggi essere una calciatrice? Le ragazze della prima squadra del Trento, che stanno tra l’altro proseguendo con il proprio campionato anche in questo periodo, tra stringenti protocolli e regolari tamponi, si presentano. “Partecipiamo ad un campionato su scala nazionale (la serie C è infatti suddivisa in 4 gironi), simile alla serie C maschile (che prevede 3 gironi) e questa condizione ci permette di proseguire regolarmente con l’attività. In Trentino giochiamo solo noi donne e il Trento maschile in Serie D. Ovviamente siamo felicissime di poter proseguire, anche se rimane la discrasia tra il nostro status formale e la dimensione economica della nostra realtà rispetto alla C maschile. Per le società femminili non è semplice stare al passo con i protocolli sanitari e noi giocatrici di serie C non viviamo di calcio…” ci tengono a sottolineare le ragazze.

Ad oggi, essere calciatrici di serie C significa allenarsi almeno tre volte a settimana, di sera, e giocare tutte le domeniche, con trasferte impegnative fino a Trieste, Venezia, Ferrara ma anche Oristano, in Sardegna. E le società, non tutte ma quasi, a questo livello, non possono permettersi di pagare le giocatrici.

"Praticamente tutte frequentiamo l’università o lavoriamo. Da una parte è motivo d’orgoglio distinguerci dal calcio maschile, che ha numeri pazzeschi (in termini di militanti ed in termini economici) fin dalle categorie regionali, ma che proprio per questo è mediamente meno appassionato e puro. Noi invece siamo la parte essenziale del calcio, pochi soldi e tanta passione. Giocare a questo livello è come un lavoro, per l’impegno e tanti sacrifici. Ci richiede di adattare la nostra vita ai suoi ritmi, ci richiede una vita da atleta. Nonostante letteralmente lo sia, nella sostanza non è un’“attività ricreativa da dopo lavoro”…” ci racconta Giordana Torresani, il capitano della squadra, che purtroppo quest'anno è alle prese con il recupero da un grave infortunio.

Da qualche anno fortunatamente, con l'ingresso di società maschili come Juventus o Milan e i loro capitali, in serie A è possibile essere calciatrici a tempo pieno e dalla stagione 2022/23 anche le calciatrici potranno finalmente essere professioniste. Anche se a rilento rispetto agli Usa e al resto d’Europa, le cose stanno cambiando anche in Italia e per ogni bambina presto sarà possibile immaginarsi calciatrice.

Essere una donna che gioca a calcio oggi significa anche convivere con una serie di stereotipi: per tanti (ancora troppi), una calciatrice o è un maschiaccio o è scarsa. Non è previsto essere donna ed abbinare femminilità a talento calcistico. Per molti il calcio femminile non è né bello né di qualità a prescindere dal fatto che abbiano visto almeno un paio di partite, e spesso ci chiedono se le regole sono le stesse, segno di scarsa conoscenza di questo sport.

Per i lettori con qualche dubbio ecco il chiarimento tanto atteso: le regole sono identiche a quelle del calcio maschile, stesso pallone, stesso campo, stessa porta, stessi numeri in campo. Speriamo di avervi chiarito le idee una volta per tutte!

“Spesso dire che gioco a calcio scatena sorpresa e perplessità nell’interlocutore. Percepisco proprio che non la considera una cosa normale e a ciò segue un set di domande talvolta con inclinazione canzonatoria: “Ma tipo…quanti palleggi sai fare?”, “Lo stop di petto lo fate?" Quando ci fanno queste domande solitamente rispondiamo con pazienza. Ci teniamo molto a far passare il concetto che siamo delle atlete serie e professionali tanto quanto le pallavoliste o le nuotatrici. Come ci percepiscono gli altri dipende anche dal nostro comportamento. Per questo, come calciatrici, ogni volta che entriamo in campo non ci limitiamo solo giocare, ma cerchiamo di dimostrare a tutti che lo sappiamo fare davvero e bene. Ci sentiamo la responsabilità di rappresentare una categoria di sportive che rivendica la stessa dignità di tutti gli altri sport" ci dice Chiara Valzolgher, portiere e vice capitano della formazione aquilotta.

Insomma, essere donna e giocare a calcio nel 2021 è ancora una bella corsa ad ostacoli. Si stanno facendo indubbi passi avanti ma la strada da percorrere è ancora lunga. "Per andare più veloci in questa crescita abbiamo bisogno di tutti voi" ci dicono le calciatrici del Trento. "I media hanno un ruolo fondamentale in questo. Parlate di noi, venite a vederci, fateci vedere alla TV. Non solo l'8 Marzo."

 

 

comments powered by Disqus