Addio a Fabio "Bont" Tavernini portiere dell'Olivo dei pionieri

È scomparso ieri all'età di 92 anni ad Arco Fabio Tavernini detto «Bont», il portiere dell'Olivo Arco dei tempi pionieristici, l'ultimo di quella squadra che aprì le epoche dei trionfi all'ombra del castello della cittadina del Basso Sarca, con la conquista del titolo di campione della Venezia Tridentina in Prima Divisione nella stagione 1946/47. Tavernini, famoso anche per essere stato uno dei primi commercianti della Riva del Garda del boom turistico nel dopoguerra con l'avviata edicola di via San Francesco oggi gestita dal figlio Mauro, era sopannominato il «gigante buono» per la sua straodinaria fisicità e la sua lealtà in campo. Solo una volta gli cedettero i nervi e venne poi squalificato a vita nel corso di uno degli agguerriti derby con la vicina Benacense Riva.

Sul campo di via Pomerio dove erano celebri le sue imprese tra i pali, nel corso di un'uscita «Bont» venne rimproverato dall'arbitro di turno. «In un contrasto con l'attaccante rivano - si legge nel libro dedicato al secolo di vita dell'Us Arco che proprio quest'anno ha tagliato il 120° anniversario di fondazione - Tavernini venne apostrofato dall'arbitro. Lui non si controllò quando rispose alla giacchetta nera e allungò all'arbitro uno sganassone. Il 15 giugno del '48 venne preso in esame a Roma il caso Tavernini dalla Commissione d'appello federale sul ricorso dell'Olivo, la tessera di Fabio non venne restituita».

Così Tavernini si dedicò ancor di più alla passione professionale per il negozio e per l'hobby della caccia. Il calcio gli rimase nel sangue, continuò sempre a seguire l'Olivo, l'Olivolimpia e l'Arco fino a tempi recenti da spettatore disincantato del pallone dilettantistico che lui aveva tanto amato. Il suo successore Remo Fattorelli imparò molto da lui e quella squadra restò per sempre nel suo cuore. Fabio giocò a fianco dei fondatori del calcio di Arco, dal centravanti Bruno Moratti al mediano Aldo Leoni, dai fratelli Carlo e Danilo Ischia difensori, originari di Dro con il primo poi emigrato in Argentina e padre di quel Carlos che giocò nel Racing e lo allenò, dalla mezzala Gianni Senter all'ala sinistra Guido Artel, dall'ala destra Franco Bertamini poi indimenticabile segretario della Federcalcio trentina al centro-sostegno Aldo Bonmassar, da Gianfranco Marchi robusto mediano a Nerino Viola altra mezzala, diretti da Mario Lutterotti detto "del lat" il papà di quello che divenne il centrocampista tra i più forti in Trentino, Piergiorgio Lutterotti della grande Benacense e del Trento di C1.

Un calcio dove gli schemi erano ancora non così esasperati come oggi, quando c'era il vero entusiasmo di paese, quando nessuno veniva sostituito e la trasferta in Veneto o in Alto Adige era salutata come un evento. Ci mancherà poi la grande umanità e saggezza di Fabio Tavernini, un vero altogardesano che ha nello sport e nell'economia di anni ruggenti è stato vero protagonista.

 

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