Graziato Hackett Milano è più forte

Meglio di mille auguri per l'anno nuovo, il via libera della federazione fa volgere al bello il 2015 di Daniel Hackett, il play dell'Olimpia Milano sospeso per sei mesi per aver abbandonato a luglio il ritiro della Nazionale a Trieste. Il presidente della Fip, Gianni Petrucci, ha accolto la richiesta di grazia avanzata dal giocatore, pentito di quel colpo di testa che gli costò anche un rimbrotto da parte degli altri azzurri, e ora Hackett potrà tornare a giocare in campionato - la squalifica non valeva per l'Eurolega organizzata da un ente privato (stasera l'Armani deve vincere a Malaga, ieri Daniel ha saputo della notizia appena sbarcato a Madrid) - alla ripresa del torneo, il 25 gennaio contro Cremona al Mediolanum Forum, dopo l'All Star Game di domani a Verona, e soprattutto ritrovare un posto in azzurro per gli Europei di settembre. Poi Daniel è anche pronto per la sua prima trasferta stagionale, al PalaTrento la sera dell'1 febbraio in un match che si preannuncia galattico con gli scudettati a regime pieno.
«Torna più forte, ne sono convinto» è il viatico di Petrucci, che ha definito «giusta e logica» la propria scelta visto «il comportamento del giocatore in questi mesi». Un perdono previsto dalle norme della giustizia sportiva ma che viene usato di rado ad personam, sul quale il 27enne play sperava molto, specie in chiave azzurra, dove più ha da recuperare: «Il mio desiderio per il 2015 è poter riabbracciare la Nazionale - aveva detto prima di Natale - Vorrei potermi mettere alle spalle quello che è stato, le polemiche e i fatti, e portare qualcosa di speciale per l'Italia, e cercare di raggiungere una medaglia transitando dal 5 al 20 settembre da Berlino e dalla Francia. Un ulteriore prova di pentimento che deve aver convinto il n.1 del basket insieme con la «corretta gestione della situazione» da parte della società meneghina.
Era il 18 luglio quando Hackett lasciò improvvisamente il raduno di azzurro di Trieste e già il giorno dopo finì sotto la lente della Procura per essersi allontanato «senza giustificato motivo e senza autorizzazione».
Risultato: cinque mesi di stop per la fuga più uno per le dichiarazioni, da scontare tra il 12 ottobre, inizio del campionato di serie A, e l'11 aprile. Il 31 luglio, la giustizia sportiva con lui non aveva perso tempo, la sentenza venne confermata in appello, ma nel frattempo, forse più dolorosa, era arrivata la «scomunica» da parte dei giocatori azzurri - anche l'aquilotto Pascolo a fianco dei senatori Datome, Cinciarini e Aradori - che lo accusarono di non aver rispettato «le regole della Nazionale e infranto quel codice che c'è tra compagni di squadra». Poi il commento ingeneroso: «Ho preso una squalifica più lunga e pesante di un calciatore cannibale (si riferiva al morso dell'uruguayano Suarez al centrale Chiellini, ndr) che morde ai Mondiali nonchè recidivo per la terza volta».
Ora starà a lui riconquistare la fiducia del ct Simone Pianigiani e dei compagni in azzurro, mentre l'Olimpia potrà sfruttarne le doti per vincere il secondo scudetto consecutivo, che sarebbe il terzo per il giocatore dopo quello a Siena nel 2013. «L'ho sentito ben carico», ha detto Petrucci, che, come i tifosi, crede nel suo riscatto.
Le prime reazioni del giocatore: «Grazie al presidente Petrucci. Ora volto pagina e chiedo alla Nazionale di raccogliermi. Quindi spero che tutti mi aiutino a voltare pagina. Torno alla normalità del doppio impegno settimanale. Potrò aiutare la squadra a difendere il titolo.

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