Sanità

Neuroradiologia, Rozzanigo: “Contro l’ictus nuove armi a disposizione”

Parla il nuovo direttore dell'Unità operativa di neuroradiologia dell'ospedale Santa Chiara di Trento: “In questi anni siamo cresciuti molto. Complessivamente trattiamo circa 1.200 pazienti all'anno e ci siamo espansi soprattutto nel settore della neuroradiologia interventistica”

di Patrizia Todesco

TRENTOUmberto Maria Rozzanigo, già primario facente funzioni dal marzo 2023, è il nuovo direttore dell'Unità operativa di neuroradiologia dell'ospedale Santa Chiara di Trento. È stato infatti ufficializzato negli scorsi giorni l'esito della selezione per il conferimento dell'incarico di direzione della struttura complessa. Rozzanigo - si legge nella nota dell'Asiut - vanta una lunga esperienza lavorativa nell'Azienda provinciale per i servizi sanitari, dove presta servizio dal 2008.

Laureato in Medicina e chirurgia all'Università degli Studi di Verona nel 1999, ha ottenuto la specializzazione in Radiodiagnostica nel 2003, sempre a Verona. Nel 2012 ha conseguito il Diploma Europeo di Neuroradiologia (EDiNR) alla European School of Neuroradiology (ESORN) e nel 2023 ha ottenuto l'abilitazione scientifica nazionale come professore universitario di seconda fascia. Ha maturato oltre 22 anni di esperienza nel settore della neuroradiologia, lavorando principalmente all'ospedale Santa Chiara di Trento, con ruoli di crescente responsabilità. Nel 2009 gli è stato conferito l'incarico di alta professionalità in Neuroradiologia.

Dottor Rozzanigo, quando è stata istituita l'Unità operativa aveva un primario a scavalco con Bolzano. Oggi non è più così?

Inizialmente il dottor Petralia aveva preso in mano tutte e due le neuroradiologie, quella di Trento e quella di Bolzano. L'idea era quella di avere una persona esperta che conducesse nella fase iniziale i due reparti per poi farli proseguire in autonomia. La collaborazione con Bolzano naturalmente resta, anche da un punto di vista scientifico.

Quale è la principale attività del suo reparto?

Noi siamo molto focalizzati sulla neuroradiologia interventistica, con il trattamento degli aneurismi cerebrali rotti che rappresentano una grossa fetta della nostra attività. Quest'anno sono stati circa una ottantina. Altra attività importante è il trattamento dell'ictus con la rivascolarizzazione in tempi rapidi. Poi c'è tutta l'attività legata ai sanguinamenti, pazienti che hanno problemi di emorragie sia traumatiche che spontanee. Questi pazienti vengono in angiografia per una emostasi, ossia per bloccare il sanguinamento per via endovascolare. In generale noi collaboriamo molto con i reparti di neurochirurgia neuropsichiatria infantile e che ci hanno sostenuto nello sviluppo delle varie attività.

Quali sono i numeri del vostro reparto?

In questi anni siamo cresciuti molto. Complessivamente trattiamo circa 1.200 pazienti all'anno e ci siamo espansi soprattutto nel settore della neuroradiologia interventistica. Una delle prospettive di cresciuta per il S. Chiara è far crescere anche la parte di imaging diagnostico neuroradiologico. Questa al momento è un'attività che condividiamo con la radiologia generale e che in prospettiva, anche perché da quest'anno siamo un'azienda integrata ospedaliera universitaria, quindi con necessità di fare anche formazione, verrà via resa più settoriale e più dedicata. Un po' come in passato è avvenuto per la senologia, dove i mammografisti per diventare di alto livello si sono settorializzati facendo solo quello, anche la neuroradiologia, per il grande sviluppo che ha avuto in questi anni, va in questa direzione. Altrove questa settorializzazione già c'è, Trento ci sta arrivando anche perché la complessità degli esami che ci vengono richiesti è sempre maggiore. Ad esempio, i reparti di neurologia e neurochirurgia richiedono sempre più risonanze magnetiche in urgenza e anche studi avanzati, come lo studio di perfusione cerebrale nell'ictus che serve per selezione meglio i pazienti con uno stroke ischemico.

Prima parlava di ictus. I numeri sono in aumento perché aumentano i casi o perché avete più armi a disposizione per trattarli?

C'è stato sicuramente un miglioramento della rete che consente ai pazienti di arrivare in tempi rapidi da ogni parte del Trentino. Oggi il tempo ideale è considerato entro le 4 ore e mezza. Ma altro fattore importante è che grazie ai nuovi farmaci, c'è stato un ampliamento delle indicazioni in quella che viene chiamata "finestra tardiva". Questo ci permette di trattare pazienti che non arrivano in ospedale subito, ma che se sono se ben selezionati hanno un risultato dopo il trattamento molto favorevole rispetto ai pazienti che non vengono trattati.

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