I topi "Tarzan" più selvatici per accelerare la ricerca sulle cure per l'uomo

Per accelerare la ricerca sulle malattie arrivano i nuovi topi 'Tarzan': per metà 'civilizzati' e per metà selvatici, riescono a simulare meglio le reazioni del sistema immunitario dell'uomo, facilitando così la traduzione delle scoperte fatte su modelli animali in progressi per i pazienti. Messi a punto dai ricercatori dei National Institutes of Health (Nih) americani, hanno cominciato a dimostrare le loro potenzialità nei primi esperimenti pubblicati sulla rivista Science.

"Volevamo creare un modello murino che assomigliasse di più ai topi che si trovano in natura", spiega la ricercatrice Barbara Rehermann. L'idea di fondo è che le reazioni immunitarie, nei topi selvatici come nell'uomo, siano influenzate dal contatto con i microbi presenti nell'ambiente esterno: per questo i topi di laboratorio, nati e cresciuti in gabbia in condizioni artificialmente controllate, spesso faticano a riprodurre le reali dinamiche del corpo umano, dando negli esperimenti dei risultati che poi non trovano conferma sui pazienti.

Per superare questo limite, i ricercatori hanno impiantato embrioni di comuni topi di laboratorio in femmine selvatiche, ottenendo dei topi ibridi che nel loro corpo ospitano batteri, virus e funghi molto simili a quelli dei roditori selvatici: questi microrganismi formano un microbiota che resta stabile per generazioni e che risulta resiliente a cambiamenti di dieta e ambiente.

Grazie a questo tocco selvatico, i nuovi roditori hanno dimostrato di poter predire meglio le reazioni del sistema immunitario umano: sottoposti a terapia con un particolare farmaco efficace nei topi di laboratorio ma inutile nell'uomo, i topi 'Tarzan' hanno dimostrato di riprodurre esattamente la stessa reazione osservata nei trial clinici sui pazienti.

 

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