Francesca Neri cinquantenne: «Adesso vorrei la regia»

Comunque bella. Ancora. Più di prima? Certe persone (donne e uomini) migliorano col tempo, come il Porto tinto dal rosso cuore. Francesca Neri compie 50 anni lunedì 10 febbraio: «Con mezzo secolo mi sento meglio che ai 40: dovevo risolvere una serie di problemi personali. Oggi sono più serena»Guarda le foto di Francesca

Comunque bella. Ancora. Più di prima? Certe persone (donne e uomini) migliorano col tempo, come il Porto tinto dal rosso cuore. Francesca Neri compie 50 anni lunedì 10 febbraio, e l'Ansa la celebra come una vera diva. Lei pensa alla sua prima regia, racconta all' Adige.  

 

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Come festeggerà?
«Domani al derby all'Olimpico sono in minoranza contro quei due invasati di mio figlio Rocco e mio marito, ma non posso mollare, che scherziamo non aspettano altro...».
 

Lei laziale, «aquilotta» alla trentina. Suo marito Claudio Amendola, giallorosso sfegatato.
«La sua, più che una passione è una malattia».
 

E lei ha passione per Claudio?
«Siamo insieme da 18 anni, siamo cresciuti insieme. Lui mi ha dato concretezza, è terreno, solido: io sono un acquario, aria».
 

Nel 1999 è nato il vostro Rocco.
«È la mia vita, con lui ho un rapporto profondo, mi capisce, è un adolescente meraviglioso, fuori dal comune. Ora mi fa impressione, è diventato più alto di suo padre, gli è venuto il vocione. È molto acuto, ogni decisione la prendiamo insieme».
 

Come si sente, con mezzo secolo?
«Meglio che ai 40: dovevo risolvere una serie di problemi personali. Oggi sono più serena».
 

Si sente «splendida cinquantenne», per dirla alla Moretti?
«Mi sento più giovane di 10 anni fa. Compio i 50 con divertimento e leggerezza».
 

A suo agio col suo corpo?
«Io mi riconosco di più ora. Prima era uno strumento, dovevi apparire in un certo modo. Oggi ti chiamano perché hai quest'età qui. Il bello della maturità è dare un'intensità a qualsiasi interpretazione. Per il "Papà di Giovanna" di Avati mi sono invecchiata tranquillamente...».
 

Le offrono ruoli di ogni età?
«Non mi hanno ancora offerto di fare la nonna»  (ridacchia).
 

La sua fortuna artistica è cominciata a Cannes, fine anni Ottanta. Un produttore spagnolo parlò a Procacci di un certo film rifiutato da Angela Molina.
«Quel produttore fece arrivare il regista, Bigas Luna, dalla Spagna e in un appartamento di fronte al Palais du Cinema feci un provino recitando pagine di un libro "scabroso" di cui tutta la Spagna parlava ma che in Italia non era ancora uscito e di cui non sapevo nulla. Così ebbi la parte nelle "Età di Lulù" che mi lanciò in Italia e all'estero: avevo 25 anni».
 

Un anno dopo, nel 1991, «Pensavo fosse amore, invece era un calesse» dell'indimenticabile Troisi.
«Massimo ebbe l'intelligenza di darmi un ruolo opposto a Lulù, una commedia che mi salva dall'etichetta di  femme fatale ».
 

Così si guadagna il suo primo Nastro d'argento. Nel 1997 la chiama Pedro Almodovar: per «Carne trèmula».
«Mi è costato molto girarlo, dal punto di vista psicologico».
 

Ogni tanto si prende delle pause.
«Ho privilegiato le esigenze di donna, di madre. Avrei potuto godere di più dei primi anni di carriera. Ma sono felice così».
 

Ha fatto anche la produttrice nel 2005 «Melissa P.» di Guadagnino, un successo. Nel 2008 «Riprendimi» di Anna Negri, invece no.
«Produttori? Mondo di pescecani. Peccato. In futuro, boh».
 

Prossimo film?

«Un set inglese, "The Habit of Beauty", di Enrico Tessarin e Mirko Pincelli. Sono un'italiana a Londra, un viaggio nella solitudine, una storia complicata».
 

E poi, altri progetti?
«A un paio di cose mie sto lavorando. Mi piacerebbe provare una regia, vediamo...».
 

Il regista da cui ha più imparato?
«L'ultimo in ordine di tempo, Pupi Avati: gli voglio bene. E Massimo, che non c'è più».
 

Un ruolo nuovo che vorrebbe?
«Forse un ruolo dark, in un giallo, una storia moderna».
 

Trento è solo un ricordo?
«Vorrei passare, entro febbraio. Mio padre Claudio ha 90 anni, mamma Loriana 85, c'è mio fratello Andrea, i miei nipoti».
 

Quanti giorni felici su 18.250?
«Meno della metà, ma tanti negli ultimi 10 anni. Prima era solo ricerca, di felicità. Ma si può sempre guarire, dai 40 anni».

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