Tondelli vince ai box: trentino nel Moto Gp

di Matteo Lunelli

Quando ha tagliato per primo il traguardo, domenica pomeriggio, Guido Meda ha urlato «Viñales c'è, Viñales c'è, Viñales c'è». Il pilota Suzuki, infatti, ha dominato la gara di Silverstone, facendo mangiare la polvere a tutti e riportando la casa giapponese sul gradino più alto del podio dopo nove anni. In quel successo c'è anche un pizzico di Trentino. Ok, Meda non ha certo urlato «Tondelli c'è», ma in quel trionfo c'è anche il nome di Federico Tondelli. Di Trento, classe 1978, ex Da Vinci, un passato nella pallavolo come estroso palleggiatore, è l'addetto stampa del team. Nel paddock, nei box, sul muretto, in mezzo a piloti, ingegneri, meccanici e ombrelline c'è sempre anche lui: il suo compito è gestire i rapporti con la stampa e le tv di tutto il mondo, ma anche studiare strategie di marketing per valorizzare il marchio Suzuki

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E dove ci sono i piloti c'è sempre anche Federico Tondelli. «Domenica è stata una vittoria importante e bellissima. Quando siamo corsi al muretto a festeggiare ho visto lacrime e occhi lucidi nei meccanici e anche in Davide Brivio, il nostro team manager. L'emozione più grande per me? Dopo la premiazione sul podio i primi tre con i rispettivi addetti stampa entrano in una stanza per conferenza e interviste. Prima di entrare è arrivato Valentino Rossi, che era arrivato terzo, ha abbracciato Viñales, poi è venuto da me, mi ha abbracciato e detto "Bella gara, siete stati grandi: bravi!". Beh, direi che è stata una grande soddisfazione».

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Domenica non è stata un giornata come tutte le altre: il successo era atteso da anni, ma non era del tutto inaspettato. «In realtà da quattro o cinque gara eravamo lì con i primi, Maverick (Viñales ndr) andava forte e quindi almeno in un podio, scaramanzie a parte, ci speravamo. Poi un dominio così, effettivamente, non era pronosticabile. Alla prima partenza eravamo andati subito forte, poi c'è stata la bandiera rossa e quindi si è creata un po' di preoccupazione nei box. Maverick è rientrato e il capo tecnico gli ha chiesto come andava, come sentiva la moto. Lui ci ha detto "Non preoccupatevi, oggi sono il più veloce". Senza arroganza, ma con lucidità e serenità, ci ha rassicurati. I piloti a quel livello sono pazzeschi: sanno dirti a fine gara che alla curva 6 in quel tal giro hanno visto un'ombra e staccato tre metri prima e quindi perso mezzo decimo. Poi controlliamo ed effettivamente è vero».

Ma come arriva Tondelli nel paddock del Moto Gp? «Ho studiato scienze della comunicazione a Milano e poi sono rimasto lì per dodici anni lavorando in agenzie di comunicazione. La passione per le moto è nata molto prima, fin da ragazzino con il primo motorino e quindi scrivevo per riviste di settore e facevo il tester. Nel 2013, al Mugello, ho incontrato Davide Brivio, il manager-mito del nostro mondo. L'ho fermato e gli ho detto "Voglio lavorare per te". Lui mi ha risposto con un classico "Mandami il curriculum" e ho pensato che avevo fatto bene a provarci, ma la risposta non mi lasciava grandi speranze. A fine 2014 mi sono licenziato dal precedente lavoro, senza in realtà averne un altro sicuro. Un mese dopo arriva una telefonata: è Brivio, che evidentemente non aveva cancellato la mail. "Sei libero?". Qualche giorno dopo ero su un aereo, direzione Malesia, per i test invernali della Suzuki. E così adesso è la mia seconda stagione in Moto Gp, un altro mondo rispetto alle esperienze che avevo avuto in Moto 2». 

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Tondelli vive a Conegliano da cinque anni («Avevo una fidanzata qui, ma poi sono rimasto perché è a mezz'ora dall'aeroporto di Venezia») ma a casa ci sta molto poco: «Il paddock è un piccolo paese, circa duemila persone, una trentina solo per la nostra squadra tra meccanici, ingegneri, tecnici e vari addetti, che ogni due settimane si spostano in blocco da un capo all'altro del mondo per le gare. Ma poi ci sono i test, gli eventi, manifestazioni e riunioni: più o meno trascorro duecento giorni all'anno in giro, a ottobre sarò via per settimane visto che si saranno le gare in Giappone, Australia e Malesia. Direi che se non ci fosse alla base una grande passione non lo farei. Sono tornato lunedì notte dall'Inghilterra e oggi (ieri per chi legge ndr) partirò alla volta di Misano, la trasferta più breve. Ma arriveremo lì dopo aver vinto l'ultima gara, quindi ci sarà grande attenzione su di noi e su Maverick». Tradotto, gran lavoro per il trentottenne trentino, che dovrà gestire l'assalto dei giornalisti. E per la prossima stagione è già certo l'arrivo di Andrea Iannone. «Speriamo che stia ancora insieme a Belen, così per me il lavoro sarà più facile... A parte gli scherzi, noi siamo una squadra molto piccola rispetto a Honda e Yamaha e puntiamo su un pilota esperto e uno giovane, una scommessa. Viñales andrà con Valentino Rossi in Yamaha e noi punteremo su Andrea e sul giovane Alex Rins». 

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A proposito di Rossi: come è, conoscendolo, questo mito assoluto dello sport italiano? «Prima di conoscerlo mi piaceva ma non ero un suo fan sfegatato. Devo dire che ora lo considero ancora più simpatico, potendoci parlare anche nelle situazioni più tranquille, quando non è sotto i riflettori».

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