Alessandro Gruzza è «La Voce delle Dolomiti»

di Patrizia Niccolini

Apri, sfogli e sei rapito. Uno scrigno di tesori preziosi, fonte inesauribile di emozioni, suscita meraviglia e gratitudine.

Ma La Voce delle Dolomiti (Munay, 2018), nuovo e bellissimo volume realizzato dal fotografo trentino Alessandro Gruzza ha un passo in più nel narrare l’incontro tra uomo e natura iniziato con «Sentieri di Luce» (Temi, 2012).
Un passo tanto intimo quanto potente poiché comunica il dialogo interiore instaurato con la montagna non solo attraverso 88 splendide immagini, selezionate tra le moltissime realizzate in anni di cammino sui sentieri delle Dolomiti, ma anche condividendo riflessioni e aneddoti autobiografici. Filo conduttore del percorso umano e professionale è il desiderio e la ferma volontà di far comprendere sempre più a fondo il valore e la bellezza di un patrimonio comune che merita di essere conosciuto, rispettato e protetto. E con lo sguardo limpido e sensibile che lo contraddistingue, Gruzza esprime la profonda passione per gli ambienti naturali che lo anima in un volume raffinato ed elegante, curato nei minimi dettagli a partire dal titolo serigrafato della copertina, quasi a suggerire l’importanza del tatto insieme a vista e udito nell’esplorazione della natura.

La «velina» introduttiva è un disegnare i contorni di un mondo che attrae esercitando il fascino che solo paesaggi maestosi possiedono, per poi essere condotti davanti alla splendida fotografia di apertura, un assaggio di quello che si scoprirà all’interno del libro: l’alba colta dalla cresta alla base del Piz Boè, a 3000 metri di altezza, dove «la vista si perde all’orizzonte e le cime lontane ricordano un paesaggio costiero su cui si infrangono onde di nuvole, come di fatto era qui 230 milioni di anni fa». Un tuffo nella magia anticipato da una dedica speciale e fatto di Vita, Voce e Luce, arricchito da fotografie panoramiche che ampliano la «finestra» sulla quale affacciarsi per contemplare le bellezze dolomitiche.

Le immagini sono poi accompagnate da testi, tradotti anche in inglese, che rappresentano ulteriore elemento di originalità, e a impreziosire il volume contribuiscono la prefazione di Vincenzo Torti, presidente generale del Cai, la presentazione di Marcella Morandini, direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco, e la collaborazione di Maria Liana Dinacci che ha curato la realizzazione grafica. In fondo al volume vi è una sezione a parte in cui sono riportate note tecniche e brevi didascalie indicanti luogo e sensazioni trasmesse dal paesaggio fotografato.

Con questo progetto, inoltre, Gruzza fonda e inaugura la sua casa editrice - www.lavocedelledolomiti.it -, recante già nel nome l’impronta distintiva: nella lingua quechua, ancora oggi parlata in una moltitudine di dialetti dai popoli andini, munay significa «amore» come unione di sentimento e azione. Azione che per il talentuoso fotografo, meritevole di numerosi riconoscimenti in concorsi internazionali, è ispirata dalla necessità di tutelare le Dolomiti, casa naturale di cui ognuno ha il dovere di prendersi cura.

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