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Tonini attacca Fugatti

«Trento e Bolzano divise

Automonia indebolita»

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«In due anni dalle elezioni la giunta Fugatti ha messo in campo alcune cattiverie senza risultati effettivi o che si sono rivelati autogol. Ed è in colpevole ritardo su una serie di dossier che toccano la dimensione regionale, come l'A22 o il ruolo di Mediocredito». Giorgio Tonini, consigliere provinciale del Pd traccia un bilancio dei primi due anni della nuova maggioranza. E chiede un cambio di passo sul rapporto con Bolzano per evitare di indebolire l'Autonomia provinciale rispetto alle regioni vicine, come Lombardia e Veneto.
Consigliere Tonini, come giudica i due anni di governo leghista del Trentino?
In questi due anni la giunta Fugatti ha dovuto affrontare una situazione di doppia emergenza, prima Vaia e poi il Covid, sulla cui gestione sarebbe ingeneroso dare giudizi visto che si sono trovati di fronte a due fatti inediti e enormi.
Al netto delle emergenze, come giudica l'azione della giunta Fugatti?
Io ritengo che ci sia un problema di fondo, perché, a parte queste due emergenze, si è andati avanti con una logica di ordinaria amministrazione delegando l'attività alla burocrazia provinciale.
E poi?
Ci sono stati solo alcuni tentativi di fare politica con operazioni simboliche che dovevano parlare alla parte più estrema dell'elettorato leghista, ma che si sono rivelate autogol. A partire dalla chiusura domenicale per continuare con la discriminazione nell'accesso ai servizi relativamente agli stranieri. Io le definisco piccole cattiverie che non hanno sortito effetti o sono state impugnate causando un caos normativo.
E sui temi di fondo come si sta muovendo l'esecutivo?
C'è un ritardo colpevole su una serie di dossier che di dimensione regionale. E qui c'è un paradosso: siamo in una fase in cui sembra più interessata la Svp alla dimensione regionale piuttosto che il Trentino.
In che senso?
La madre di tutte le questioni è l'A22. Questione che la giunta provinciale, il presidente Fugatti e buona parte della delegazione parlamentare, la componente trentina del cda di A22 stanno affrontando prescidendo dalla politica di corridoio.
Cosa intende dire?
Dico che da anni la politica trentina e regionale vedeva la A22 come strumento di politiche di corridoio in un contesto europeo, per cui la società l'abbiamo sempre considerata la leva da azionare in mano a Trento e Bolzano, in una logica di intervento con gli altri soci per esercitare attivamente scelte fondamentali, sapendo che il futuro dei traffici tra Italia e Germania che passano dal Brennero, non sarà su strada ma dovrà vedere un potenziamento straordinario dell'asse ferroviario.
Ma ciò che effetti ha sul nostro territorio?
La politica di corridoio ha una dimensione urbanistica, ma anche di infrastrutturazione, di collegamento con la futura ferrovia Rovereto-Riva e con le valli dell'Avisio, con l'attraversamento ferroviario di Trento e Rovereto fino a Verona. E A22 deve essere funzionale a esercitare un ruolo dentro questa partita: l'accantonamento degli 800 milioni per la ferrovia è il modo per entrare nella partita del corridoio, se sfugge questo, si rischia di capovolgere la gerarchia tra mezzi e fini. Per noi, per Kompatscher e il Sudtirolo l'A22 ha ruolo di attore della politica di corridoio, per chi vuole l'in house e la proroga non è così. Perché l'orizzonte della proroga è limitato e la soluzione sembra servire solo a tenere i soldi dentro casa senza una valenza strategica. Su tale partita si rischia la rottura della solidarietà regionale. E questo comporterebbe il rischio di marginalità di Trentino e della Regione in una partita fondamentale.
A breve dovrebbe esserci un incontro tra i soci A22 la ministra De Micheli e Gentiloni.
Gentiloni è persona gentile e credo accetti di incontrare una delegazione A22 anche se la concorrenza non è la sua competenza. Gentiloni però è responsabile del Recovery Fund e, invece di discutere della proroga, confrontiamoci su come usare i fondi Ue - che valgono molto più del piano Marshall - per il Corridoio del Brennero e le opere accessorie. Spiegando che non vogliamo andare a gara per garantire un finanziamento alla ferrovia. Finanziamento che se A22 andasse in mano a un privato magari straniero sarebbe a rischio.
Le due Province stanno andando su strade diverse anche su Mediocredito?
Qui non si capisce quali siano le intenzioni della giunta, se fare guerra alla Ccb che è una nostra banca ed è la settima in Italia. Io dico: perché non fare accordo tra Trento e Bolzano per usare al meglio Mediocredito? E la dimensione regionale, in generale, consente di avere un rapporto alla pari con Lombardia e Veneto.

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