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Scuola, serviranno 300 classi in più

Previsti contratti a tempo determinato

per occupare le nuove cattedre

I sindacati attaccano la Provincia: «La sensazione è che si navighi a vista»

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Un aumento del 10% nel numero delle classi e maggiori risorse per 45 milioni di euro (che potrebbero arrivare a 60) sull’assestamento di bilancio che verrà approvato dalla Provincia sono le misure necessarie alla scuola per ripartire a settembre fronteggiando i cambiamenti necessari per le misure anti Covid. Questi sono i calcoli del Dipartimento sulla base di quanto comunicato dalle scuole, che prevedono anche un aumento di personale docente e Ata per l’anno scolastico 2020/2021 e un aumento delle ore contrattuali al personale già impiegato nelle scuole trentine.

Ieri mattina si è infatti svolto l’incontro in Provincia fra l’assessore all’istruzione Mirko Bisesti, il dirigente del Dipartimento Roberto Ceccato, il presidente dell’APRaN Giorgio Bolego e le sigle sindacali. La proposta nuova riguarda il personale: a fronte di un aumento delle classi, che attualmente sono circa 3.000 sul territorio provinciale, la proposta del Dipartimento è di procedere con delle assunzioni a tempo determinato limitate a questo anno scolastico, e parallelamente ad un aumento contrattuale delle ore lavorative per il personale già assunto, per evitare un eccesso di assunzioni che poi rimarrebbero a fronte di una situazione che è emergenziale e quindi potrebbe essere temporanea.

Una prospettiva alla quale i sindacati hanno reagito positivamente: «Pronti a ragionare - specifica Cinzia Mazzacca (Cgil Flc) - ma non siamo disposti ad accettare scelte imposte dall’alto come recentemente è avvenuto sulla scuola e purché ci sia il riconoscimento del lavoro». Aperture simili anche da Delsa, Cisl e Uil.

Per ogni ora di lezione dobbiamo tenere conto del tempo necessario per prepararla - specifica Pietro Di Fiore (Uil) - e soprattutto rimettere ordine all’orario di lavoro perché oggi l’orario del docente è molto a spezzatino con ore sparse su tutta la giornata, trovare il modo di evitare le frammentazioni e permettere una calendarizzazione degli impegni potrebbe far sì che si ritorni a mettere al centro l’insegnamento e non la burocrazia con docenti che aumentano il tempo di insegnamento rispetto a quello dedicato alle scartoffie». Sulle risorse, Cgil chiede numeri certi: «È indispensabile quantificare i milioni di euro a disposizione della scuola. Ne servono almeno 70 solo per dare risposte sul piano dell’adeguamento strutturale, per potenziare gli organici e dare risposte alle diverse esigenze, dai bisogni educativi speciali alle dotazioni tecnologiche, fino alla formazione professionale».

La necessità di fondo sottolineata dai sindacati è quella di avere un piano complessivo: «La scuola non è fatta di pezzettini, è del sistema scuola che dobbiamo parlare nel suo complesso. Perché così continuiamo a fare incontri su incontri ma un disegno complessivo non c’è.

Eppure l’assestamento è dietro l’angolo e i ragionamenti vanno fatti adesso, per tutto il sistema nella sua interezza. Non abbiamo avuto nessun incontro sulla formazione professionale per esempio. Come sempre Cisl Scuola lavorerà per dare il suo contributo ma non si può prescindere dalle cose dette e da quelle fatte, e pure non fatte, in questo periodo dal presidente Fugatti e dall’assessore Bisesti, pronti ad attaccare in modo inqualificabile il pubblico impiego e oggi a chiedere alla scuola un aiuto ulteriore senza aver mai dichiarato ed attuato un loro aiuto alla comunità». Resta, ed è stata ribadita anche ieri, la preoccupazione per una recrudescenza della pandemia e scenari quindi più difficili rispetto all’attuale.

«La Provincia ha un piano per il rientro a settembre in una situazione di epidemia sotto controllo - conclude Mazzacca -, ma abbiamo la sensazione che si navighi a vista nell’ipotesi di un riacutizzarsi del contagio. Questo ci preoccupa moltissimo».

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