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Si torna in classe il 14 settembre

Venti alunni in aula, non più 13

Scuola, conti da rifare sugli spazi necessari al rientro in presenza

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Scuola, conti da rifare sugli spazi necessari al rientro in presenza a settembre. Il numero medio di alunni, infatti, con le nuove linee guida del ministero dell’istruzione sale a circa una ventina per classe. La differenza è data dal fatto che ora, l’area prevista per ciascun alunno cambia da 3 metri quadri a circa 2 metri quadri.

Considerando un’aula di circa 45 metri quadri e considerando che il docente dovrà stare a due metri dagli alunni, e che in alcuni casi dovrà esserci spazio anche per gli insegnanti di sostegno, la stima è che si passi da classi di 13 alunni a classi di circa 20 alunni.

Per capire le modalità con cui le scuole del primo e del secondo ciclo (elementari, medie e superiori) si potranno organizzare, la Provincia ha inviato, attraverso il dirigente del Dipartimento scuola, Roberto Ceccato, una circolare a tutte le scuole.

Nella comunicazione si chiede, alla luce delle nuove regole indicate dal ministero che vengono adottate dalla scuola trentina, ai dirigenti scolastici di rifare i calcoli rispetto all’organizzazione per l’entrata in classe a settembre.

Nella nota si spiega che «dopo una prolungata riflessione gli Organi di governo nazionale hanno varato il ?Documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le istituzioni del sistema nazionale di istruzione per l’anno scolastico 2020-2021?» e che «all’interno di questo documento si rileva, positivamente, la preferenza per un’attività didattica in presenza e, pertanto, la volontà di conseguire, per quanto possibile, il bilanciamento tra esigenze educative, formative e di sviluppo relazionale e le misure necessarie per prestare il servizio in condizioni di sicurezza sanitaria. Appare evidente che lo stato delle cose, oltre a corrispondere alle necessità emergenti, richieda un diffuso contributo per il ripensamento del servizio scolastico, teso a maggiorare e migliorare gli esiti e l’efficacia dei percorsi e processi che sono in campo. Ciò anche in una logica di valorizzazione delle singole e singolari esperienze recentemente condotte dal corpo docente e pensando a come assicurare il meglio possibile ai nostri giovani, con modalità e metodi ispirati all’innovazione e alla capacità di adattamento ad un mondo con specifiche identità, ma sempre più interrelato» scrive Ceccato.

La nota indica che le ore di lezione saranno praticamente le stesse di prima, mentre inizialmente si pensava a una loro riduzione: «Nella sostanziale invarianza dell’attuale tempo scuola, si chiede, in particolare, di elaborare uno schema organizzativo destinato ad assicurare l’attività didattica in presenza per tutti gli allievi assicurando, all’interno delle aule, un distanziamento fisico di un metro tra gli studenti e di due metri tra l’insegnante e gli studenti.

Ferma restando la necessità di una verifica puntuale in relazione alle singole situazioni di scuola (conformazione strutturale degli edifici e degli spazi interni), al riguardo si deve ritenere che possa considerarsi rispettoso del requisito suddetto il fatto di poter garantire non meno di 2 metri quadrati a studente. Lo schema richiesto è destinato ad assicurare il miglior utilizzo degli spazi disponibili, anche rivedendo le impostazioni didattiche ed organizzative in essere» scrive Ceccato. «La programmazione richiesta potrà prevedere la didattica a distanza con uso di apparati tecnologici soltanto per la scuola secondaria di secondo grado, con finalità didattiche meramente residuali, integrative o di complemento, facendo salve situazioni particolari di necessità» continua la nota. Rispetto al trasporto pubblico c’è «la necessità che le scuole assicurino particolare attenzione nella definizione delle procedure e delle modalità di scaglionamento degli ingressi e delle uscite da scuola».

Infine, «le disposizioni adottate in materia di distanziamento dovrebbe rendere più agevole il pertinente impiego dei locali destinati alla refezione, anche attraverso una pluralità di turni. Laddove ciò non sia possibile si potrà ricorrere alla somministrazione del pasto in aula».
Ora, conclude Ceccato, entro il 2 luglio, si chiede a tutte le scuole «di voler formulare ed inviare alla scrivente struttura proprie proposte organizzative, contenenti le eventuali necessità di sdoppiamento delle classi».

I nodi che restano sono quelli, spiega ad esempio Paola Pasqualin, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Trento 6, relativi al numero di ore che vengono richieste e al tipo di spazi che saranno necessari.

E in base al numero di classi che usciranno dalla nuova simulazione, ci sarà «da capire anche se servirà altro personale».

Intanto ieri rispondendo a un question time in consiglio provinciale, l’assessore provinciale all’Istruzione, Mirko Bisesti, ha confermato che anche in Trentino la scuola riaprirà il 14 settembre.

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