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In piazza i gilet arancioni:

tra estrema destra

e Covid-scetticismo

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Estrema destra e covid-scetticismo, rabbia sociale e aspirazioni autarchiche, crisi economica e il ritorno dei “gilet arancioni”. Da Milano a Bologna, da Torino a Roma è scesa oggi in piazza l’ala più dura degli antigovernativi. Il grido è “libertà”, persino dall’obbligo della mascherina, perché “il virus è un trucco” usato per imporre un nuovo ordine sociale. Dunque, via i primi veri, grandi assembramenti a volto scoperto nel Paese dallo scoppio della pandemia. E subito sono fioccate le identificazioni e arriveranno le denunce per avere violato il divieto di assembramento e per manifestazione non autorizzata.

Anche a Trento c’erano i gilet arancioni, anche se non molti, e qui con mascherina. Un centinaio di persone si sono riunite, sulle porte del Palazzo della Regione, in piazza Dante, per avviare le procedure di costituzione di quella che è stata definita come un’assemblea per promuovere un cambio di passo della politica a livello nazionale.

«Partiamo dal popolo per chiedere la fine del Governo Conte, l’elezione di un nuovo Parlamento e di un nuovo capo dello Stato, e per porre fine alla dittatura sanitaria in atto. Inoltre chiediamo di promuovere l’introduzione di una moneta, chiamata nuova lira italica, poter sostenere le famiglie e le imprese italiane», ha detto il coordinatore regionale Renato Calcari.
L’assemblea, convocata attraverso «Facebook», ha votato i diversi punti proposti all’unanimità per alzata di mano. A quanto specificato da Calcari, altri appuntamenti del movimento a livello regionale verranno comunicati attraverso le pagine «social».

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