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Vietato il ritiro di tablet e pc a scuola

Stop da Conte, la Provincia si adegua

I genitori rischiano di beccarsi la multa

In arrivo uno stock di dispositivi comprati dagli istituti o donati

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I tablet e i dispositivi per la didattica a distanza in arrivo alle scuole, tramite la Fondazione Caritro (700 tablet) o attraverso gli acquisti delle scuole sostenuti dalla Provincia che ha stanziato 1 milione di euro, non possono essere ritirati dai genitori (tranne alcuni casi) presso le scuole.

Il divieto deriva dall’interpretazione restrittiva del Decreto Conte del 22 marzo che blocca gli spostamenti per motivi che non rientrino nei caratteri di necessità (come la spesa, ad esempio). A mettere nero su bianco la cosa, a seguito di una serie di chiamate alla Centrale unica da parte di molti genitori, è stata la sovrintendente provinciale Viviana Sbardella. Che ha altresì suggerito alle scuole, sull’esempio di quella della Valle dei Laghi, di usare i volontari per consegnare i tablet a domicilio. Molti insegnanti chiedono di poter trovare un modo diverso, perché, come spiega il presidente dei Dirigenti scolastici trentini, Paolo Pendenza, tale divieto e la richiesta di rivolgersi al volontariato e ai corrieri è difficilmente praticabile in molte scuole.

«Questa cosa sta destando qualche problema, perché dalla centrale unica ci hanno chiamato perché tanti genitori hanno chiesto l’autorizzazione per andare a scuola.
La Protezione civile ha detto - spiega Sbardella - che non si possono fare deroghe e che questo aspetto non è tra le emergenze, una scuola si è attivata con i volontari. L’intento della circolare è di evitare di far sì che una famiglia per prendere un tablet da 200 euro di valore prenda una multa da 500 euro e vada nei guai. La mia era preoccupazione è che le famiglie non vengano penalizzate».

Nella circolare si spiega che i genitori «se non residenti in prossimità dell’edificio scolastico, non possono recarsi a scuola», perché il ritiro del tablet o del pc non rientra tra le «assolute urgenze» previste dal decreto del 22 marzo firmato da Conte. Sbardella nella circolare invita le scuole a usare il «corriere, con costi a carico della scuola o della famiglia».
In alternativa «si suggerisce di ricorrere alle associazioni di volontariato attive sul territorio oppure si può interpellare l’Associazione degli Alpini» conclude la circolare.
Rispetto alle osservazioni sul fatto che la modalità possa allungare i tempi rispetto al ritiro a scuola dei dispositivi, Sbardella si difende: «Ma non siamo noi che abbiamo creato la situazione».
Critica Paola Pasqualin, dirigente dell’Istituto Trento 6, che chiarisce. «Noi finora avevamo agito diversamente, coonsegnandoli facendo venire i genitori a ritirarli su appuntamento e prendendo le precauzioni necessarie. Ora le indicazioni cambiano, e i 30 tablet arrivati dalla Fondazione Caritro dovremo consegnarli in modo diverso. Se do l’indirizzo ai volontari di fatto faccio sapere chi è indigente e non mi pare il caso, l’uso dei corrieri in questa fase richiede tanti giorni e rischia di far arrivare il dispositivo con molto ritardo. Prendo atto che secondo l’interpretazione del Dpcm il diritto allo studio non è considerato una necessità. Faremo quello che potremo come lezioni e poi recupereremo e ci prenderemo il tempo per farlo. Poi chiedo: se uno va a far la spesa non può passare a scuola e prendersi il pc?» sottolinea Pasqualin.
«Il fatto di non far venire i genitori a scuola a ritirare i pc e tablet è un serio problema - spiega Pendenza - e lo faremo presente al Dipartimento. Affidarsi ai corrieri è un problema di costi e tempi e anche affidarsi al volontariato è difficile, anche perché i volontari hanno molte cose urgenti da fare».
Chi ha organizzato una consegna a domicilio tramite i volontari è l’Istituto comprensivo della Valle dei Laghi che copre un territorio che va da Terlago a Dro, molto ampio dunque.

«Sì - spiega la dirigente Sara Turrini - già prima di questa circolare, avendo tante scuole e tanti studenti distanti da raggiungere, ci siamo posti subito questo problema della didattica a distanza, visto che c’erano famiglie che non avevano pc e tablet. Abbiamo pensato a come organizzare la consegna, visti i divieti di circolare. E allora, parlando con la Comunità di valle, ci è venuta l’idea dei volontari che si muovono sul territorio per la consegna dei pasti. Un canale che ci è sembrato ottimo, e così abbiamo dato loro i pc e i tablet con una lettera che testimonia di aver ricevuto lo strumento in comodato a domicilio».

Turrini sottolinea in una riflessione sul dopo Covid-19, come «in questa fase di fatica, si sta creando una nuova sinergia tra la scuola e le famiglie e occorrerà ripartire da lì, con una scoperta reciproca che è fondamentale sempre.
Ma in questo momento nulla è più scontato e si riscopre la forza di lavorare insieme».

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