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Zecchi candidato a Venezia:

«Muse, il Cda ha poco da fare

Si torni a parlare del planetario»

 

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La candidatura di Stefano Zecchi, presidente del Muse, a sindaco di Venezia per il Parito dei Veneti è al centro di un’interrogazione del gruppo consiliare di Futura.

Si chiede se la Giunta «ritenga opportuno e compatibile con la presidenza del Muse e la sua reputazione a livello internazionale, il fatto che il professor Zecchi si candidi a sindaco di Venezia».

In particolare si chiede conto delle parole dello stesso Zecchi che oggi in audizione in quinta commissione del consiglio provinciale ha dichiarato: «Mi posso candidare a sindaco di Venezia anche perché come presidente del Muse vorrei lavorare di più ma come consiglio d’amministrazione abbiamo troppo poco da fare: è il direttore, per quanto in buona fede, a
portare avanti iniziative che il cda semplicemente ratifica».

Futura vuole sapere dunque se, «a fronte della ribadita estraneità del presidente del Muse agli ambiti scientifici, la giunta ritenga ancora valida la scelta di Zecchi, per le prospettive future del Museo».

Zecchi, confermando la sua candidatura a sindaco di Venezia, ha detto di avere un 5% di possibilità di venire eletto, e se ciò avvenisse si dimetterebbe dal Muse.

Ha aggiunto poi che: «L’area urbana attorno al Muse va ridefinita perché è indecente e il planetario avrebbe solo potuto renderla migliore. Il cda - ha sottolineato Zecchi - è pronto a darvi una mano per bandire un concorso, perché ci siano le energie culturali sufficienti per una giusta valutazione dei progetti di idee perché quest’area non può e non deve restare così. Infine, dovete riprendere in mano la questione del planetario che serve ai bambini per guardare il cielo, perché non si fissino su questa piccola terra».

«Quindi - ha concluso Zecchi - vi chiedo una diversa razionalizzazione dell’offerta culturale della città, una redifinizione di questo spazio urbano e di ripensare il planetario». Sul palazzo delle Albere, Zecchi ha detto che la “decisione salomonica” della Provincia di aver suddiviso gli spazi dell’antico palazzo dei Madruzzo tra Muse e Mart non è semplice, che “il condominio è complesso”.

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