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Caso Gregoretti, via libera

dalla Commissione al processo

per Matteo Salvini (con i voti leghisti)

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Via libera, poco dopo le 18, della Giunta delle immunità del Senato al processo a Matteo Salvini sull’ipotesi di accusa di sequestro di persona per il caso Gregoretti. La Giunta ha respinto la proposta del presidente Gasparri di negare la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno. Contro la proposta hanno votato i 5 senatori della Lega, a favore i 4 di FI e Alberto Balboni di FdI. In caso di pareggio, il regolamento del Senato fa prevalere i «no».

Dopo la votazione della Giunta delle immunità del Senato sul caso Gregoretti, si esprimerà l’Aula che darà il voto definitivo. La data del voto (prevista verso metà febbraio) verrà decisa dalla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. È quanto emerso dalla riunione della Giunta.

«Sono un cittadino normale che ritiene che i magistrati debbano mandare in galera spacciatori e mafiosi, non ministri che hanno difeso il loro Paese». Lo ha detto Matteo Salvini, nel corso di un comizio a San Giovanni in Persiceto, nel Bolognese.

È quanto mai contraddittoria l’intera storia dell’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini per la vicenda della nave Gregoretti, prima con pareri diversi tra le procure coinvolte e poi con uno «scambio di ruoli» tra maggioranza e opposizione nel votare contro l’ex ministro dell’Interno. Questi rischia pene che vanno dai sei mesi ai 15 anni, a seconda dell’interpretazione che il Giudice darebbe in caso di condanna nell’eventuale processo, oltre che la decadenza da parlamentare in base alla legge Severino.

La nave della Guardia Costiera Gregoretti fu bloccata da Salvini a Catania, il 26 luglio scorso, e poi dal 28 al 31 luglio nel porto di Augusta, dove si era recata su indicazione del Comando generale della Capitaneria di Porto. Già allora ci fu una diversa valutazione tra Procura di Catania, che il 30 luglio fece effettuare una ispezione sanitaria sulla nave, e quella di Siracusa, che il 31 sollecitò lo sbarco dei naufraghi.

Anche a sbarco avvenuto, la magistratura ha considerato in modo diverso i fatti. La procura di Catania ha aperto subito una indagine per sequestro di persona, chiedendo però a settembre l’archiviazione «per manifesta infondatezza della notizia di reato». Il Tribunale della città etnea, dopo ulteriori indagini (e un nuovo parere alla Procura, che ha confermato la richiesta di archiviazione) ha invece deciso diversamente il 28 novembre, imputando a Salvini il «reato di sequestro di persona, aggravato dalla qualifica di pubblico ufficiale, dall’abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché di avere commesso il fatto in danno di soggetti minori di età». La richiesta di poter processare Salvini davanti al Tribunale dei ministri è giunta in Senato il 18 dicembre scorso, e il 3 gennaio è iniziato l’esame in Giunta per le autorizzazioni a procedere, nello stesso giorno in cui il leader della Lega ha presentato la propria memoria.
Secondo il Regolamento del Senato entro un mese la Giunta è tenuta a pronunciarsi, ma la data inizialmente fissata - il 20 gennaio - è stata rimessa in discussione vista la pausa dei lavori di Palazzo Madama per le Regionali. La maggioranza, favorevole all’autorizzazione al processo, ha cercato di evitare il voto in Giunta prima delle urne temendo che Salvini potesse sfruttarlo elettoralmente in Emilia, mentre lo Stesso Salvini ha chiesto di pronunciarsi per il suo processo.
E così la proposta del relatore, il presidente Maurizio Gasparri, volta a negare l’autorizzazione a procedere, è infine stata respinta grazie ai voti della Lega. Entro i prossimi 30 giorni, in Aula potrebbe dunque arrivare il sì al processo anche se, sempre secondo il Regolamento di Palazzo Madama, l’Assemblea prende semplicemente atto delle decisioni della Giunta. A meno che 20 senatori presentino una mozione di segno opposto, che a quel punto dovrebbe essere votata.

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