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Ianeselli lancia la campagna per Trento

«Ce la giocheremo fino all'ultimo voto»

E sul Patt: «La rottura fu un dramma, provo a ricucire»

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Per Franco Ianeselli il 13 gennaio 2020 rimarrà una giornata storica. Iniziata al mattino varcando come tutti i lunedì la soglia della Cgil in via Muredei, si è conclusa in serata con l’investitura ufficiale della candidatura a sindaco della città di Trento.
La sede del sindacato è stata fino a ieri la sua seconda casa. «Per tutti questi anni - ha scritto ieri in un post su Facebook - è stata la mia vita, il mio impegno civile, il mio universo di valori, il mio terreno di battaglie e di responsabilità, la mia famiglia».

Ianeselli, cosa ha detto ai colleghi del sindacato annunciando le sue dimissioni da segretario generale?

Ho ribadito che la Cgil non è un porto di mare e che dopo queste elezioni, comunque vada, io non tornerò nell’organizzazione. Sono entrato nel 1996 da studente, quando Sandro Schmid, allora segretario, ci disse che le porte erano aperte. Oggi ho voluto ringraziare tutti.

Con quale stato d’animo?

Con qualche lacrima, perché sono persone con cui ho condiviso momenti bellissimi. Ci sono stati anche scontri e difficoltà ma ci siamo sempre detti che ci sono valori di fondo più forti che sono la responsabilità nei confronti dei lavoratori e verso il Trentino. Credo che in questi anni lo abbiamo dimostrato.

Ora inizia questa nuova fase di impegno politico. Per iniziare è riuscito nell’impresa di mettere assieme un ampio schieramento che va dal Patt fino alle sardine, da cui sono arrivate voci di apprezzamento per la sua candidatura.

Io ero in piazza con le sardine, che non sono un partito e quindi non c’è chi può decidere. Rappresentano però una speranza e un’energia positiva. Chiedono una politica diversa, fatta senza odio e insulti, con un linguaggio di attenzione, rispetto e comunque capacità di decidere. Mi sembrano caratteristiche che corrispondono allo spirito dei trentini, fa parte del nostro carattere quello di usare i toni giusti. La politica in questi ultimi tempi ha usato toni urlati e usati per demolire gli altri più che per provare a costruire.

E il Patt con che argomenti lo ha convinto?

Io ho da sempre le mie convinzioni personali sull’autonomia. Mi definisco senza problemi un autonomista, nel senso di autogoverno, di sentirsi comunità di destino. Credo che non importi dove uno sia nato, quale colore della pelle ha e che religione professa, il punto è che quando sei in Trentino ti senti parte di una comunità di destino, questo è essere autonomisti. Dall’altra parte c’è un Capitano con i suoi vassalli e valvassori, più che in un’autonomia sembra di essere in un sistema feudale. Alle provinciali ho pensato che la rottura tra la cultura del riformismo, quella popolare e dell’autonomismo fosse un dramma; se c’è la possibilità concreta di riunirle sono onorato che spetti a me questa responsabilità.

Il centrodestra l’ha subito bollata come un estremista di sinistra. Cosa risponde?

Ho letto che qualcuno dice che i Cosacchi verranno ad abbeverarsi alla fontana del Nettuno. Rispondo che siamo nel 2020 e non nel 1918 e chi ha oggi rapporti strani con la Russia sono loro. Io ricordo che da sindacalista molti anni fa stavo preparando gli slogan per una manifestazione contro la giunta Dellai, un sindacalista della Cisl, si chiamava Faccini, mi disse: bocia, qui siamo in Trentino e non facciamo le cose solo contro, a ogni no corrisponde un sì e dobbiamo essere propositivi. Ecco, penso che in questi anni la mia attività sia stata vocata al costruire; abbiamo costruito fondi pensione, politiche del lavoro innovative, tutte iniziative che la giunta Fugatti sta metodicamente distruggendo.

Dal punto di vista amministrativo la grossa partita che dovrà giocare la città di Trento nei prossimi anni è quella urbanistica, legata all’interramento della ferrovia e alla revisione della destra Adige, come se la immagina la città del futuro?

La sfida dell’interramento va presa sul serio e la città si deve preparare a un’apertura di spazio urbano e collegamenti est-ovest. Oggi però non è il tempo di dire nel dettaglio cosa faremo. Oggi è il tempo dell’ascolto e sarà una campagna elettorale di contatto con le persone, nelle circoscrizioni e nei quartieri. Con umiltà e rispetto.

Sicurezza e decoro sono un tema ricorrente. Qualche intervento l’amministrazione lo ha fatto intensificando i controlli. È abbastanza?

Non credo ci si possa ritenere soddisfatti. Essere sicuri quando si torna a casa non è un valore di destra o di sinistra ma una condizione per vivere bene. Noi siamo una città con radici asburgiche e per Trento anche una carta di caramella per terra è un problema. Il rispetto delle regole deve esserci, ma per tutti non solo per gli stranieri, ed è la condizione del fare comunità.

Trento è città universitaria che ospita tantissimi studenti, tanto più se arriverà anche la facoltà di Medicina, con qualche problema di convivenza tra le necessità e abitudini, soprattutto serali, di una comunità studentesca e la richiesta di quieto vivere di chi abita in centro. Come si fa a coniugare le diverse esigenze?

Trento vive con la sua università la cui autonomia va valorizzata e penso che questa vicenda di aver provato a imporre una facoltà dall’esterno senza neanche aver coinvolto il nostro ateneo è stato un fatto grave. Il nostro sviluppo economico dipende dall’università e dai centri di ricerca. Partendo da questo valore va trovato un punto di equilibrio perché  hanno ragione sia gli studenti che i residenti. Sentirò le parti e vedremo quali soluzioni adottare.

Come sarà la sua campagna elettorale?

Adesso parte una fase di ascolto e di organizzazione dei volontari. La campagna elettorale sarà porta a porta e dico a tutti quelli che hanno risposto con entusiasmo che ce la giochiamo all’ultimo voto.

Ci sarà una lista Ianeselli sindaco?

Sento tante persone che vorrebbero mettersi in gioco ma non si riconoscono in un partito. A me l’idea di trovare uno spazio per queste energie non mi spiace; non è una questione apocalittica ma sarebbe sciocco negare questa possibilità.

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